Affare Multiservizi e gruppo Estra, Rubini (Sel): “Proviamo a tornare indietro sull’accordo”

4' di lettura Ancona 09/11/2017 - La cessione della società di Multiservizi Edma (titolare della distribuzione del metano in 15 comuni della Provincia di Ancona) alla società ESTRA è nelle fasi conclusive dell’accordo, al gruppo toscano, leader della distribuzione di gas ed energia nel Centro Italia, già possessore del 45% di Edma.

In cambio Multiservizi riceverà una quota di partecipazione del 10% di ESTRA (valore stimato 42,4 milioni), ma l’accordo ha suscitato proteste e perplessità nell’opposizione e in alcune amministrazioni partecipanti a Multiservizi.

Nel Comune di Ancona a opporsi alla cessione di Edma il Movimento 5 Stelle e SEL, Ancona bene comune. Il Capogruppo SEL, Francesco Rubini ha convocato mercoledì mattina una conferenza stampa, con Brandoni Consigliere Comunale del Comune di Chiaravalle e Pasquinelli, capogruppo dell’Altra Osimo e in rappresentanza delle Sinistre dei consigli comunali di Camerata Picena, Falconara, Maiolati, Trecastelli.

“I consiglieri Comunali delle formazioni di diverse formazioni della sinistra delle amministrazioni Comunali si sono riunite ed hanno ribadito un secco no a questa operazione” spiega il Capogruppo SEL Ancona Francesco Rubini, “ La cessione di Edma e quindi della rete di distribuzione del gas, significherebbe la cessione da parte delle amministrazioni, del controllo di un servizio fondamentale ad un soggetto quotato in borsa e che quindi agisce secondo logiche di mercato”.

“Ci opponiamo a questa operazione per 2 motivi fondamentali” continua Rubini “ Primo perché contrari al fenomeno di privatizzazione e cessione al mercato dei servizi. Un fenomeno che sta imperversando negli ultimi anni a livello nazionale ed Europeo, incurante della volontà dei cittadini espressa con il referendum del 2011, con cui gli italiani hanno dichiarato che i servizi pubblici locali di rilevanza economica debbano rimanere all'interno del controllo delle amministrazioni. Il comune di Ancona cede di fatto il controllo della propria rete di distribuzione del gas, diventando in cambio socio di minoranza di Estra. Anche i 2 milioni l'anno che l'amministrazione riceverebbe dai dividendi, vanno considerati nella logica delle fluttuazioni del mercato a cui l'Amministrazione sta affidando il proprio futuro. Secondo per le modalità con le quali questa operazione sta avvenendo, nelle quali riscontriamo numerose irregolarità. La proposta è stata annunciata con poco preavviso in tutte le amministrazioni coinvolte e in molte di esse non è stata proprio discussa in Consiglio Comunale, infrangendo il protocollo. Inoltre la Fairness Opinion (la valutazione del valore del 55% percento delle quote di Edma cedute e del 10% delle quote ricevute in cambio da Estra N.d.R.) è stata effettuata da un'azienda, la STS, che ha un lungo passato di collaborazione con Estra e che non può essere dunque considerata un soggetto terzo disinteressato. Un atto aggravato dal fatto di non essere stata sottoposta al parere del revisore dei conti”.

“Si poteva fare diversamente”, secondo Giuliano Brandoni, Consigliere Comunale di Chiaravalle, “nonostante la legge sulla liberizzazione della distribuzione del gas sia stata emanata nel 2007, quasi nessun comune italiano ad oggi ha effettivamente proceduto all'appalto. Si poteva continuare così procedendo con una riorganizzazione sulle strutture provinciali e regionali, così da raggiungere la competitività negli appalti senza cedere ad ottiche di mercificazione del servizio pubblico”.

“un processo di privatizzazione del pubblico intrapreso dai dirigenti del PD e portato avanti dalle amministrazioni locali, anche oltre le indicazioni nazionali ed europee”, secondo il Capogruppo di l'Altra Osimo con la Sinistra “ Un processo che vedremo passate le elezioni, coinvolgere anche le reti di telecomunicazioni e dei trasporti, come ad esempio Conerobus, sulle quali governo e amministrazione non sono ancora intervenuti solo per non intaccare i consensi prima delle urne”. Poi entrando nel merito della questione: “Una scelta fatta a colpi di maggioranza, che ha sottolineato la mancanza di un organo provinciale eletto democraticamente, che potesse essere arbitro dell'accordo. In alcune amministrazioni l'atto è stato bocciato, in altre non è stato discusso, ma il Comune di Ancona azionista di maggioranza trascina con se tutto il territorio”.

“Quando si interviene sui servizi fondamentali le ripercussioni si rivelano direttamente sulla pelle dei cittadini”,spiega Rubini “ Innanzi tutto gli utenti si troveranno a dover interloquire con un soggetto distante dal territorio, con i problemi derivanti. Ma soprattutto, di fronte a situazione di difficoltà economica, una struttura privata quotata in borsa, non ha nessun tipo di remora a staccare il servizio”. “bisogna anche considere” aggiunge Brandoni “che sebbene speriamo che i costi rimangano stabili, gli esempi storici nelle operazioni di privatizzazione mostrano come le tariffe tendenzialmente aumentino nel tempo, non solo nella bolletta mensile, ma anche nei servizi indiretti”.


di Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 09-11-2017 alle 09:06 sul giornale del 10 novembre 2017 - 1564 letture

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