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5' di lettura Ancona 17/02/2020 - PESARO - Si vedono spesso, nelle città e periferie: muniti di vecchie biciclette modello «Graziella», modificate alla bisogna, battono vie e strade carichi di volantini pubblicitari, da lasciare nelle «bussole» delle case. Un lavoro come tanti, apparentemente, ma che può nascondere realtà di sfruttamento e lavoro nero.

Come quelle portate alla luce dal Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino (operante all’interno dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro e Urbino), che nel corso dell’anno 2019 ha monitorato il fenomeno lavoro e sfruttamento nell’ambito della distribuzione del materiale pubblicitario. Agendo di iniziativa e successivamente su delega della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pesaro, ha svolto accurate indagini rilevando il fenomeno d’illecita intermediazione e sfruttamento del lavoro (caporalato) posto in essere mediante comportamenti di prevaricazione nei confronti di numerosi lavoratori (per la quasi maggioranza di cittadinanza pakistana o afgana e/o richiedenti protezione internazionale), non in regola con le assunzioni (c.d. in nero).

L’attività di controllo è stata avviata dalla conduzione di alcune ispezioni presso centri smistamento/prelevamento di materiale pubblicitario, ma anche a seguito di pedinamenti e posti di controllo effettuati da personale dell’Arma Territoriale pesarese, nell’ottica di fattiva collaborazione finalizzata alla prevenzione/repressione del fenomeno sfruttamento in ogni settore. Le indagini hanno rilevato come i lavoratori stranieri, domiciliati nell’entroterra della provincia, venissero impiegati per la consegna di volantini pubblicitari «porta a porta». Per gli spostamenti e le consegne, i lavoratori utilizzavano biciclette messe a disposizione dai datori di lavoro, ma anche “a piedi” e senza alcun mezzo.

I preliminari accertamenti ispettivi effettuati, sia con riferimento agli orari di lavoro che alle anomale modalità di svolgimento del «rapporto» d’impiego, hanno condotto i militari del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro ad eseguire più approfondite indagini, che hanno consentito d’individuare diverse società operanti esclusivamente nel settore volantinaggio, le quali avevano reclutato un numero elevato di lavoratori, di nazionalità pakistana, afgana ed africana, con lo scopo di adibirli al lavoro senza alcuna regolarizzazione a norma di legge e con il chiaro intento di sfruttarli stante le loro precarie condizioni economico sociali nell’ambito della permanenza sul territorio nazionale.

I responsabili di tale società, come hanno dimostrato le investigazioni, avevano costituito 7 ditte individuali (o società) tutte riconducibili a cittadini pakistani, il cui principale scopo era quello di allargare il proprio giro d’affari mediante l’impiego di manodopera completamente «in nero», mediante l’appalto di lavori di distribuzione di materiale pubblicitario per le più grandi catene/realtà di distribuzione nazionale.

I lavoratori, privi di mezzi di sussistenza alternativi e costretti a vivere in condizioni igienico- sanitarie precarie, venivano reclutati e trasportati nella provincia di Pesaro, ma anche in quelle di Ancona, Rimini etc., mediante dei furgoni fatiscenti e insicuri (sovente anche causa di gravi contestazioni di violazioni al codice della strada). Tutti erano costretti a lavorare in condizioni indecorose e sotto continua sorveglianza (dal momento che seguivano tragitti prestabiliti), erano «affidati» al controllo di un capo squadra, venivano monitorati tramite sistemi Gps, erano impiegati anche per più di 11/12 ore di lavoro al giorno (per cinque/sei giorni alla settimana), violando ripetutamente la normativa di in materia di orario di lavoro e riposo. Il tutto ricevendo una misera retribuzione di 30 euro al giorno, rigorosamente in nero (per l’assunzione il lavoratore doveva contribuire alle spese connesse con la regolarizzazione, utile questa per la presentazione di documentazione idonea dinanzi alla Commissione per il riconoscimento della protezione internazionale di Ancona).

Come se non bastasse, i lavoratori erano costretti a vivere in condizioni alloggiative a dir poco degradanti, presso abitazioni in affitto con il medesimo datore di lavoro. Gli investigatori hanno rilevato veri e propri dormitori non conformi, talune volte privi di riscaldamento e di acqua, ed in condizioni igienico sanitarie per lo più precarie. Ai lavoratori in tal modo sfruttati, non venivano nemmeno garantite le osservanze alla normativa in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, da ritenersi quest’ultimo, ulteriore grave indice di sfruttamento lavorativo.

I militari del Nucleo Tutela del Lavoro di Pesaro e Urbino (coadiuvati in talune ispezioni, anche da personale del Nucleo Operativo del Gruppo Tutela del Lavoro di Venezia e da personale dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Pesaro, unitamente a funzionari INPS/INAIL), dopo le approfondite attività investigative, contraddistinte da numerosi riscontri, rilievi e pedinamenti, nonché dall’acquisizione di numerose testimonianze (sia da parte di lavoratori che da altre persone informate sui fatti) e di documenti, hanno deferito sei persone, di nazionalità straniera in quanto ritenuti responsabili, del reato di «intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro».

La vicenda investigativa ha consentito di accertare un imponibile contributivo (importo della retribuzione evasa sulla quale vengono calcolati i contributi previdenziali per ogni lavoratore) di ben 900 mila euro ed un evasione contributiva di euro 400 mila circa; ben 70 i lavoratori in nero riscontrati a seguito della verifiche, oltre ad altri irregolarmente occupati. Per le irregolarità accertate nel corso delle attività ispettive sono state notificate sanzioni per euro 730 mila circa. Dati di tutto rispetto poiché associati al fenomeno caporalato e sfruttamento, particolarmente attenzionato dagli uomini dell’Arma pesarese negli ultimi tempi.

Le operazioni, condotte dal comparto di specialità dell'Arma con la collaborazione dell'Arma Territoriale, sono solo l'esito della raccolta e la successiva analisi di informazioni acquisite con l'opera di “intelligence” effettuata sul territorio, su un fenomeno, quello del caporalato, attualissimo in tutto il territorio nazionale; nella provincia pesarese non esistono segnali gravi del fenomeno caporalato e sfruttamento in ogni settore produttivo, seppur l’attenzione rimane alta, come testimoniano i risultati ottenuti nell’ultimo triennio, da parte dell’Arma dei Carabinieri ed in particolare dagli uomini del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Pesaro e Urbino.

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Questo è un articolo pubblicato il 17-02-2020 alle 15:34 sul giornale del 18 febbraio 2020 - 267 letture

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