I giovani 'capitale sociale' del sistema economico italiano: incontro con Giuseppe de Rita

Giuseppe de Rita Ancona 23/03/2012 - “La buona formazione ha un ruolo chiave nel favorire il rapporto dei giovani con il mondo del lavoro, ma non possiamo dar loro un’istruzione qualificata e poi lasciarli nel ghetto di un’attesa senza fine. Su di loro bisogna puntare di più, perché sono meno inquinati dalla società, portano un’etica nuova e pulita anche nel mondo dell’economia e hanno i sé gli enzimi della creatività.” Così Mario Bartocci, direttore della Fondazione A. Merloni, aprendo i lavori della conferenza ‘I giovani e l’etica in un sistema economico instabile’, organizzato ad Ancona, dalla facoltà di Economia G. Fuà., in collaborazione con Nemetria e con la Fondazione A. Merloni.

L’introduzione di Bartocci è stata un assist per il preside della Facoltà, Gian Luca Gregori, il quale ha ricordato che obiettivo della conferenza era evidenziare come i giovani possano “dare un contributo importante al mondo economico e sociale. Perché però i giovani siano veramente ‘capitale sociale’ del sistema economico italiano bisogna “uscire dal circolo vizioso che dice: non c’è lavoro per chi non ha esperienza, per cui un bravo laureato non trova lavoro se non ha esperienza e l’esperienza non può averla finché il lavoro non ce l’ha.” A tale sillogismo la G. Fuà ha risposto attivando, prima in Italia, i laboratori operativi: “una possibilità di incontro meritocratico tra laureandi e importanti aziende italiane. Si tratta, ha spiegato Gregori, di un affiancamento didattico di un anno, finalizzato a preparare giovani ad alto potenziale a un ingresso veloce ed efficace nel mondo del lavoro e all’inserimento e all'inserimento in posizioni chiave al termine della formazione.”

In questo modo gli studenti fanno esperienza continuando a studiare, sono retribuiti e, alla fine del percorso formativo, possono accedere in modo privilegiato e veloce a posizioni chiave nella società in cui hanno operato. Com’è avvenuto per Claudia Rasicci ed Eleonora Fiori, due dottori di ricerca partecipanti alla tavola rotonda che, grazie proprio al percorso ideato dalla G. Fuà, ora si ritrovano la prima manager della Gabrielli Spa; la seconda di una grande società di consulenza britannica. Dunque, “la società non è contro i giovani: il loro è un alibi che si creano. Se hanno merito, si danno da fare e non si perdono d’animo riescono là dove la ‘gerontocrazia’ non riesce”, hanno sostenuto Enrico Paniccià e Cleto Sagripanti, presidenti nazionali l’uno dei giovani imprenditori calzaturieri, l’altro dei calzaturieri italiani.

L’Italia “ha bisogno di imprenditori e i giovani hanno il dovere di creare nuove imprese, di affrontare nuove e complesse sfide, che stimolano anche l’etica, che è un driver fondamentale da cui non bisogna mai allontanarsi”, ha aggiunto Paniccià. In tutto questo l’Università è importante, perché “ha la responsabilità di alimentare il patrimonio etico dell’economia con la formazione di giovani che sappiano rispettare principi di equità, solidarietà, correttezza”, ha detto Pietro Alessandrini. Traendo le conclusioni, Giuseppe de Rita, presidente di Nemetria, ha sottolineato che, in un periodo controverso in cui certezze e paradigmi sono stati scossi, “le professioni economiche devono guardare alla dimensione etica con rinnovato spirito di umiltà”. I giovani, dal canto loro, devono capire che “oggi non c’è nulla di sicuro: nelle amicizie, nella laurea, nel lavoro. Gli imprenditori dal canto loro “devono cambiare atteggiamento, capire che i giovani non arrivano in azienda come prodotto già lavorato e pronto a essere valorizzato ma va trasformato tramite il rapporto di formazione lavoro, apprendistato: uno strumento funzionale al fatto che i giovani devono sperimentare e sentire poi il desiderio di lavorare.” In sostanza, la responsabilità sociale dell’imprenditore “è capire che non può avere persone che non contribuisce a formare”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-03-2012 alle 17:45 sul giornale del 24 marzo 2012 - 532 letture

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