In difesa di Junior Cally e Amadeus, speravo di morire prima

3' di lettura Ancona 24/01/2020 - Ci risiamo. L'altro ieri il bersaglio della gogna mediatica era Skioffi. Ieri era Amadeus che mi sta simpatico più o meno come le barzellette sul cucciolone. Non ho fatto in tempo a scrivere come la pensavo sulle affermazioni del conduttore che oggi è già tempo di un nuovo mostro da copertina: tale Junior Cally.

Provo a farla breve. Solo una piccola premessa: chiunque venga sottoposto a gogna mediatica, diventa automaticamente vittima da difendere. Anche fosse un serial killer. Figuriamoci un presentatore antipatico o un rapper scarso.

L'indignazione di massa spesso parte da equivoci. Amadeus voleva forse semplicemente dire che la ragazza di Valentino Rossi non ha sfruttato la popolarità del fidanzato per attirare su di sé i riflettori. Ha continuato con la sua vita e per questo, proprio per questo suo essere Donna indipendente, ha meritato la stima del conduttore.

Si è espresso male, malissimo, ma il popolo ha bisogno sempre di qualcuno da sbranare, qualcuno su cui riversare le proprie frustrazioni, senza concedergli nemmeno il beneficio del dubbio.

Mi si dirà: ma Amadeus prende tanti soldi e non può permettersi di sbagliare. Amadeus, rispondo, può prendere pure i milioni di euro ma non rappresenta il potere.

Chi fa le leggi, no, non può permettersi di sbagliare. Contro il potere, sì, bisogna scagliarsi se necessario e fare la rivoluzione. Che costa cara eh!

Ogni altro tentativo di cambiare le cose non è rivoluzionario ma reazionario. Chiuso il capitolo Amadeus.

Junior Cally non so chi sia. Ho ascoltato due canzoni di questo artista (si può definire "artista" un rapper così banale? Si. Si. Opera nel campo dell'arte come Orietta Berti, Pupo come Battisti e De Andrè. Si. Chiudo la parentesi) e non mi sono piaciute.

Ma difendo il cazzo di diritto di un artista di fare storytelling, di entrare in qualsiasi personaggio, recitare una parte.

Gli scrittori noir non sono assassini. I registi splatter non sono sanguinari. Una serie TV sulla camorra non forma nuove leve di camorristi. Un rapper che scrive una storia non è un'omicida.

Questo in generale. Nel caso specifico, per indignarsi, il testo (tra l'altro pure semplice) prima andrebbe letto. Già questo basterebbe per evitare petizioni isteriche.

Il testo parla di rap, non di femminicidio. É una critica alla società, uno sfogo contro la scena rap. La strofa incriminata usa la tecnica dell'iperbole. L'iperbole sta al rap come "eeee" sta a Vasco Rossi.

Tecnicamente questo brano non mi piace. Anzi, vi dirò di più, la strofa dello scandalo è tecnicamente la più riuscita di un brano banale.

L'arte è arte (pure quando non ci piace). L'arte non ha nessuno scopo educativo.

Finiamola di censurare. L'arte non fa male a nessuno. Io difendo pure il diritto di Povia di scrivere quelle stronzate, catto-banali, mezze omofobe. Non sarà mai Povia il problema.

Il problema sta più in alto rispetto a un disperato con la chitarra che fa "oooh" e non si lava i capelli da due mesi.

E per fermarlo, il problema, non bastano petizioni, non bastano post agguerriti.

Ma noi siamo un popolo di codardi, siamo esattamente come quelli che vorremmo combattere e preferiamo prendercela con un rapper mascherato di 28 anni. Facile. Troppo facile.

Nota a margine:
Sono anni che mi chiedo se oggi saremmo in grado di fare petizioni contro "La ballata del Michè" di Fabrizio De André. Un brano che parla di un "povero cristo finito in carcere per aver ucciso un rivale in amore" . Michè s'impicca, si toglie la vita, perché non riesce ad accettare l'idea di passare vent'anni lontano dalla donna amata.
Un omicidio senza pentimento, un suicidio, un'invettiva alla chiesa che non ha pietà per chi si toglie la vita.

Che facciamo, nel dubbio, censuriamo?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 24-01-2020 alle 12:54 sul giornale del 25 gennaio 2020 - 1468 letture

In questo articolo si parla di spettacoli, Giacomo Valeri, comunicato stampa

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