Falconara: un socio UAAR rifiuta di votare per la presenza del Crocifisso al seggio

4' di lettura 12/06/2011 -

Fiorenzo Nacciariti, socio del Circolo Uaar di Ancona, ha presentato al seggio una lettera di protesta, verbalizzata così come prevede la legge, per la presenza del crocifisso al Seggio. Nacciariti ha espresso la sua protesta anche nelle tornate elettorali degli anni scorsi.



Ricordo che il comportamento assunto dal Sig Nacciariti è derivato da una sua profonda convinzione e dal suo sentirsi privato di un diritto fondamentale garantito dalla legge e da sentenze di varie tribunali italiani.

In questi casi l'Uaar non suggerisce nessun comportamento particolare, nè lo potrebbe pretendere da parte dei soci. Ma è indiscusso che non può considerarsi indifferente di fronte al caso ecclatante in questione.

Il testo della lettera:
Io sottoscritto NACCIARITI FIORENZO residente a Falconara Marittima in, iscritto nella lista elettorale della sezione n. 23 ubicata presso la scuola media "Ferraris" in via Speri a Falconara Marittima (AN), oggi 12 giugno 2011, alle ore 11,30 circa, mi sono recato a votare in detta sezione, ho ritirato le schede per votare ma, pur avendo il desiderio di votare, mi sono ritenuto impossibilitato a farlo, per la presenza del simbolo della religione cattolica apostolica romana, detto crocifisso, nelle sale delle votazioni.

Per le ragioni esposte nella mia diffida, comunicata al Prefetto di Ancona, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Repubblica con lettere raccomandate A.R., in data 12 maggio 2005, confermate con lettere raccomandate A.R., in data 15 marzo 2006, inviate al Presidente della Repubblica italiana e al Ministro dell'interno, ribadite con lettere raccomandate A.R., in data 27 maggio 2011 e 28 maggio 2011, inviate al Prefetto di Ancona, al Ministro dell'Interno, al Presidente della Repubblica, in cui ho chiesto la preventiva e permanente rimozione del crocifisso dalle sale delle votazioni (o, in subordine, l'esposizione anche del simbolo dell'UAAR), non ho potuto accettare la rimozione temporanea o l’assenza “occasionale” di detto simbolo, in quanto (ribadisco quanto significato nelle citate diffide) non si tratta solo di un fatto personale, relativo alla discriminazione su base religiosa (e/o culturale) da me percepita, ma si tratta anche e principalmente del rispetto del Supremo Principio della laicità dello Stato, che non può sussistere se non in forma estesa a tutto il territorio dello Stato.
E si tratta del condizionamento psicologico del voto, per mezzo di simboli subliminali di parte.

Per tanto, ho riconsegnato tutte le schede senza essermi recato in cabina e senza aver votato.

Preciso che ciò non può essere considerato atto esprimente la mia volontà di astensione, ma deve essere considerato fatto conseguente alla mancata garanzia di condizioni di voto accettabili da parte mia; sussistendo le quali avrei votato, avendone il desiderio.

Visto che il supremo principio della laicità dello Stato non è stato rispettato e che la discriminazione su base religiosa (e/o culturale) è stata perpetrata, confermo la volontà espressa nelle citate diffide di ricorrere ai competenti Fori e Organismi di controllo internazionali in materia di discriminazione su base religiosa (e/o culturale) e in materia di condizioni di voto libero, anche da condizionamenti psicologici realizzati tramite l'apposizione nelle sale delle votazioni di simboli subliminali quali il crocifisso.

Ritengo che la presenza, all'interno di un seggio elettorale, di un simbolo religioso (e/o culturale) di una specifica confessione (e/o cultura), privo quindi di valore laico e universale, sia in palese contrasto con il Supremo Principio costituzionale della laicità dello Stato, sancito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 203/1989 e successive, e confermato, nel caso specifico dell'esposizione dei crocifissi nei seggi elettorali, dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 439/2000.

La presenza del crocifisso è altresì in contrasto con il pronunciamento della Corte di Appello di Perugia dello scorso 10 aprile 2006, in particolare con il passaggio in cui si sostiene «l'opportunità che la sala destinata alle elezioni sia uno spazio assolutamente neutrale, privo quindi di simboli che possano, in qualsiasi modo, anche indirettamente e/o involontariamente, creare suggestioni o influenzare l'elettore».

Chiedo che la presente protesta sia allegata al processo verbale di codesta sezione e mi permetto, rispettosamente, di ricordare al segretario della sezione che l'articolo 104 del D.P.R. n. 361 del 30 marzo 1957 e successive modificazioni prevede quanto segue: "Il segretario dell'Ufficio elettorale che rifiuta di inserire nel processo verbale o di allegarvi proteste o reclami di elettori è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa sino a lire 4.000.000."






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-06-2011 alle 20:17 sul giornale del 13 giugno 2011 - 2823 letture

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