Il ministro Franceschini visita opere d'arte salvate dal sisma. "Stringe il cuore", "Torneranno nei luoghi dove sono state salvate"

Il ministro Franceschini visita il deposito della Mole Vanvitelliana di Ancona: “Tutte le opere torneranno nei luoghi dove sono state salvate”. Ad accoglierlo la Mancinelli, così come il presidente della Regione Ceriscioli. Franceschini: “Stringe il cuore vedere simboli cultura e religione così violentemente colpiti” I video e le immagini

E’ arrivato puntualissimo oggi a Camerino il Ministro ai Beni culturali, Dario Francechini, accompagnato dal sindaco Gianluca Pasqui, dall’assessore regionale alla Cultura Moreno Pieroni e dal vescovo Francesco Brugnaro per un sopralluogo nella “zona rossa” della città ducale, così comeil Direttore Regionale dei Vigili del Fuoco delle Marche Antonio La Malfa e dal Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Macerata Achille Cipriani. Un breve percorso a piedi da Piazza Cavour fino a Santa Maria in Via costellato da stupendi edifici antichissimi, tutti gravemente lesionati, ma in piedi.

“Si stringe il cuore a vedere simboli della cultura e della religione così violentemente colpiti”, dichiara Franceschini.”Come sapete –  prosegue - c’è un impegno forte in termini di risorse economiche e umane per affrontare questa emergenza che è stata straordinaria e inusitata per il ripetersi di sismi violentissimi. Si sta facendo il massimo possibile da parte di tutti, Vigili del Fuoco, Protezione civile, strutture del Ministero, con alcune garanzie che dobbiamo dare ai sindaci: l’impegno massimo nella ricostruzione dei centri storici esattamente come sono. E come si può notare anche qui a Camerino dove sono stati fatti interventi antisismici dopo il terremoto del ’97 gli edifici sono gravemente lesionati ma hanno retto e non hanno fatto vittime, quindi la dimostrazione che si può e si deve ricostruire, che questi luoghi possono rinascere e diventare di nuovo meta di turismo culturale e offrire tranquillità alla popolazione…certo servono molte risorse e tempo. Voglio poi tranquillizzare i sindaci su un tema che sta loro molto a cuore: naturalmente le opere d’arte che sono state ospitate in depositi idonei torneranno tutte nei territori perché sono un pezzo di identità che va salvaguardata. Così come faremo il possibile perché anche le operazioni di restauro delle opere danneggiate non prevedano trasferimenti fuori regione ma siano condotte in loco, attivando risorse locali.

“La presenza del ministro Franceschini - commenta l’assessore regionale al Turismo-Cultura, Moreno Pieroni - è un segnale molto importante del’attenzione del Governo verso questi territori martoriati dai drammatici terremoti, come Camerino con il suo bellissimo centro storico gravemente ferito. Avere il ministro qui è anche uno stimolo per tutti noi ad impegnarci senza sosta verso queste aree, a dare il massimo contributo perché vengano restituite le opportunità, oltre che le condizioni di vivibilità, ai cittadini. Ma vivibilità significa anche restituire l’identità culturale fatta di edifici storici, di capolavori d’arte, di tesori architettonici, di contenitori culturali. Occorre quindi tutelare prima e poi recuperare in tempi accettabili questo patrimonio, che sia mantenuto nelle zone di provenienza e quindi, realizzati gli interventi di recupero e restauro, avere la possibilità di esporre queste opere d’arte che vogliamo valorizzare per tenere alta l’attenzione su questi territori e riattirare quel flusso turistico che le Marche meritano. Siamo felici di questa visita e sensibilizzeremo costantemente il Ministro Franceschini perché la regione possa avere i giusti finanziamenti per un rapido recupero di questo patrimonio."

Di fronte alla Chiesa di Santa Maria in Via, che ospitava una pala del 1265 del Maestro di Camerino e la cui volta è crollata pochi giorni fa a causa delle continue scosse, il ministro si è soffermato a lungo con il sindaco di Camerino Gianluca Pasqui, il quale ha fatto un accorato appello perchè si faccia presto ad intervenire per la messa in sicurezza e a ricostruire: “Questi sono pezzi della nostra storia, identificano la nostra comunità e voglio che anche mia figlia possa crescere vedendo la bellezza di Santa Maria in Via.”

Ministro ed entourage proseguono poi per Matelica, quindi a Osimo insieme al prefetto di Ancona Antonio D'Acunto per inaugurare la mostra curata da Sgarbi sui “Tesori dei Sibillini” e concludersi poi ad Ancona, alla Mole Vanvitelliana sede di conservazione di circa 700 opere d’arte provenienti dai territori colpiti lo scorso 24 agosto. Ed è proprio ad Ancona dove ha incontrato il Sindaco Valeria Mancinelli e il presidente Ceriscioli.

“Il deposito accoglie attualmente 617 opere” illustra il funzionario archeologo della soprintendenza per i beni archeologici delle Marche Chiara Delpino “altre probabilmente confluiranno qui, man mano che proseguiranno i recuperi effettuati quotidianamente dai tecnici del Mibact, dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio Artistico di Ancona e dai vigili del fuoco”. A rendere i locali della Mole particolarmente idonei alla conservazione dei reperti contribuiscono le particolarità climatiche dell'edificio settecentesco. Nonostante l'estrema vicinanza al mare infatti, le stanze adibite a deposito hanno livelli di umidità bassa e temperature costanti, fattori indispensabili alla tutela di beni antichi e spesso danneggiati. Per curare e consolidare i tesori provenienti da 30 siti di 15 comuni delle province di Ascoli e Macerata, è in via di realizzazione un laboratorio di pronto-intervento e messa in sicurezza, allestito dai tecnici dell'Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.
Il Ministro rassicura i comuni preoccupati dall'allontanamento dei propri beni artistici. “Senza alcun dubbio tutte le opere torneranno nei luoghi dove sono state salvate” dichiara Franceschini. La necessità poi è trovare infatti dei luoghi che rispondano alle necessità di messa in sicurezza delle opere e di chi le cura. Là dove è stato possibile realizzare strutture in loco per il deposito delle opere, come a Matelica, non si è provveduto infatti al loro trasferimento. “La messa in sicurezza è un procedimento titanico, che richiede tempo e richiede risorse” prosegue il Ministro, “certo è stato fatto tantissimo fin dal primo momento, ma la vastità di questo patrimonio richiede ancora molto lavoro”.

Lavoro che sarà svolto indipendentemente da un eventuale fine dell'attuale legislatura assicura Franceschini: le risorse destinate alla cultura e alla messa in sicurezza sono già individuate all'interno della cifra messa a disposizione per la ricostruzione”. Il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli ricorda come con il Ministro sia in corso l'individuazione di fondi “non strettamente legati alla ricostruzione, ma proprio al rilancio complessivo dei comuni del cratere. Il Ministro Franceschini è ministro della cultura e del turismo, un binomio importante, quello del patrimonio artistico, che deve essere un asset da cui ripartire”.

Emozionata il Sindaco di Ancona Valeria Mancinelli davanti allo spettacolo dei reperti e onorata in insieme alla cittadinanza di poterli accogliere “quasi fossero delle persone ferite” nelle mura dell'antico Lazzaretto dimostratosi così idoneo allo scopo: “Questa è una struttura che ci ha consegnato la storia, ma è anche uno degli investimenti sul futuro della città di Ancona.” “Ancona può vuole essere fortemente legata al territorio” conclude il Sindaco “ e questo è un modo per essere al servizio dell'intera comunità regionale”.

Il Ministro continua quindi la visita percorrendo i 450 metri di scaffali, che riempiono i quasi 500 mq del deposito, affiancato dal Direttore generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali Antonia Pasqua Recchia, il Segretario regionale per le Marche Giorgia Muratori, il Soprintendente della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio delle Marche, il Comandate Carmelo Grasso del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico di Ancona, raccogliendo i racconti e le testimonianze di chi, tra archeologi, architetti carabinieri e vigili del fuoco, quei reperti li ha salvati.

Nell'ampia sala assiepata scende un'inaspettata aura d'intimità. L'intimità dell'attaccamento che si è venuto a creare tra gli operatori e le opere che hanno recuperato, salvato e restaurato. Un sentimento restituito dalla loro voci, ora incrinate dalla paura, nel raccontare di quella scossa che li ha colti in cima a una scala appoggiata a un muro instabile, ora emozionate descrivendo l'estrarre di un'opera ancora intatta da sotto le macerie. Diventa così evidente, grazie alla dedizione e al coraggio di questi uomini e di queste donne, quelle opere d'arte, così attentamente custodite, trascendano il proprio valore estetico e storico, rivelandosi incarnazione d'identità.


di Filippo Alfieri

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