Senza Confini: occupazione ex scuola Regina Margherita. 'Evitiamo semplificazioni su questioni complesse'

03/01/2014 - L'Associazione 'Senza Confini' scrive al Sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, e alla sua Giunta sulla emergenza casa e sull'occupazione ex scuola Regina Margherita. 'Evitiamo semplificazioni su questioni complesse. In primis Ancona...non ha mai avuto politiche e programmi volti a favorire l’inclusione degli stranieri, nè emergenza profughi al Porto di Ancona'.

Cara Sindaco e cara giunta del Comune di Ancona,

sono la presidente e scrivo a nome dell’Associazione Senza Confini/ONLUS di Ancona che da circa 18 anni si occupa dei diritti degli immigrati, particolarmente quello della salute. Sono anconetana e pertanto conosco la realtà di Ancona. L’occupazione della ex scuola Regina Margherita da parte di indigenti senza casa, prevalentemente immigrati, viene definita “emergenza casa”. In realtà pensiamo che tale emergenza sia l’esito di molteplici fattori che vorremmo fossero ben presenti nella mente di chi governa la città, al fine di intraprendere le azioni più appropriate e necessarie.

1) La prima questione è che Ancona, definita città del mediterraneo, città aperta ecc, non ha mai avuto politiche e programmi volti a favorire l’inclusione degli “stranieri” che vi arrivano e che vi abitano. Dunque oggi l’amministrazione si trova e, lo sarà sempre di più anche a causa dell’aumento della povertà, di fronte a situazioni emergenziali. Dobbiamo rilevare che nonostante la città sia stata governata prevalentemente dalla “sinistra”, non c’è mai stata una strategia, seppure minimale, per la prima e la seconda accoglienza, né per una vera inclusione degli immigrati. Al massimo ci si è limitati a“delegare” ad associazioni non meglio qualificate, a religiosi o a singoli “disponibili” la messa in atto di soluzioni tampone, ad organizzare cene e feste “multi-etniche”, a predisporre scatole per la raccolta dei desideri di cittadini che saranno letti tra 60 anni. E’ evidente che la presenza degli immigrati cresciuta rapidamente specie in alcuni quartieri come gli Archi, il Piano, la Stazione, avrebbe dovuto richiamare l’attenzione di chi era al governo della città affinché fosse avviato un vero processo interculturale, di dialogo, per evitare la “ghettizzazione” degli immigrati, per arricchire la città del patrimonio culturale e “di giovinezza” di cui essi sono portatori, per prevenire i conflitti ed emergenze sociali, e, dunque il degrado socio-economico e culturale della città Ancona oggi è una città che sta morendo, con suv solitari che sgommano davanti all’illuminato bar giuliani e cittadini, tra cui migranti solitari, che si aggirano nelle penombre dei quartieri popolari, che seppure carichi di valenze positive, sono abbandonati, talora veri e propri ghetti. Molte sono state le opportunità perse dalle amministrazioni precedenti: potremmo citare, come esempio tra i più gravi l’utilizzo “dispersivo” dei fondi arrivati nel 2000 al Comune di Ancona con la legge 448 del 1998, fino al più recente progetto europeo OP-ACT, opportunità rivolte alla “riqualificazione” delle aree urbane alla luce dei cambiamenti socio-demografici in atto che le varie amministrazioni comunali non hanno saputo sfruttare.

2) La seconda questione riguarda la condizione dei migranti forzati, profughi da guerre, disastri e povertà. E’ noto da tempo che dopo la “fase dell’emergenza” in cui i profughi vengono accolti in progetti specifici, tra cui quelli dello SPRAR, è compito delle Regioni e dei Comuni farsi carico della gestione della seconda accoglienza per quanti sono in attesa dell’esito della loro richiesta di asilo, per coloro che dovranno essere assistiti nella fase di rientro nei Paesi di origine e per quanti hanno già ottenuto la protezione internazionale. Sarebbe stato di fondamentale importanza gestire al meglio il periodo di accoglienza dei profughi nei progetti, creando reti territoriali realmente operative tra istituzioni, soggetti economico-produttivi ecc, al fine di metterli in condizione di essere minimamente autonomi nel percorso di integrazione nel tessuto sociale italiano, evitando di farli diventare un peso socio-economico.

Purtroppo, nonostante le cospicue risorse statali ed europee disponibili ed erogate a soggetti “diversamente qualificati come enti gestori” dei progetti di accoglienza, l’assenza di un monitoraggio istituzionale e la mancanza di politiche e chiari indirizzi di governo regionale sull’immigrazione hanno impedito che tale percorso virtuoso si verificasse. Dunque oggi sono i Comuni, in solitudine, a scontare la bassa qualità dei progetti territoriali di accoglienza. Non si può, inoltre, continuare a tenere sotto il tappeto la questione del Porto di Ancona dove i profughi, anche minori, vengono respinti in totale violazione dei diritti umani e delle normative nazionali ed internazionali. Per questi motivi, pur apprezzando la disponibilità dell’amministrazione ad incontrare gli occupanti della ex scuola e pur condividendo la condanna di strumentalizzazioni ad opera di sedicenti “esperti” e di soggetti politici sistematicamente assenti, a livello locale e regionale, sulle questioni relative all’immigrazione, riteniamo semplicistica e inconsistente la strategia di affrontare la situazione “caso per caso”.

Ogni singolo caso è l’espressione di problemi complessi, alcuni dei quali appena elencati, per cui occorre una progettualità condivisa, complessiva, di sistema e di lunga durata, a partire dagli articolati bisogni delle varie tipologie di migranti presenti nella città La convivenza civile e pacifica si alimenta di politiche inclusive “competenti”, che cercano di tenere insieme tutti i soggetti della collettività, politiche in grado di prevenire, quotidianamente, i conflitti che possono derivare dall’incontro di storie, culture e bisogni differenti. Tali politiche devono essere in grado di sviluppare nella intera comunità le capacità dell’ascolto, dell’incontro, della conoscenza, dell’informazione corretta e non pre-giudiziale, della partecipazione permanente, della mediazione, delle alleanze tra generazioni e cittadini differenti.

Pensiamo che sia necessario che l’amministrazione, dopo aver dato all’emergenza una risposta seppur provvisoria, istituisca un Laboratorio permanente per il governo delle questioni legate all’immigrazione, dove, per una volta, oltre all’impegno reale e costante dell’amministrazione comunale, possano essere presenti soggetti veramente competenti e qualificati sulle problematiche dei migranti, evitando interventi di bassa qualità e di corto respiro, utili solo ad arricchire alcuni sulla pelle degli immigrati.

Associazione Senza Confini/ONLUS Ancona





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-01-2014 alle 17:55 sul giornale del 04 gennaio 2014 - 4888 letture

In questo articolo si parla di attualità, stranieri, lettera, occupazione, associazione senza confini, valeria mancinelli, via ragusa, emergenza casas

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è http://vivere.biz/WHC


In sintesi se non sbaglio.
Associazioni serie che da anni si battono per il diritto alla casa od ad un tetto ci sono quindi con chi ha parlato finora il Comune?
Ancona è una città di provincia falsamente ospitale ma in inesorabile declinio nonostante la sua posizione strategica verso l'oriente.
I soldi ci sono ma o non sono stati utilizzati o lo sono stati male.
Per verificare a chi giova la situazione basta guardare la filiera della gestione dei soldi, degli incarichi e degli appalti.
Sicuramente i soldi non arrivano ai più bisognosi che saranno sempre di più per le varie crisi nel mondo e per la situazione economica drammatica nel caso degli italiani o comunitari.
Che fare? attendere la fine delle feste ed incaricare la polizia per uno sgombro denunciando tutti coloro che hanno partecipato all'occupazione o cercare delle soluzioni ponte ed iniziare una programmazione seria per risolvere i vari problemi.
Per la casa esiste una proposta della minoranza depositata a settembre. Il fatto che sia stata depositata dalla minoranza non significa che non sia giusta o da nascondere alla discussione del consiglio comunale.

Per quanto riguarda il problema della gestione dei fondi per i profughi, ... meno passaggi ci sono è più saranno efficaci.
Quindi le soluzioni vanno cercate con chi vuole aiutare gratuitamente e non chi vuole gestire un appalto di servizi.