Costruttori di Ancona: la crisi dell’Edilizia e l’autocostruzione

3' di lettura Ancona 29/01/2013 - La crisi sempre più drammatica del settore edile, sta creando, enormi problemi di disoccupazione, e la scomparsa di una parte significativa dell’intero tessuto industriale italiano

Tutto questo accade senza un’adeguata consapevolezza della classe politica e della Pubblica Amministrazione che, nonostante i continui allarme lanciati dai media, continuano ad introdurre ulteriori provvedimenti che hanno il solo effetto di accrescere le difficoltà operative, economiche e finanziarie delle nostre imprese.

Sono di questi giorni i dati della perdita nel 2012 di ulteriori 6.800 posti di lavoro nel settore edilizia con la cassa integrazione cresciuta dell'82%. Cittadini e imprese hanno assoluto e urgente bisogno di essere sostenuti e non ulteriormente vessati da norme inique o da false realtà. Il sostegno deve avvenire attraverso misure che sappiano cambiare le drammatiche tendenze in atto e creare le condizioni perché il settore delle costruzioni torni ad essere il volano dell’economia del nostro paese riuscendo ad esprimere le potenzialità positive di un’industria le cui opere incidono sulla qualità di vita e sulla competitività. In questi primi giorni dell’anno si sono succeduti diversi servizi televisivi usciti sui telegiornali nazionali e regionali che parlano di due facce della stessa medaglia del nostro settore edile provinciale.

Da un lato si è parlato delle chiusure, delle difficoltà economiche e delle nuove forme di “ristrutturazione del debito” che hanno coinvolto diverse realtà importanti e storiche del nostro settore, soluzioni che oggi non destano, purtroppo, clamore, perché diventate pane quotidiano e anzi, a volte, uniche soluzioni per poter portare a termine cantieri iniziati e provare, così a salvaguardare i posti di lavoro. Dall’altro lato, a seguito di un progetto pilota sperimentato a Senigallia, si rimette in gioco il ruoli delle imprese e di conseguenza degli operai che vi lavorano. Non è accettabile oggi proporre un progetto di “sperimentazione” che vede coinvolti gli acquirenti degli immobili che si vedono trasformati in operai per autocostruirsi l’immobile, quando la cassa integrazione e la disoccupazione nel settore edile sta toccando picchi mai visti, ma non solo: qualcuno ha idea di quante siano le carte per i permessi, le dichiarazioni, gli incarichi professionali, ecc. che una impresa deve presentare anche per il più piccolo intervento di ristrutturazione? Non è pensabile che chi svolge il lavoro di impresa da anni, avendo contribuito allo sviluppo del nostro paese, ora si trovi penalizzato di fronte ad un autocostruzione attuata da “operai improvvisati” senza un'adeguata formazione, corsi di aggiornamento, attenzione alle pratiche per la sicurezza che la normativa vigente, giustamente, richiede.

Non vogliamo entrare in merito alla importantissima filosofia che sta alla base del progetto cioè quella di una politica abitativa e di accesso al diritto della casa anche alle fasce più disagiate, ma sicuramente la nostra Associazione e la nostra categoria vuole lanciare un forte allarme rivolto alle Amministrazioni locali, ricordando loro che l’Housing Sociale, da noi sposato da diversi anni, racchiude questa filosofia ma appoggiata da una politica economica e nazionale uguale per tutti. Occorre mettere uno stop ad investimenti di questo tipo e occorrerebbe concentrasi, tutti, su come far ripartire la nostra economia locale, salvaguardando le imprese del posto e di conseguenza i nostri lavoratori in modo da non far crescere ulteriormente quella ormai nota “fascia grigia” che avrà sempre più bisogno di abitazioni “a buon mercato”.

Ma se continuiamo così, tra concordati, fallimenti, chiusura al credito, ecc... come pensiamo di dare abitazioni a chi ha bisogno?


da Collegio Costruttori Edili della Provincia di Ancona




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 29-01-2013 alle 14:27 sul giornale del 30 gennaio 2013 - 1245 letture

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