Aveva consumato 228 rapporti sessuali affetto da HIV, arrestato untore dell'anconetano. L'appello della Polizia ai cittadini per individuare le vittime

Ancona 13/06/2018 - Aveva la certezza di aver contratto il virus dell'HIV almeno nel 2009, trasmettendolo alla moglie, morta a causa della malattia nell'agosto del 2017, lasciando una figlia fortunosamente scampata al contagio. Anche durante la relazione centinaia di rapporto con uomini e donne, adescati di persona e sul web, poi una relazione con una ragazza di Agugliano, che dopo aver scoperto di essere positiva finalmente denunciava l'untore

Si presentava come un bel ragazzo, sano e affascinante Claudio Pinti. Su di lui erano invisibili i segni del retrovirus che scorreva nelle vene. Una malattia contratta probabilmente nelle sue promiscue avventure sessuali con partner di ogni tipo e portata fin dentro la propria casa, contagiando la compagna di allora, una ragazza del 1992 con la quale Pinti conviveva e aveva una bambina ad Agugliano.

La letale malattia non aveva modificato le abitudini sessuali di Pinti, autotrasportatore del 1982, la sistematica ricerca di partner di ogni sesso continuava imperterrita. 228 il numero di rapporti dichiarati dall'untore, una cifra che sorprendeva gli inquirenti per la sua mole e precisione, ma che di racconti del ragazzo e dalla ricostruzione delle sue attività sul web appariva sempre più agghiacciantemente plausibile. Era il web il campo di caccia prediletto da Claudio Pinti, che anche grazie al proprio lavoro che lo portava a girare tutta la penisola aveva facilità a reperire rapporti occasionali con sconosciuti e sconosciute. I suoi preferiti erano donne e uomini di coppie sposate, per il loro disinteresse ad una relazione, ma puramente sessuale. Ma una volta nell'alcova Pinti insisteva per consumare la relazione senza le opportune protezioni, senza informare ovviamente il malcapitato o malcapitata della sua condizione medica.

Un gesto deliberato atto a infettare il partner. Difficile se non impossibile capirne le motivazioni. Alla base una teoria negazionista della malattia, che Pinti aveva forse sviluppato come difesa psicologica del trauma di aver contratto un male potenzialmente letale. “Pinti sosteneva che l'HIV non esiste, che ciò che veniva riscontrato dalle analisi non fosse il virus ma un suo anticorpo. Caludio Pinti è intelligente e colto, aveva studiato sul web la materia dal punto di vista medico e ne parla con cognizione, anche se le sue teorie sono ovviamente erronee” Spiega il vice capo della mobile Marra, esecutore dell'arresto dell'Untore. Una spiegazione che convince poco il Procuratore del tribunale di Ancona Irene Bilotta: “Difficile credere che il soggetto fosse convinto dell'inesistenza della malattia, soprattutto dopo la morte della moglie a causa della stessa”. Le teorie negazioniste sul HIV potrebbero quindi essere un sintomo di una mancanza psicologica del soggetto, ma anche il tentativo di un uomo informato e scaltro di ottenere una, anche parziale, infermità mentale.

Sicuramente l'atto a prescindere dal movente, sottintende una palese psicopatia, che potrebbe aver compromesso la salute di decine di persone. Non solo rapporti occasionali improntanti alla pura esperienza personale, Pinti utilizzava il suo bell'aspetto e il suo fascino anche su normali ragazze, in cerca di una relazione seria. É il caso della coraggiosa ragazza che ha sporto denuncia, ponendo finalmente termine alla criminale attività dell'untore. I due si erano conosciuti sul web nell'autunno 2017, a gennaio avevano iniziato a uscire. Era una relazione serie, Pinti sembrava sentimentalmente coinvolto. I due avevano scoperto di avere amici in comune e la relazione aveva coinvolto le famiglie, ma la ragazza non era mai venuta a conoscenza della doppia vita dell'autotrasportatore, che continuava a consumare decine di rapporti clandestini. A febbraio un banale maldigola che però non voleva guarire, la ragazza fa ogni controllo e alla fine scopre di essere sieropositiva. Nel confronto con lui, il suo unico partner, alla scoperta della scioccante notizia, l'untore si mostra ambiguo e contraddittorio, prima nega, poi confessa e si scusa, poi nega ancora di essere sieropositivo e nega l'esistenza della malattia. La ragazza intuisce finalmente la verità dietro la facciata da bravo ragazzo e denuncia alla Polizia.

Gli inquirenti entrano subito un azione, per fermare il prima possibile l'attività frenetica dell'untore. Raccolgono le sue cartelle mediche e il materiale necessario, giungendo all'arresto in poche settimane. L'arresto avviene nella serata di martedì 12 giugno, nella casa dei genitori dove attualmente Pinti viveva, a Montecarotto. Il giovane non ha negato nulla durante l'interrogatorio, protrattosi per ore, dichiarandosi stupito che la sua attività sessuale potesse essere di interesse per le Forze dell'Ordine e perorando le sue assurde teorie negazioniste sul virus dell'HIV. Le porte del carcere di Montacuto si sono aperte all'untore, con l'accusa di lesioni gravissime e dolose, accuse che potrebbero aggravarsi in seguito alle indagini sulle dinamiche della morte della moglie di Pinti a causa della malattia. Pinti però potrebbe anche dover lasciare la struttura di Montacuto, se la sua malattia si aggravasse e non fosse più compatibile con l'ambiente carcerario.

“Ora il lavoro di indagine continuerà per rintracciare e contattare le vittime dell'untore” dichiara la dott.ssa Francesca Romana Capaldo Vice Questore del Servizio Centrale Operativo (SCO) per la violenza di genere e crimini di odio “Il primo obiettivo è tutelare la salute pubblica. Ci rimangono impresse nella mente le parole della ragazza che ha denunciato, defraudata della possibilità di scegliere. Lo spaccato di una dramma che potrebbe riguardare tutte le donne. La nostra attività si concentra ora nel trovare tutte le persone che hanno avuto contatti con questo uomo e salvare la vita di donne e uomini”.

Una necessità che richiede l'aiuto attivo dei cittadini. L’APPELLO:

Per esigenze investigative e per il rilevante interesse pubblico che potrebbe riguardare eventuali altre vittime di reato, la Squadra mobile di Ancona sta cercando di contattare coloro che abbiano eventualmente avuto incontri sessuali con PINTI Claudio, di cui si divulga la fotografia.

Chiunque fosse in possesso di notizie utili, è pregato di contattare con urgenza personale della Polizia di Stato - Squadra Mobile di Ancona, negli orari mattina o pomeriggio al numero 071-2288595


di Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it




Questo è un articolo pubblicato il 13-06-2018 alle 14:19 sul giornale del 14 giugno 2018 - 46294 letture

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