Falconara: documentario bandite, le donne nella resistenza

28/04/2010 - Dalla commissione sul bilancio di ieri lunedì 26, pare che il centro sociale autogestito Kontatto di Falconara, verrà venduto entro quest'anno. La ex scuola rurale dove da quasi un decennio ha sede il centro sociale, non era inserita nella precedente lista degli immobili alienabili, e nessuna comunicazione di possibili variazioni è mai pervenuta fino ad ora, quando ormai ci si trova a pochi giorni dalla chiusura del bilancio annuale.

A dispetto di quello che qualcuno pensa di poter rappresentare, o di poter ordinare con la forza della legge, le attività del CSA Kontatto non si fermeranno. Era già prevista l'iniziativa di venerdì prossimo 30 aprile quale conclusione delle giornate del Falkatraz Resiste 2010, che quest'anno si dislocava in più eventi e luoghi oltre al classico appuntamento al parco Kennedy del 25. Dal consiglio comunale di giovedì prossimo e con la messa in vendita del centro sociale, luogo dell'iniziativa del 30, la giornata assumerà un valore particolare, simbolico, e non solo. E' prevista la proiezione di "Bandite", alle ore 21, insieme ad un aperitivo con prodotti tipici marchigiani dalle 19, con la presenza della regista Alessia Proietti e dell'ANPI di Falconara. La serata continuerà con una seconda esibizione, dopo quella del 25 aprile dei Nuova Resistenza, e con dj set.


Il documentario Bandite (www.bandite.org) ci parla del passato, ma anche del presente: ci parla della resistenza che fu, ma anche del recupero critico della memoria storica e della questione di genere, anch'esso problema che si affaccia sull'attualità come non mai. Il documentario Bandite restituisce alla storia della Resistenza italiana, quella lotta di liberazione che fu anche espressione di parità e di eguaglianza tra i generi, quel momento in cui le donne escono dal ruolo storico di madre, casalinga e sposa per assumere quello di bandita, clandestina, partigiana. Le donne non furono, come la storiografia ufficiale ci riporta, solo assistenti dei partigiani, cuoche o infermiere, in molte furono guerrigliere, pronte ad imbracciare le armi per la liberazione di tutti e tutte. Non solo il recupero di una parte della memoria storica, spesso lasciata nell'oblio, ma anche una sua ri-contestualizzazione per l'analisi del presente e come esempio per il rinnovamento sociale e politico del futuro


E per finire l'origine del termine. Il banditismo. Banditi era il termine utilizzato dai nazifascisti per nominare i partigiani: achtung banditi! Più o meno quello che l'attuale giunta falconarese pensa di noi. Non nascondiamo la nostra fierezza, di essere equiparati a chi allora, la libertà e il diritto al futuro di tutti, li difese e li ricostruì. Cerchiamo anzi in ogni modo, in questo piccolo angolo di mondo di reinterpretare nell'oggi quel modo di fare e di essere che fu la resistenza partigiana. Banditi rimanda anche all'essere liberi e fuori dalla legge. E con ciò torniamo all'inizio di questo breve resoconto: chi rappresenta cosa e chi ordina e come. Se siamo fuori legge, non è per il gusto anacronistico e ideologico di fare i cattivi e i rivoluzionari per forza o per gusto estetico. Innanzitutto lo siamo perchè qualcuno dall'alto ce lo vuole imporre e ci costringe a questo ruolo di eterna precarietà e alterità. Perchè altrimenti ci sentiamo ben dentro alla realtà materiale delle cose e dei movimenti della nostra Città, come dimostra la moltitudine di persone presente al Parco Kennedy il 25 aprile scorso. Se bastano solo cinque giorni per decidere la vendita di un luogo che rappresenta un bel pezzo di storia delle lotte dal basso e della cultura alternativa di questa Città e non solo, tutto quello che prima di giovedì era legale e legittimo, superata quella soglia non lo sarà più. Forse è che il potere, e chi lo rappresenta ci vuole sempre più precari, sempre più al limite, costetti e vincolati dalla legge. E non solo noi, i "cattivi dei centri sociali", ma fasce sempre più larghe di persone, ormai precarizzate. Da una legge sempre più lontana e aliena dalla materialità delle nostre vite, eppure sempre più intenta a codificarne e prescriverne ogni minimo dettaglio.


Da una legge che ha perso la propria fonte originaria di "sovranità popolare" e la propria imparzialità, al punto che sembra sempre più evidente come valga sempre per gli stessi e in modo del tutto parziale e arbitrario. Mentre chi dovrebbe rappresentarci, in realtà può fare e disfare a suo piacimento, può rendere illegale quanto prima non lo era e magari legalizzare interessi tutt'altro che legittimi. Perchè che sia proprio quella parte politica che ha fatto dell'attacco alla Costituzione, della bandiera della riforma della giustizia, della delegittimazione della magistratura, della difesa degli interessi forti e spesso criminali dal giusto perseguimento (e potremmo continuare...) a venirci a fare la ramanzina sul legalitarismo, no, proprio non lo accettiamo. Che vengano proprio loro, in cinque giorni, a decidere della nostra storia, del nostro futuro, di quello che siamo e vogliamo continuare ad essere, lo rifiutiamo. Diritto per diritto, vale la superiorità del "diritto naturale" a difendere la nostra libertà, e tutto quello che abbiamo costruito in questi diciotto anni di movimento. E difendendo la libertà di questo pezzo di mondo, combattiamo una battaglia che è per la libertà di tutti e di ciascuno, come di tutti e di ciascuno e sempre stato questo centro sociale, bene comune. Quindi se la loro legge praticherà la violenza, noi non potremmo, naturalmente, che disobbedire! Vi aspettiamo Venerdì 30 dallle 19 al csa Kontatto per un'altra giornata di libertà.


da Centro Sociale Autogestito Kontatto





Questo è un articolo pubblicato il 28-04-2010 alle 16:27 sul giornale del 29 aprile 2010 - 1974 letture

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