Il mare e la sostenibilità come motore di sviluppo. Lodolini: "Avanti con l'Area Marina Protetta"

Emanuele Lodolini, parlamentare Ancona 26/11/2014 - In Italia, le attività marittime italiane producono annualmente beni e servizi per un valore di 41,5 miliardi di Euro (3 % del PIL), e rappresentano l’1% degli occupati in Italia.

Il mare è uno straordinario fattore di sviluppo e di crescita. Il “Sistema Mare” coinvolge trasversalmente i tre settori dell’economia (primario, secondario e terziario) e la Blue Economy, con il relativo indotto, include tutte la attività legate al mare: dalla pesca all’acquacoltura, dall’industria di trasformazione alimentare alla cantieristica, dal turismo costiero e marino, fino alle attività estrattive e di utilizzo di risorse viventi o minerali ed energetiche. Ad essa sono riconducibili anche le problematiche relative al demanio marittimo, alla portualità, alla navigazione, alla balneabilità, alla tutela delle aree marine protette, all’utilizzo delle risorse, all’erosione della fascia costiera, alle infrastrutture, ai servizi, all’accessibilità e alla capacità ricettiva.

In questo senso, si possono distinguere diversi settori: Blue Food (settore pesca), Blue Tourism (affrontare in modo strutturale e non occasionale il grave fenomeno dell’erosione costiera, mettere in atto politiche mirate a promuovere l’allungamento della stagione turistica, ma anche tecnologie e stili di vita a minor impatto ambientale), Blue Industry and Logistics (la filiera della cantieristica navale) e la Blue Resources (la possibilità di estrarre risorse energetiche dal mare o di produrre energia utilizzando il mare). Le aree marine protette sono quindi strumento particolarmente considerato nella strategia marina, sia per il ruolo che svolgono nella tutela e valorizzazione del capitale naturale Il concetto di Blue Economy Ecosostenibile si basa su una nuova possibile alleanza tra conservazione dell’ambiente marino e costiero e sviluppo di tecniche innovative ad alto contenuto tecnologico e a basso impatto ambientale, in tutti i campi della vita quotidiana. Da questo punto di vista il contributo di un’imprenditoria non solo attenta alle ragioni dell’ambiente, ma pronta a fornire soluzioni avanzate e pulite, è centrale nella definizione di un nuovo sviluppo sostenibile applicato ai territori, soprattutto nella fascia costiera.

L’economia del mare offre anche ad opportunità nuove. Penso alla Blue-Pharmacy e alla Blue-Biotechnology, attraverso l’utilizzo di organismi marini. Vanno, quindi, affermate nuove sinergie ttra pubblico, imprese, enti di ricerca ed Università per un’efficace gestione di questa risorsa comune. Risultano necessari interventi di coordinamento tra politiche Regionali, Nazionali e Comunitarie. Da questo punto di vista il Governo, nello specifico del Ministero dell’ambiente è responsabile dell’attuazione della Direttiva Quadro sulla Strategia Marina, che ha come obiettivo fondamentale la protezione, la salvaguardia e, possibilmente, il ripristino dell’ambiente marino per preservare la diversità e la vitalità del mare, compreso il fondo marino, mantenendolo sano, pulito e produttivo. La Strategia Marina è rivolta a tutti i componenti della società, pubblici e privati. L’Italia è il primo e unico Paese ad aver censito la biodiversità marina delle proprie coste e a rivelarne alcune lacune. Occorre proseguire su questa strada, anche utilizzando gli importanti strumenti di supporto e le ingenti risorse che l’Unione Europea ha messo a disposizione anche per sostenere l’attuazione della Strategia Marina, quali “Horizon 2020” e il FEAMP.

A Livorno, nelle scorse settimane, attori pubblici nazionali e internazionali, stakeholders, società civile e mondo della ricerca si sono confrontati sulle opportunità che la Strategia Marina può offrire in termini di crescita e lavoro.

Dal confronto sono scaturite le seguenti esigenze: 1. Una governance unitaria a livello nazionale: occorre dotarsi di elevati livelli di coordinamento istituzionale e sinergie sui temi del mare anche in Italia per rendere più forti ed incisive le iniziative nazionali in chiave di sostenibilità. Ciò contribuirà a rafforzare il ruolo del nostro Paese nelle cornici comunitarie ed internazionali. 2. Connessione terra-mare: occorre promuovere responsabilità e partecipazione delle comunità costiere, come già previsto dal Protocollo sulla Gestione Integrata sulla fascia costiera della Convenzione di Barcellona. Alcuni esempi da cui partire sono: la Carta di partenariato dei Comuni del Santuario Pelagos, l’Accordo Ramoge per la tutela del mare e delle coste fra Italia, Francia e Principato di Monaco, la Strategia Adriatico-Ionica come piattaforma innovativa per razionalizzare le politiche di settore. 3. Armonizzazione ed efficacia dei controlli in mare e lungo le coste al fine di ottenere standard unitari e livelli di controllo scientifico ed operativo adeguati. 4. Implementazione di iniziative di comunicazione e partecipazione a partire dalla strategia marina di tutti gli attori coinvolti.


da On. Emanuele Lodolini
parlamentare Pd





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-11-2014 alle 16:47 sul giornale del 27 novembre 2014 - 1132 letture

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