Crisi in catalogna: perché i catalani chiedono l'indipendenza e perché la otterranno

3' di lettura Ancona 20/10/2019 - Dopo le condanne ai leader autonomisti della settimana scorsa la popolazione della Catalogna è scesa spontaneamente in piazza per protestare. Fiumi di persone come non siamo abituati a vedere spesso. Ma perché i catalani protestano e cosa vogliono?

La Catalogna ha perso la sua indipendenza nel '500 per entrare a nel Regno di Castiglia. Dal 1714 al 1931 la lingua Catalana è stata vietata e il popolo Catalano ha subito un processo di assimilizzazione ai castigliani. Durante la guerra civile spagnola Barcellona fu la capitale della Spagna democratica e questo il dittatore Francisco Franco non lo ha mai dimenticato. Il periodo dal 1939 al 1975 è stato il peggiore per i Catalani. La lingua catalana è stata bandita: era reato solo parlarla. (Il catalano è parlato anche in Italia, nella città di Alghero, dove è tutelato).

Alla morte del dittatore Franco la situazione è migliorata è la Catalogna è diventata una delle Comunità Autonome del Regno di Spagna. L'uso del Catalano è tornato ad essere legale e la lingua è stata reintrodotta nelle scuole. Ma la situazione è andata deteriorandosi, perché l'autonomia parziale riconosciuta dalla Spagna non è stata ritenuta sufficiente. All'inizio del nuovo millennio i movimenti indipendentisti hanno progressivamente preso forza fino a conquistare la maggioranza dei seggi in parlamento nel 2015. Da all'ora è stata un'escalation fino ai movimenti di piazza di questi giorni.

Da parte del Governo centrale non c'è stata alcuna apertura verso i separatisti, non esiste nemmeno un dialogo. Il presidente Sanchez domenica ha rifiutato un colloquio telefonico con il presidente della generalità Catalana.

Oggi gli indipendentisti hanno lanciato un appello alla comunità internazionale: "We call on the international community to take a clear position in favour of the resolution the conflict between Catalonia and Spain based on dialogue and respect. There is only one path: sitting down and talking, sitting down and talking."
"Ci rivolgiamo alla comunità internazionale invitandola a prendere una posizione chiara in favore di una soluzione del conflitto tra Catalogna e Spagna basata sul rispetto. C'è solo una via: sedersi ad un tavolo e parlare, sedersi ad un tavolo e parlare."

Il Governo spagnolo invece ha condannato i leader indipendentisti per quello che di fatto è un reato d'opinione e si limita a reprimere le manifestazione, che per la stragrande maggioranza sono pacifiche. In questo modo gli animi dei manifestanti non potranno certo calmarsi e le proteste continueranno.

Le forze dell'ordine stanno già tentando di reprimere le manifestazioni con la forza. I feriti, anche gravi si contano a centinaia, gli arrestati a decine. In questo modo gli animi dei manifestanti non si calmeranno di certo.

Il momento di non ritorno è sempre più vicino. Il Governo Spagnolo presto sarà costretto a decidere se cedere, almeno in parte, o se sparare sulla folla, sui propri cittadini. A quel punto la comunità internazionale non potrà più nascondere la testa sotto la sabbia come ha fatto fino ad oggi. A quel punto la pressione del'opinione pubblica internazionale sulla Spagna sarà insostenibile.








Questo è un editoriale pubblicato il 20-10-2019 alle 17:54 sul giornale del 21 ottobre 2019 - 2210 letture

In questo articolo si parla di michele pinto, politica, editoriale

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