Tornambene (Usp) 'Per recuperare la legalità, mentre aumenta la criminalità'

criminalità Ancona 14/03/2012 - "La crisi della legalità si manifesta con l'esplosione della grande criminalità" commenta così il Vice Segretario Nazionale Onorario dell’U.S.P. Salvatore Tornambene. Continua...

La crisi della legalità si manifesta nel nostro Paese con l’esplosione della grande criminalità, anche se in essa non si esaurisce. Sono preoccupanti, ad esempio, l’aumento della piccola criminalità e una facile assuefazione a essa, quasi fosse un male inevitabile. Così, non solo cresce il numero dei delitti denunciati, molti dei quali rimangono impuniti perché gli autori restano ignoti, ma aumentano sempre più le vittime dei crimini che non sporgono denuncia, ritenendola inutile; e ciò, rileva una gravissima rassegnazione e sfiducia che vanificano il senso della legalità.

Ancora più preoccupante è la presenza di una forte criminalità organizzata, fornita di ingenti mezzi finanziari e di collusive protezioni, che spadroneggia in varie zone, impone la sua “legge” e il suo potere, attenta alle libertà dei Cittadini, condiziona l’economia del territorio e le libere iniziative dei singoli, fino a proporsi, spesso, come Stato di fatto alternativo a quello di diritto. Non meno inquietante è la criminalità detta dei “colletti bianchi”, che volge a illecito profitto la funzione d’autorità di cui è investita, impone tangenti a chi chiede anche ciò che gli è dovuto, realizza collusioni con gruppi di potere occulti e asserve la Pubblica Amministrazione a interessi di parte.

E’ vero che l’aumento del tasso di criminalità caratterizza tutte le società industrializzate, anche se tra esse la nostra non è ancora arrivata ai livelli più alti, ma, non può non turbare profondamente il generalizzato senso di importanza, di rassegnazione, quasi di acquiescenza al crimine di assolutore di una convivenza pacifica e ordinata. Le risposte istituzionali sembrano spesso troppo deboli e confuse, talvolta meramente declamatorie, con il rischio di rendere la coscienza civile sempre più opaca. Manca quella mobilitazione delle coscienze che, insieme a un efficace azione istituzionale, può frenare e ridurre il fenomeno criminoso. Non vi è solo paura, ma anche omertà: non si dà solo disimpegno, ma anche collusione: non sempre si subisce una concussione, ma spesso si trova comoda la corruzione per avere ciò che altrimenti non si potrebbe. Non sempre si è vittima del sopruso del potente o del criminale, ma spesso si cercano più il favore che il diritto, il “comparaggio” politico o delinquenziale contro il rispetto della legge e della propria dignità. Una lotta efficace alla criminalità esige una migliore attività di controllo e di repressione da parte di tutti gli organi preposti all’ordine pubblico e all’attuazione della giustizia, come pure la disponibilità di necessari strumenti materiali e processuali per poter svolgere adeguatamente il proprio compito.

Ma ciò non potrà mai bastare se, come abbiamo spesso ribadito e sottolineato, non vi saranno anche una concreta attività promozionale da parte dello Stato in certe zone del Paese e una mobilitazione delle coscienze dei cittadini perché sia recuperata, assieme ai grandi valori dell’esistenza, la legalità, e sia superata l’omertà che non è affatto attitudine della gente onesta. Perché la vita sociale si possa sviluppare secondo autentici principi di legalità sono necessarie alcune condizioni, come: l’esistenza di chiare e legittime regole di comportamento che temperando gli istintivi egoismi individuali o di gruppo, antepongono il bene comune agli interessi particolari e privati; la correttezza e la trasparenza dei procedimenti che portano alla scelta delle norme e alla loro applicazione, in modo che siano controllabili le ragioni, gli scopi e i meccanismi che le producano; la stabilità delle leggi che regolano la convivenza civile; l’applicazione anche coattiva di queste regole nei confronti di tutti, evitando che siano solo i deboli e gli onesti ad adeguarvisi, mentre i forti e i furbi tranquillamente le disattendono; l’efficienza delle strutture sociali che consentano a tutti, senza bisogno di protezione particolari, l’attuazione dei propri diritti, in modo da evitare la beffa di una proclamazione degli stessi ai quali non segue l’effettivo godimento; l’attenzione privilegiata agli interessi giusti e meritevoli di tutela legislativa dei Cittadini che a motivo della loro debolezza non hanno né la voce per rappresentarli, né la forza per imporli alla considerazione degli altri; la necessità che i vari poteri dello Stato non sconfinino dai loro ambiti istituzionali e che la loro funzione di reciproco controllo non sia elusa con collegamenti trasversali tra coloro che vi operano: perché appartenenti a partiti politici, a gruppi di persone, di potere o ad associazioni segrete. Perché proprio l’autentica legalità trova la sua motivazione radicale nella moralità dell’uomo, la condizione primaria per uno sviluppo del senso della legalità e la presenza di un vivo senso dell’etica come dimensione fondamentale e irrinunciabile della persona.

Così, l’attività sociale si potrà svolgere nel rispetto delle persone umane e dei suoi diritti fondamentali e saranno evitate tutte le strumentalizzazioni che rendono l’uomo “miseramente schiavo del più forte”. E …. il “più forte”, può assumere nomi diversi: ideologia, potere economico, sistemi politici disumani, tecnocrazia scientifica, invadenza dei mass media. Solo a queste condizioni, il desiderio di Giustizia e di Libertà che sta nel cuore di tutti gli esseri umani potrà diventare realtà ed essi, da “sudditi” si potranno trasformare in veri e propri Cittadini.


da Salvatore Tornambene
Vice Segretario Nazionale Onorario U.S.P.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-03-2012 alle 16:41 sul giornale del 15 marzo 2012 - 621 letture

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