Rete mediatori interculturali: 'Non possiamo essere sostituiti da interpretariati telefonici'

ospedale di Torrette di Ancona 02/01/2014 - La Rete dei mediatori interculturali scrive una Lettera aperta alla Direzione Sanitaria dell’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Ancona. "Non possiamo essere sostituiti da interpretariati telefonici".

La Rete Mediatori Interculturali Marche ha appreso che l’Azienda Ospedali Riuniti di Ancona, ha intenzione di sostituire il Servizio di mediazione interculturale, efficacemente operante da anni, con un servizio di help-voice a distanza erogato da una impresa commerciale con sede in Piemonte. Risulta a tutti che l’Associazione Senza Confini / ONLUS di Ancona fornisce all’Azienda Ospedali Riuniti, con continuità dal 2003, un Servizio di Mediazione interculturale, in linea con i parametri istituzionali e normativi, potendosi avvalere di mediatori formati e specializzati in ambito sanitario, Questa esperienza decennale, riconosciuta come buona pratica, in virtù della sua continuità ha consentito di realizzare una costante collaborazione con gli operatori dei servizi, contribuendo alla crescita della competenza interculturale dell’intera organizzazione aziendale che rischia di andare distrutta, per tornare alla preistoria, con un interpretariato in urgenza. La mediazione interculturale si esplica attraverso mediatori di lingua madre, specificamente formati, che affiancano gli operatori sanitari durante il ricovero dei pazienti stranieri, portatori di linguaggi, saperi, culture diverse. In tal modo essa rappresenta un efficace strumento per facilitare la comunicazione - verbale e non verbale -, de-codificare i linguaggi, garantire la comprensione reciproca ed il dialogo necessari per garantire cure appropriate e ridurre il rischio sanitario. I bisogni delle persone sono diversificati e complessi, dunque difficilmente risolvibili con risposte codificate o sommari interpretariati telefonici; violando le direttive Cnel e quelle stesse della Regione Marche si vuole, interrompere il servizio di mediazione interculturale, sostituendolo con una impresa accreditata nel mercato elettronico per fornire “contenuti audio e audiovisivi per eventi”, ma questa non è mediazione interculturale, né la mediazione è un evento!

La Rete Mediatori Interculturali Marche, denunciando pubblicamente quanto sta accadendo presso l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di Ancona chiede: - in assenza di verifiche negative a carico dell’Associazione Senza Confini, da che cosa nasce questa repentina decisione e tale radicale cambiamento? - come può accadere che la direzione sanitaria possa pensare che un Servizio di interpretariato telefonico a distanza risponda agli stessi bisogni/esigenze di un Servizio di mediazione interculturale? - perché si deve sostenere con tanta sollecitudine un'impresa commerciale del Piemonte e non una buona prassi locale?

La Rete Mediatori Interculturali Marche:

- condanna fermamente l’impiego di servizi di interpretariato telefonico a distanza (non meno costosi della mediazione interculturale) in quanto non possono in alcun modo sostituire la mediazione interculturale, anzi possono causare malintesi e fraintendimenti comunicativi, ritardi nella comunicazione (dato in molti reparti dell’ospedale non è possibile utilizzare il telefono cellulare in quanto non c’è campo), con rischio di errori medici e ricadute negative sulla salute degli immigrati!

- esprime preoccupazione per il danno che tali scelte comportano alla professionalità e al trattamento economico dei mediatori che, laddove “ingaggiati” da imprese commerciali, sono costretti ad operare come “singoli”, con remunerazioni inconsistenti e senza alcuna tutela - chiede al Sindaco del Comune di Ancona in cui ha sede l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti di intervenire affinché venga conservato e valorizzato il Servizio di mediazione interculturale che opera da anni nei servizi socio-sanitari della città in rete con molti soggetti del territorio

- chiede che il diritto alla salute delle persone straniere ed immigrate venga rispettato e che gli immigrati che si trovano presso le struttura sanitarie della regione siano messi in condizione di comunicare ai medici la loro storia di malattia, le sofferenze e i loro bisogni con il supporto di servizi qualificati di mediazione interculturale e abbiano le stesse opportunità degli italiani di accedere alle cure in modo informato.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-01-2014 alle 17:46 sul giornale del 03 gennaio 2014 - 3639 letture

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