Celiachia, ricerca Univpm: non diagnosticati due casi su tre

12/09/2018 - Due casi su tre non vengono diagnosticati e sono in aumento. Questi i risultati dello storico screening redatto dalla Politecnica delle Marche e l’Università di Verona, cofinanziato dalla Fondazione Cariverona e coordinato dalla Clinica Pediatrica dell'Università Politecnica delle Marche di Ancona

Una malattia la Celiachia conosciuta solo da poco, ancora relativamente poco studiata e in crescita, per motivi che ancora sfuggono ai ricercatori. Proprio per queste ragioni risulta così importante lo screening effettuato da Univpm e Verona, su un campione di 4570 bambini tra i 5 e i 10 anni.

“Un’indagine storica” commenta il Rettore della Politecnica Sauro Longhi “Che può migliorare la qualità di vita di tantissime persone che convivono con questa malattia senza saperlo. La testimonianza della preziosa collaborazione tra due facoltà di medicina che rappresentano delle eccellenze a livello mondiale. Anche Michele Caporossi Direttore Generale AOU Ospedali Riuniti di Ancona esprime soddisfazione per gli importanti risultati raggiunti dai ricercatori dorici: “Fino agli anni ’90 questa malattia era quasi sconosciuta. Grazie al progresso della ricerca stiamo facendo passi avanti, ma occorre investire in questo centro pediatrico (Il Salesi) che dimostra di essere un’eccellenza anche in questo campo”. Un invito accolto da Comm. Giampaolo Giampaoli della Fondazione Cariverona, che testimonia l’entusiasmo della Fondazione nell’aver visto uno studio così incisivo nascere dal frutto del proprio investimento.

CHE COSA È LA CELIACHIA?

La celiachia è una patologia autoimmune, una predisposizione genetica scatenata dal glutine (sostanza proteica dei cereali). La celiachia è oggi facilmente diagnosticabile nei casi in cui si presenti sintomatica, con coliti e gastriti, ma la patologia presenta casi in cui i sintomi sono “sfumati” o del tutto assenti, ma che potrebbero portare a ripercussioni sulla salute nel lungo periodo.

LO SCREENING DELLA CELIACHIA IN ETÀ EVOLUTIVA NELLE SCUOLE DI ANCONA E VERONA

Proprio questi casi in cui la patologia tende a non presentarsi in maniera sintomatica (casi sommersi), interessavano lo studio condotto dai ricercatori Univpm, come spiega il Prof. Carlo Catassi coordinatore scientifico del progetto. “La celiachia è stata presenta come un iceberg. I casi noti sono la punta, ma invisibile, sommersa, la maggior parte dei casi di celiachia non viene diagnosticata” Spiega la dott.ssa Simona Gatti, della Clinica Pediatrica degli Ospedali Riuniti di Ancona “dei 4570 bambini esaminati solo lo 0,4% risultava celiaco. Dallo screening è emerso che invece i casi di celiachia erano 1,3%. 2/3 non erano quindi stati diagnosticati prima dello screening”. La statistica confermava gli studi, sottolineando come ci sia effettivamente un progresso nella diagnosi della patologia (Negli anni ’90 i casi non diagnosticati erano circa il doppio), ma dato più inquietante come la malattia sembra aumentare la sua presenza nella popolazione. “Anche tenendo conto delle implementate capacità di diagnosi, i casi di celiachia nel 2016 rispetto al 93 sono quasi il doppio.

QUALI SONO LE CAUSE DELL’AUMENTO?

Un dubbio analizzato dalla dott.ssa Elena Lionetti della Clinica pediatrica di Ospedali Riuniti: “Le cause sono certamente ambientali, ma non siamo ancora in gradi di definirle esattamente. Abbiamo escluso variabili nello svezzamento e tipologia di parto. Sembra ci sia un’incidenza maggiore causata da antibiotici o infezioni intestinali, ma i dati non sono ancora sufficienti per fornire una certezza nell’effetto causale”. In tale direzione si spingerà quindi la ricerca di Univpm, il cui studio è stato presentato in anteprima e ancora in attesa di pubblicazione. “Abbiamo ancora parecchie domande” Continua la Gatti “stiamo anche analizzando i cereali del passato, conservati in vitro, con quelli attuali, per verificare se non sia cambiato qualcosa nell’alimento stesso. Un’altra domanda che ci stiamo ponendo e se sia opportuno sottoporre la popolazione a uno screening di massa, che riduca a zero i casi di celiachia sommersa”.

IL TEST PER LA CELIACHIA

Il test per la celiachia prevede inizialmente il prelievo di una goccia di sangue dai capillari del dito (test poco invasivo e indolore), in soli 90 minuti il paziente scopre se il suo corredo genetico presenta una predisposizione alla celiachia. In caso positivo (il 43% della popolazione possiede questo tratto genetico) si procede all’analisi del sangue per individuare gli eventuali anticorpi specifici, causa della malattia. In caso un privato cittadino voglia eseguire il test, anche in età matura, è sufficiente contattare il proprio medico di base o il proprio pediatra.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 12-09-2018 alle 17:59 sul giornale del 13 settembre 2018 - 1404 letture

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