Ciccioli: 'Risposta serena alla collera di Bugaro'

carlo ciccioli 4' di lettura Ancona 29/03/2011 -

Le dimissioni da qualsiasi carica sono sempre un atto di debolezza, non si addicono a chi è affidabile, forte delle proprie ragioni e nella fede delle proprie idee, così come farsi forte della solidarietà e delle presunte dimissioni di coloro che ha nominato personalmente nel direttivo, senza alcuna votazione, nella misura del 70%. Addirittura alcuni da lui personalmente indicati si sono rifiutati di firmare.



Quindi no alla crisi di nervi che Giacomo Bugaro sta sviluppando da ormai tre giorni, da quando cioè ha avuto la sensazione che le cose non vanno avanti come lui ha prestabilito. Ogni volta che una sua richiesta o istanza non viene evasa, secondo i suoi “desiderata”, un disastro. Voleva fare il candidato a Sindaco della città di Ancona e allora tutti a spingere per accontentarlo, voleva fare la lista alle elezioni regionali magari sacrificando candidati competitori provenienti da Forza Italia e allora la lista fatta in un certo modo, voleva avere l’incarico di vertice del gruppo del PDL in Regione e allora subito Vice Presidente del Consiglio Regionale, ma quasi lesa maestà per non essere stato nominato capogruppo. E adesso in itinere la richiesta di fare il candidato alla Presidenza della provincia di Ancona alle elezioni dell’anno prossimo e ovviamente il deputato alle prime politiche disponibili. Senza contare altre vicende come il convegno sui problemi infrastrutturali della Regione, presieduto ad Ancona dal Ministro Matteoli, in cui erano previste relazioni tecniche, ma ira di Dio, tre giorni sui giornali perché il suo nome non era stato compreso fra gli interventi previsti nell’invito.

Essendo venuto alla ribalta nella politica in un’epoca, grazie a Dio, favorevole al centrodestra, nessuna sofferenza, nessun momento di attesa, nessuna fase interlocutoria. Vorrei vedere cosa gli sarebbe successo se avesse fatto politica negli anni ‘70 e ‘80 quando, solo per dire una parola diversa dall’andazzo prevalente in un’assemblea di una scuola o all’Università, o anche semplicemente in un bar, si veniva insultati, strapazzati e talvolta minacciati e bastonati fisicamente dagli avversari politici. Il pretesto della crisi ora sarebbe Loreto, dove effettivamente vedo di buon occhio una canditura di area cattolica (né ex Msi, né ex An, né Pdl ma indipendente di area cattolica di centro) come candidato sindaco sfidante di un centro sinistra che comprende anche i comunisti. Dove un’esponente cattolica se non a Loreto? Però non avendolo deciso lui è meglio presentare un consigliere comunale uscente ed ex candidato a sindaco, però suo amico, che ha preso, cinque anni fa, l’11,84% dei voti alle comunali, quando, nello stesso periodo alle elezioni politiche il centro destra a Loreto ha preso il 45/46%. Ma il disegno è sempre lo stesso. E’ quello di scegliere un candidato perdente (vedi il caso Marcantoni a Senigallia nelle amministrative dell’anno scorso) pur di mantenere equilibri interni favorevoli. Meglio qualche consigliere di opposizione purché allineato invece che tentare di conquistare spazi politici anche con qualche personaggio “non ortodosso” ma che può far vincere la coalizione. Se non si fa in quel modo, crisi di nervi, si rompe il giocattolo, si rovescia il tavolo, si va a piangere da papà. Le cose non stanno così e lo sa bene.

L’area moderata cattolica, socialista riformista e liberale è in sofferenza proprio per questo. Perché alla fine coloro che vengono dalla destra, abituati ad essere compressi, con le unghie e con i denti lo spazio se lo difendono, mentre le persone appunto moderate, che vorrebbero impegnarsi in politica ed avere dei ruoli, vengono schiacciate e spesso espulse da questo meccanismo. Il problema è che ho le spalle larghe e questo modo di fare non mi impressiona per niente. Nei due giorni prima del fuoco d’artificio finale, già minacciato e meticolosamente preparato, ho più volte non solo teso la mano a una soluzione concordata, ma accettato la mediazione sia del Sen. Casoli che dell’On. Ceroni per sedersi a un tavolo. Nessun incontro perché o le soluzioni sono quelle che dice Bugaro, finalizzate a mantenere i propri equilibri interni, oppure non vanno bene. Non solo non mi presto, ma contesto che non si debba scegliere, per il bene superiore de Il Popolo della Libertà e della nostra area politica, la soluzione migliore, più favorevole e più di possibile successo. Prontissimo a dare la mano perché il rancore in politica è puerile, così come gli atteggiamenti di sufficienza e spocchiosità, ma nessun passo indietro sulla politica. Chi ci crede le battaglie le porta avanti anche se talvolta non va nella direzione del quieto vivere. Ma del resto è noto che non ho mai scelto il quieto vivere o la convenienza personale.


da Carlo Ciccioli
vice coordinatore regionale PdL




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-03-2011 alle 18:02 sul giornale del 30 marzo 2011 - 1050 letture

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