Il presidente Napolitano a Macao per la mostra della Regione su Matteo Ricci

6' di lettura Ancona 29/10/2010 -

“Un onore per tutti i marchigiani e un significativo riconoscimento alla figura di un figlio della nostra terra: Padre Matteo Ricci”. Così il presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, ha accolto la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, venerdì al Macao Museum of Art, alla mostra dedicata al missionario marchigiano realizzata dalla Regione Marche sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana. Spacca ha voluto portare a Macao il saluto di tutta la comunità marchigiana al Capo dello Stato che ha già dimostrato in diverse occasioni di essere particolarmente legato alla nostra terra.



E legato anche alla figura di Padre Matteo Ricci, che il presidente Napolitano ha voluto omaggiare non solo visitando la mostra ma anche deponendo, due giorni fa, una corona sulla sua tomba. Erano presenti alla visita del presidente Napolitano, accanto al governatore, il curatore della mostra Filippo Mignini e il dirigente del servizio Internazionalizzazione della Regione Marche Raimondo Orsetti. Accompagnato dalla moglie Clio e dal figlio, il presidente Napolitano ha dimostrato grande interesse per le opere esposte e ha espresso particolare apprezzamento per l’allestimento realizzato al Macao Museum of Art. Sotto la guida del presidente Spacca e del curatore Mignini, il capo dello Stato ha potuto ammirare le opere italiane e cinesi esposte e di fronte ai pezzi provenienti dalla regione ha rilevato che questa mostra è una vera festa delle Marche. L’attenzione del presidente è stata in particolare per il modo in cui l’allestimento riesce a restituire la metodologia utilizzata da Matteo Ricci per far incontrare le due culture, quella italiana e quella cinese. Grande attenzione anche per la più grande carta geografica universale composta da Ricci e stampata a Pechino nel 1603: la “Misteriosa Mappa visiva delle due forme” (Liangyi xuanlan tu), esposta in prima assoluta a Macao.

“Matteo Ricci. Incontro di civiltà nella Cina dei Ming” è la mostra che la Regione Marche ha voluto dedicare, nel 400° anniversario della sua scomparsa, alla figura del missionario gesuita (Li Madou nella traslitterazione in cinese del nome Ricci) che nel Paese asiatico gode di una fama pari solo a quella di Marco Polo. Un evento, quello al quale ha voluto essere presente il presidente Napolitano, che cade non a caso nell’Anno culturale della Cina in Italia e nel quarantennale delle relazioni diplomatiche tra Italia e Repubblica Popolare cinese.

“La visita del Capo dello Stato – ha aggiunto Spacca – suggella oggi nel migliore dei modi lo sforzo organizzativo e l’impegno che la Regione ha profuso nell’allestimento dell’evento, iniziativa culturale che contribuisce a rafforzare i legami tra Italia e Cina, in una fase di grande vitalità nella storia dei rapporti tra i due Paesi. L’aver inserito la tappa di Macao nella visita ufficiale in Cina, definita dallo stesso presidente Napolitano missione di forte amicizia, di profondo e reciproco riconoscimento, di condivisa assunzione di responsabilità per un mondo migliore , consolida ulteriormente il ponte ideale che le Marche hanno voluto costruire in questi mesi grazie alla mostra e ne rafforza quindi il significato. Le parole usate dal Capo dello Stato per ricordare questa straordinaria figura, definita modello di relazioni rispettose delle diversità , sono il modo migliore per sottolineare la forza del suo messaggio. Matteo Ricci è un marchigiano che in estremo Oriente portò lo spirito della propria terra, ma l’accoglienza ricevuta in Cina nel corso delle varie tappe della mostra, testimonia come questa figura appartenga a tutta l’Italia e al mondo e come il suo messaggio di pace sia ancora oggi di grande attualità. Il nostro intento, in occasione del 400^ anniversario della morte di padre Matteo Ricci è quello di ricordare la forza delle idee, la cultura, la ricchezza intellettuale di questo gesuita maceratese che riuscì a fare breccia nella corte imperiale cinese e ricevette l’onore mai concesso prima ad uno straniero, di essere seppellito lì. Da un maggior approfondimento dell’opera di Matteo Ricci potremo trovare conforto, ispirazione e forza per affrontare le sfide che un mondo sempre più grande ci pone. In questo forse il metodo di Li Madou ci potrà essere d’aiuto, con il rigore di una disciplina che riconosce i doveri prima dei diritti, fondandosi sul coraggio personale, sulla ricerca e sullo studio che fa crescere la conoscenza, sul dialogo senza pregiudizi che rispetta ogni persona”.

Inaugurata il 7 agosto, l’esposizione di Macao è l’ultima tappa dell’itinerario avviato il 6 febbraio scorso al Capital Museum di Pechino, proseguito allo Shanghai Museum (dal 2 aprile al 23 maggio) prima e al Nanjinjg Provincial Museum di Nanchino poi (dal 4 giugno al 25 luglio). Visto il grande successo di pubblico anche per l’allestimento di Macao, la mostra è stata prolungata fino al 7 novembre.

SCHEDA: MATTEO RICCI (LI MADOU). Matteo Ricci nacque nel 1552 a Macerata, dove compì i primi studi umanistici sia in casa sia nel collegio dei Gesuiti. Fino a 16 anni trasse linfa per la sua formazione dalla terra e dalla cultura che gli diedero i natali, per poi spostarsi a Roma nel 1568 per studiare Diritto e Filosofia. Nel 1571 entrò nella Compagnia di Gesù e nel 1577 venne assegnato alle missioni dell’India. Dopo quattro anni fu chiamato a Macao per studiare la lingua cinese e prepararsi a tentare l’impresa della Cina. Nel 1583 entrò nella città di Zhaoqing dove fondò la propria residenza. In 18 anni di faticosissima ascesa verso la corte imperiale aprì altre tre residenze, finché non venne chiamato a Pechino con decreto imperiale a presentare doni quale ambasciatore d’Europa. Dal 1601 visse a Pechino, protetto dall’imperatore. Alla sua morte, nel 1610, proprio l’imperatore concesse, per la prima volta nella storia della Cina, un terreno per la sepoltura di uno straniero. Due mondi fino ad allora reciprocamente ignari vennero da Ricci messi in contatto e nelle sue opere si riconoscono le due metà di un intero. L’importanza di questo scambio e la grandezza dell’uomo che ne fu all’origine, furono espresse dai cinesi nel titolo assolutamente inusitato di Xitai (“Il maestro dell’estremo Oriente”) conferito a Padre Matteo Ricci. Matteo Ricci (Li Madou nella traslitterazione in cinese), grazie all’enorme portata dei risultati della sua opera (aver conquistato la fiducia del popolo cinese su tutti, ma anche le innovazioni scientifico-tecnologiche, filosofiche e religiose, letterarie e artistiche) è assurto all’Olimpo dei grandi della Cina. E’ infatti l’unico occidentale, insieme a Marco Polo, ad essere ricordato a Pechino nel grande monumento agli eroi cinesi del secondo millennio.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-10-2010 alle 15:07 sul giornale del 30 ottobre 2010 - 2128 letture

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