Falconara: Sansò (Dc) 'Non nascondiamoci dietro un dito: le cose stanno così'

Democrazia Cristiana Marche 14/03/2012 - E poi dicono di saper difendere l’ambiente, il territorio urbano centrale e periferico, l’hinterland tutto, il decoro della città, ma a quanto pare così non è.

Un esempio eclatante: tutti coloro che, provenendo da Nord entrano nel territorio comunale di Falconara percorrendo la litoranea, la gloriosa strada Flaminia, in primis, si imbattono nei ruderi monumentali della ex Montedison, che propongono un quadro di desolazione e abbandono, rifugio per disadattati, per extracomunitari, per senza tetto.

Sappiamo che le periferie di ogni centro urbano, paese e città, grande o piccole che siano,sono il polso dello stato attuale dell’agglomerato urbano, quindi l’espressione della realtà sociale, economica e culturale nella sofferenza e nella salute, ma se lo sguardo, nel ns caso specifico, passa oltre la linea ferroviaria, cercando l’orizzonte del mare, il panorama non cambia, anzi cresce l’angoscia. Verso il mare, tra la ferrovia e il battente dell’onda, spicca un agglomerato di abitazioni costruite a suo tempo, in buona parte con mezzi di fortuna e qui si esalta l’architettura dell’improvvisazione e la tecnologia della costruzione si perde nella fase realizzante e nella scelta dei materiali.

Poi, superato il letto del fiume Esino ”dormiente”, dalla acque gialle e lente, passando sulla struttura obsoleta del ponte dalla carteggiata esigua, dalle spallette dissimili (una rappresentata da un guardavia metallico, l’altra costruita in mattoni pieni) il tutto alla “faccia della sicurezza” dove la larghezza minima del marciapiede per il pedone non appare rispettata, ecco apparire l’urbanistica esemplare di un tempo, tipica dei borghi dei pescatori,dove non si esalta certamente un ambiente decoroso, dove le infrastrutture viarie interne degli abitati di Fiumesino e Villanova esprimono un binomio di degrado, disordine e poca pulizia.

Non possiamo poi tralasciare il panorama di ariosità, salubrità quando percorrendo lo svincolo, fronte alla Raffineria API, ci si imbatte nella macchia verde in cui è affondata una struttura fatiscente di una cascina colonica che si può assimilare in una unica parola “rudere” giacente nell’abbandono del territorio circostante dove imperano rovi, dove si nascondono insetti e nidi di serpi.

Orbene, tutto ciò non si ferma adottando soluzioni tampone, inventandosi interventi momentanei, con promesse senza senso, propinate solo a scopo propagandistico, con l’incoscienza di soprassedere strategicamente in attesa che arrivi “la manna dal cielo” o in attesa di “voli pindarici” e pensando alla “divina provvidenza”: siamo prossimi alla primavera e dobbiamo prepararci a promuovere iniziative turistiche perché non incominciare a “pulire e togliere le brutture“?

I sobborghi, i quartieri periferici di Falconara, siti a Nord come a Ovest, come a livello del mare o posti sui versanti collinari, soffrono anche loro per carenze, per condizioni abitative non del tutto esemplari, per realtà che esprimono ancora oggi esempi eclatanti di emarginazione e non si venga a dire che l’attuale Ente ha dimostrato attenzione al decoro della città perché oggi, a nostro avviso, possiamo sostenere che non è stato fatto niente per l’effettivo recupero dell’esistente.

La stessa demografia falconarese, vistosamente mutata nel tempo suggerisce che è in atto, da qualche tempo, una trasformazione che andrebbe vigilata, seguita, indirizzata e non già snobbata e/o dimenticata. Oggi, l’Amministrazione di Falconara, appare distratta e disorientata su questi temi, tanto è vero che nascono nelle stesse stanze della “casa comune” interpellanze che non hanno risposte e tali problematiche non hanno ancora avuto risposte adeguate ed esaurienti: non si sono presi provvedimenti coerenti a necessità indifferibili a fronte di esigenze sempre più pressanti divenute, in alcuni casi, drammatiche.

Il rispetto per la qualità della vita è un’ aspetto che appare bistrattato e quando ripreso,giocato solo a scopo di propaganda politica”, giusto per riempire spazi, per formulare “strategici progetti tampone” senza costrutto: ripensa ad alienare, a svendere, ad urbanizzare l’impossibile. Servirebbe a breve termine, un programma operativo - esecutivo vero, organico, essenziale, integrato, ben recuperando le necessità reali, le vere e legittime esigenze della collettività, da sempre umiliata e raggirata che ha atteso e sperato per decenni una città vivibile e misura d’uomo. Il territorio urbano, extraurbano, periferico è rappresentato da una pianificazione urbanistica assai lacunosa, disattenta, disarticolata che oggi esige, come necessario, inderogabile e legittimo il “recupero dell’esistente onnicomprensivo di norma generale del territorio”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-03-2012 alle 19:54 sul giornale del 15 marzo 2012 - 487 letture

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