Osservatorio sui Balcani: 'L’area adriatico-balcanica fra transizione e integrazione'

univpolmarche Ancona 21/05/2010 - Dal post socialismo al XXI secolo passando per la caduta del muro di Berlino e la guerra nella ex Jugoslavia: cosa cambia dal punto di vista storico, sociale ed economico nei Paesi balcanici e in quali rapporti questi si pongono con le regioni adriatiche? Questi i principali argomenti trattati nella giornata di ieri presso la Facoltà di Economia G. Fuà dell’Università Politecnica delle Marche, durante il Convegno internazionale dedicato a problemi e strategie di integrazione nell’area adriatico-balcanica, che si protrarrà fino a oggi 22 maggio.

L’evento, organizzato dall’Università in collaborazione con il Dipartimento di Scienze sociali della Facoltà di Economia G. Fuà e con il Cirab (Centro di Ricerca per l’Adriatico e i Balcani), nell'ambito di Adriatic and Ionian Initiative, ha registrato la partecipazione di studiosi ed esponenti del mondo accademico provenienti da atenei di Gran Bretagna, Kosovo, Macedonia, Croazia, Serbia, che si sono confrontati sul processo di transizione e sulla posizione che l’area adriatico-balcanica sta assumendo nell’Unione Europea.

“Ancona costituisce un osservatorio privilegiato per l’analisi delle trasformazioni in essere nella zona”, ha esordito il preside della Facoltà di Economia Gian Luca Gregori, dando il benvenuto ai convegnisti. “Oltre a sensibilizzare la comunità scientifica internazionale – ha continuato Gregori - il nostro obiettivo è di offrire ai molteplici operatori socio economici delle Marche che hanno interessi nei Balcani un quadro di sintesi che colleghi le loro azioni.”

L’iniziativa è stata poi presentata da Giuseppe Canullo, docente di Macroeconomia alla G. Fuà e direttore del Cirab e dal segretario permanente dell’Iniziativa Adriatico Ionica con sede di Ancona, Alessandro Grafini. “La giornata di oggi si è articolata seguendo due diversi approcci - ha spiegato Francesco Chiapparino, moderatore al convegno e docente di Storia Economica presso la G. Fuà: da un lato una prospettiva di medio periodo, che parte dagli ultimi anni del socialismo e prende in esame nazionalismo e nuove élite economiche; dall’altro un esame della congiuntura attuale e dei flussi di capitale da e verso l’Europa e l’Italia”. Domani (oggi per chi legge) si discuterà di questioni strutturali, trasporti, emigrazione, di cooperazione territoriale con il sud est europeo, seguendo una prospettiva che considera i Paesi balcanici inseriti nella macroregione adriatico-balcanica, “della quale facciamo parte – ha sottolineato Gregori – e della quale condividiamo sviluppo e problematiche; l’ipotesi da perseguire è infatti quella di una macroarea adriatico-balcanica che venga considerata tale anche a livello istituzionale europeo”.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 21-05-2010 alle 17:36 sul giornale del 22 maggio 2010 - 801 letture

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