Fermo: Tanta gente alla processione di trasferimento della statua della Madonna del Pianto dal Duomo al tempio di San Francesco

2' di lettura Ancona 20/01/2020 - Ieri, a Fermo, ho partecipato alla processione di trasferimento della statua della Madonna del Pianto, dal Duomo al tempio di San Francesco. Una folla l'ha accompagnata: molta più gente di sempre, molti i capelli bianchi, ma anche molti i giovani. Sicuramente per il tempo, clemente, e per un nuovo vigore del Settenario effuso dalla Commissione voluta dall'arcivescovo Rocco Pennacchio

Coglierei però anche un aspetto sociologico. In tempo di futuro-minaccia, di inconsistenza e paura esistenziale, ravviserei un nuovo avvicinamento alla religione.
Se è vero che per sentire la verve e la preparazione di Sgarbi (uomo sicuramente mediatico) sono arrivati in 1400, è anche vero che per ascoltare don Fabio Rosini ce n'erano poco meno, e buona è stata anche la presenza per Il Dramma di Maria.
Che sta accadendo? E' la domanda che dovremmo porci.
Ieri e stamattina, ho letto le cronache di social e carta stampata. Estrema attenzione è stata rivolta a Sgarbi più per la prossima ubicazione della Sovrintendenza ad Ascoli Piceno, che per il contenuto della lectio magistralis. Eccetto qualcuno, la dimensione religiosa e artistica dei pittori e dei loro committenti è stata omessa o non percepita o, se percepita, considerata di poca importanza. E pure quella cultura scaturente dalla fede religiosa ha fatto bella e grande la nostra terra, e ha dato poi la spinta a tanta costruzione anche sociale, anche economica.
Se il fatto religioso viene ristretto nell'ambito delle sacrestie e non tenuto in debita considerazione, sfugge un elemento importante dell'attività - o inattività - umana.
Sono contento che la chiesa fermana torni a cimentarsi con l'arte. Dopo la morte di mons. Germano Liberati, l'attenzione sembrava più diretta a consolidare le mura che non a far "parlare" i dipinti.
Per finire, un passaggio di Sgarbi andrebbe mandato a memoria: nei musei, i dipinti di arte sacra diventano solo un fatto estetico; nelle chiese diventano preghiera. E quindi richiesta, e quindi apertura all'Infinito. E quindo motore di sviluppo.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 20-01-2020 alle 09:35 sul giornale del 21 gennaio 2020 - 455 letture

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