Cardeto Libero, numerosi in marcia per dire 'no' all'albergo

15/07/2017 - In circa 70 hanno preso parte alla manifestazione organizzata sabato dal Coordinamento Cardeto Libero. Una camminata che partendo dal Palazzo del Popolo è giunta nel cuore del Parco per ribadire il forte no alla variante urbanistica che consentirebbe la realizzazione di un hotel (e forse di un parcheggio interrato) presso l’ex Convento-Caserma.

Lo scorso maggio una rappresentanza delle associazioni e dei comitati che compongono il coordinamento ha consegnato in Comune le oltre 3 mila firme raccolte durante i circa due mesi di banchetti organizzati nelle piazze della città.

Pier Francesco Berardinelli di A20 ribadisce che “l’immobile oggetto della discussione, così come altri, necessitano di una valorizzazione a cominciare dallo loro messa in sicurezza; in seguito, grazie alle legge sul federalismo demaniale culturale è possibile acquisire gratuitamente il sito iniziando un processo di valorizzazione che permetta di renderlo fruibile alla cittadinanza”. Dopo il mancato faccia a faccia con il sindaco Mancinelli in occasione della consegna delle firme, negli ultimi giorni qualcosa si è mosso come ci conferma Berardinelli.

Il vice-sindaco Pierpaolo Sediari e l’assessore alla cultura Marasca ci hanno ricevuto. Con loro – spiega il portavoce di A20 – ci siamo confrontati sul tema del Parco del Cardeto. La posizione dell’amministrazione non è mutata, da parte nostra abbiamo sottolineato come la questione debba tener conto della volontà dei cittadini, trattandosi di un bene pubblico, di una parco naturale.”

La base dunque è un tavolo di comunicazione tra l’amministrazione e i comitati cittadini per sviluppare idee alternative e più sostenibili sia dal punto di vista economico che ambientale. Concetto espresso anche dall’onorevole Donatella Agostinelli del Movimento 5 Stelle: “Il Cardeto è uno degli ultimi polmoni verdi rimasti immuni dalla cementificazione selvaggia il quale accoglie dei beni storici e archeologici importantissimi come il cimitero degli ebrei e il vecchio faro, tra i monumenti più amati dai cittadini anconetani, con una flora e una fauna rilevanti dal punto di vista qualitativo". “Un amministrazione seria – afferma la Agostinelli – non può con facilità approvare delle varianti in nome di chi offre di più ma deve tutelare i beni comuni, considerando diversi elementi, rivitalizzando il parco, assicurando che le bellezze naturalistiche, storiche e ambientali vengano preservate”.

L’onerevole ha ricordato come un'altra variante in passato, quelle inerente l’ex Centrale del Latte è stata fermata dai cittadini anconetani proprio perché era a beneficio di una cerchia ristretta di soggetti.

La volontà dei cittadini è stata decisiva anche per scongiurare la vendita dell’Ex Mutilatini (proprio questo venerdì il comitato Portonovo Per Tutti si è mobilitato con un’azione di pulizia presso la struttura ormai sempre più al degrado) a Portonovo ricorda Francesco Rubini, consigliere comunale di Sel. “Anche in quel caso prima come comitato poi unendosi in un’associazione i cittadini hanno raccolte firme, ridisegnando un progetto di recupero alternativo (il progetto di un ostello turistico giovanile che abbracci i criteri di sostenibilità legato ad esperienze ambientali e educative, al momento al vaglio delle istituzioni)”. I casi dell’ex Mutilatini e dell’ex caserma Stamura nel Cardeto, hanno qualcosa in comune secondo Rubini. “Entrambi sono stati colpevolmente abbandonati dalle amministrazioni pubbliche proprietarie. Esistono al contrario di quanto si possa facilmente pensare – continua Rubini - strade alternative alla privatizzazione. Vi sono molti esempi in altre città italiane, occorre solo la volontà e la forza politica di attuarle".

Ma l’ex convento-caserma non è la sola struttura o zona abbandonata all’interno del parco. Tra queste il fatiscente edificio dell’ex Deposito Derrate o l’area che un tempo era parte integrante del “Percorso Chayim”, (dalla radice ebraica “chai”, ovvero “vivere”), l’itinerario cittadino che aveva lo scopo,assieme alla struttura denominata Deposito del Tempo, di mettere in luce, attraverso dotazioni multimediali, le radici, i luoghi e la cultura della millenaria comunità ebraica di Ancona.

 

 


di Alessandro Faralla
    redazione@vivereancona.it






Questo è un articolo pubblicato il 15-07-2017 alle 21:37 sul giornale del 17 luglio 2017 - 2026 letture

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