Senigallia: Torna in libertà dopo l'omicidio della moglie, arrestato per stalking a una 20enne: il Vicequestore Pinto: “Le abbiamo salvato la vita”

13/11/2017 - Jurgen Mazzoni aveva brutalmente assassinato la moglie nel 2001, strangolata e abbandonata in una cava. Condannato a 16 anni dopo 8 usciva dal carcere per buona condotta. Era riuscito a riabilitarsi con la giustizia e con la comunità del proprio paese nel senigalliese, ma nascondeva ancora lo stesso lato oscuro, pronto a riemergere con la gelosia estrema nelle relazioni sentimentali. L’arresto a carico della Mobile di Ancona

Si era incontrato con Martina (non fittizio) nel suo paesino, erano diventati amici, ma la ragazza poco più che 20enne non aveva voluto spingere oltre il rapporto con un uomo tanto tanto più anziano di lei (42enne). Quando Martina veniva a sapere la terribile verità su Jurgen, ovvero l'omicidio della moglie, anche spinta dai genitori tentava di chiudere definitivamente quella frequentazione, ma lui, possessivo e geloso, non era intenzionato a permetterglielo.

 

Iniziano così le minacce, gli appostamenti, lettere e telefonate, falsi profili sui social network, che ossessionano la ragazza e la sua famiglia. Un'escalation sempre più minacciosa e violenta, che sfocia nel vandalismo a Ottobre 2016, quando Jurgen squarcia gli pneumatici dell'auto di famiglia. A questo punto Martina e i genitori si rivolgono alla Polizia di Senigallia. I sospetti sono quasi certezza, ma mancano le prove per incastrare Jurgen, che persiste nello stalking e nelle minacce. Gli inquirenti di Senigallia capiscono la difficoltà del caso e la pericolosità del soggetto, si rivolgono allora alla Squadra Mobile della Questura di Ancona, che viene affiancata dalla squadra del Servizio Centrale Operativo (SCO) per la violenza di genere e crimini di odio, diretta dalla dott.sa Francesca Romana Capaldo.

 

Il team lavora notte e giorno per raccogliere le prove necessarie a incastrare Jurgen. Nell'Agosto 2017 lo stalker subisce un nuovo arresto domiciliare per la persecuzione di Martina, dopo aver dato alle fiamme per due volte le macchine dei genitori della ragazza,arresto presto però commutato in un'ordinanza restrittiva. Le misure cautelari non inibiscono Jurgen, che anzi si fa sempre più pericoloso. Le lettere anonime e le chiamate dalle cabine telefoniche continuano, le frasi sono sempre più minacciose “mangerò il tuo cuore” o anche “con Jurgen hai sbagliato, gli errori si pagano cari”, fino ad arrivare alla lettere indirizzate alla famiglia contenete 4 proiettili di pistola inesplosi.

 

La squadra diretta dai Vice Questori Carlo Pinto e Francesca Capaldo sanno non sono vuote minacce: prima di incendiare la macchina Mazzari aveva scritto per lettera “sei stata cattiva con Jurgen, riceverai una sorpresa scottante”. Lo stalker ha una attenzione maniacale per le date e le ricorrenze, in prossimità delle quali diventa sempre più agitato e imprevedibile. Vista l'incombenza del compleanno di Martina il lavoro delle Forze dell'Ordine e delle Autorità Giudiziarie è frenetico per assicurare l'uomo alla giustizia prima che possa fare del male alla ragazza, ormai da mesi barricata in casa con la famiglia per il terrore di Mazzari. Dopo aver esaminato decine di ore di intercettazioni telefoniche e postali, video, pedinamenti di 24 ore la squadra della Questura di Ancona e del SCO sono pronti per assicurare lo stalker alla giustizia, su ordine della procura di Ancona.

 

Al ritorno da un viaggio in Germania con alcuni amici, nella notte del 12 novembre, Jurgen Mazzoni vede ad accoglierlo all'arrivo del pullman una squadra di agenti pronti a far scattare le manette. Sono quasi tutte donne “Un simbolo che l'arresto di un criminale che si è macchiato di crimini violenti contro le donne venga assicurato alla giustizia da una squadra femminile” afferma il Vicequestore Capaldo. Jurgen è stupito dell'arresto, vengono perquisite la sua abitazione e il suo luogo di lavoro, dove sono occultati più di 20 coltelli, alcuni da caccia e da combattimento, con lame ben superiori ai 20 cm, due fucili ad aria compressa, che in quanto pregiudicato non potevano essere detenuti dall'uxoricida e una corda con cappio già pronto, forse il più inquietante dei ritrovamenti.

 

L'uomo non mostrava al momento dell'arresto alcun pentimento o rammarico. Un comportamento simile a quello mostrato dopo l'omicidio della moglie, dopo aver strangolato la quale era andato a bere con un amico. Nell'appartamento ancora le foto della donna uccisa 16 anni fa, con cui si abbracciava sorridente. Jurgen Mazzari è attualmente nel carcere di Montacuto, arrestato con l'accusa di stalking aggravato e continuato, a cui poi verranno sommati i reati compiuti nel contesto che ha visto Martina e la sua famiglia perseguitati per più di 2 anni. “La famiglia è molto sollevata” dice il Capo della squadra Mobile Carlo Pinto “È stata un'indagine molto dura per mole di lavoro e carico emotivo, ma siamo ripagati dalla consapevolezza di aver salvato la vita a Martina”.

 

 


di Filippo Alfieri

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Questo è un articolo pubblicato il 13-11-2017 alle 17:00 sul giornale del 14 novembre 2017 - 2251 letture

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