Una dedica a Franco Corelli ad 11 anni dalla sua scomparsa

Ancona 03/11/2014 - “Una leggenda intramontabile”, così un lettore ricorda il tenore Franco Corelli ad 11 anni dalla sua scomparsa.



Undici anni sono passati da quando Ancona e l’Italia intera hanno perso uno dei suoi figli più illustri, in altre parole il tenore lirico e interprete di musica leggera e napoletana Franco Corelli (Ancona, 8 aprile 1921 – Milano, 29 ottobre 2003). Un anconetano doc che con sacrifici e tanta forza di volontà ha conquistato l’Italia intera con la sua stupenda e limpida voce, fino ad arrivare al suo giaciglio di morte, in altre parole Milano, dove ora riposa nel Cimitero Monumentale, dedicato ai grandi artisti e uomini di valore della cultura italiana.

È strano e inusuale che al giorno d’oggi un ragazzo di 29 anni cresciuto con generi musicali come il rock e il pop, ricordi un grande cantante lirico come il Maestro. Perché? Per il semplice motivo che la Lirica o per meglio dire il melodramma è un genere (quasi) dimenticato e dimenticato del tutto dalle nuove generazioni, ed è cosa assai sbagliata, perché il melodramma non è solo musica, ma è anche e in primis teatro o recitazione che a dir si vuole.

In poche parole il melodramma qualora non ci sia la musica d’accompagnamento, può essere benissimo rappresentato come opera di pura recitazione teatrale. Il melodramma è anche un genere in cui la musica mette in scena i nostri sentimenti, le nostre emozioni, i nostri problemi quotidiani, e soprattutto è Storia, poiché molte volte il Melodramma soprattutto quello italiano di Giuseppe Verdi, e quello tedesco di Richard Wagner s’ispira a fatti storici realmente accaduti (Verdi) o a miti e leggende degli antichi dei e della cultura cavalleresca medievale (Wagner). Sul melodramma si potrebbe andare avanti all’infinito, ma ritorniamo ad uno dei suoi massimi interpreti ovvero Franco Corelli, nome d’arte di Dario Corelli.

Oltre al Maestro Corelli solo il recanatese Beniamino Gigli (Recanati, 20 marzo 1890 – Roma, 30 novembre 1957) ha fatto quello che è stato fatto da Franco Corelli, in altre parole andare oltre alla semplice e mera esecuzione vocale delle romanze, ovvero anche le varie e molte romanze da loro cantate, sono state romanze liricamente interpretate o per meglio dire, sono state romanze liricamente recitate, ovvero arie che grazie all’uso del mimo facciale e di quello gestuale, si sono caricate di significati forti e profondi, e che sono arrivate nei nostri animi, e non quindi romanze come semplici e meri gorgheggi vocali.
No, assolutamente no cari lettori e giovani ragazzi, ma delle vere e proprie recite musicali e, infatti, questi due grandi cantanti lirici molte volte provavano le loro battute sotto forma di recitazione teatrale, poiché nel Melodramma, per questi due grandi tenori marchigiani, l’aspetto teatrale era la prima cosa che doveva arrivare al pubblico.

La carriera di Franco Corelli è assai lunga per essere qui da me riportata, e pertanto mi concentrerò solo sue due romanze da Lui interpretate, fra le tante che ha interpretato, che sono la romanza Nessun dorma dall’opera in 3 atti e 5 quadri “Turandot”di Giacomo Puccini, e la romanza E lucevan le stelle dall’opera in 3 atti “Tosca”, sempre di Giacomo Puccini. Due capolavori che rendono assai bene l’impianto tragico delle due opere liriche e che ci catapultano nel mondo delle favole per la “Turandot”, e al tempo della Battaglia di Marengo del 14 giugno del 1800 per la “Tosca”. Nessun dorma, che magnifica romanza, piena di parole d’amore in cui il “Principe ignoto” attende il sorgere del giorno, quando potrà finalmente conquistare l’amore di Turandot, la principessa di ghiaccio.

Magia regalataci dal Maestro Franco Corelli attraverso la sua recitazione musicale, che ci fa sentire una voce lacrimante e sofferente, per poi esplodere nella gioia della speranza amorosa. E lucevan le stelle non solo una mera e semplice romanza, ma qualcosa di più, ovvero una lettera testamentaria, in altre parole il testamento che Cavaradossi scrive a Tosca prima di morire in cui riversa tutto il suo amore per Lei, paragonandola alla cosa più bella e avventurosa d’ogni uomo, ovvero alla Vita. Pura magia vocale.

Una lunga e fortunata carriera quella tenore anconetano che ha prestato la sua voce per le maggiori opere liriche italiane come “Il trovatore”, “Macbeth”, “Carmen”, “Giulietta e Romeo”, ecc. Non solo interprete di grandi romanze, ma anche grande interprete di musica leggera, in particolar modo della tipica musica napoletana come per esempio Core ‘ngrato, ‘O sole mio, ‘O sudato ‘nnamurato, e Dicintecello vuje su tutte.

Se potessi scegliere la colonna sonora del mio funerale, sarà Dicintecello vuje o Nessun dorma o E lucevan le stelle o Recitar… Vesti la giubba? Una scelta difficile poiché queste romanze cantate dal tenore anconetano, per magia si trasformano in specchi musicali della nostra anima e della nostra vita vissuta sulla Terra. Corelli è stato in assoluto, per mezzi vocali e valenza d’interprete, una delle massime figure tenorili della seconda metà del Novecento. Ha eccelso nel repertorio lirico – spinto e drammatico, con validissime puntate nel campo del tenore romantico ottocentesco di forza, di cui, prima del suo avvento, si era persa memoria. Ancona dalla sua morte avvenuta nel 2003, si ricorda di Franco Corelli? Nel 2003 il Comune d’Ancona gli ha dedicato il Teatro delle Muse, ma è forse troppo poco.

Firmato da Stefano Bardi, cittadino chiaravallese






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 03-11-2014 alle 22:19 sul giornale del 04 novembre 2014 - 3134 letture

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