Danubio 'rosso': i fanghi nocivi non si fermano in Ungheria

fango rosso 2' di lettura Ancona 07/10/2010 -

L'ondata di fango rosso nociva continua a fuoriuscire da lunedì scorso dalla fabbrica ungherese di Ajka che produce allumina (un materiale che si ricava dall'alluminio). Il disastro ecologico che ha sconvolto l'ecosistema limitrofo si sta espandendo notevolmente arrivando a toccare il Danubio.



Il portavoce della Protezione Civile, Tibor Dobson, ha confermato che la contaminazione dell'acqua si è estesa dal fiume Marcali al Raab fino a riversarsi nel Danubio e stà provocando una moria di pesci a causa dell'elevato tasso di acidità dell'acqua che è passata da un PH di 8 a 9 circa.

L'Unione Europea ha fatto sapere di essere disposta ad inviare aiuti se il disastro dovesse aumentare le sue dimensioni. Il disastro se non fermato adeguatamente potrebbe invadere gli altri sei paesi toccati il Danubio: Croazia, Serbia, Romania, Bulgaria, Ucraina e Moldova e arrivare a riversarsi nel Mar Nero.

L'unico provvedimento preso fino ad ora è stato l'utilizzo di neutralizzanti chimici. Quasi 40 milioni di euro la stima di denaro necessario per bonificare la zona contaminata dai fanghi tossici.

La pericolosità di queste sostanze, la cattiva gestione e la manutenzione della ditta Mal era stata denunciata da tempo in Ungheria ma, stando ai fatti, l'allarme è stato sottovalutato. La Mal ha replicato che ciò che è accaduto è stato causato dalle forti piogge che si sono abbattute in Ungheria in questi giorni favorendo la fuoriuscita dei liquami tossici.

Se lo scorrere del fango rosso non verrà fermato si potrebbe assistere alla più grave catastrofe ambientale dell'Europa dell'est. Fino ad ora il fango rosso ha mietuto già quattro vittime e più di 100 feriti che hanno riportato gravi ustioni.






Questo è un articolo pubblicato il 07-10-2010 alle 19:52 sul giornale del 08 ottobre 2010 - 2609 letture

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