Raschia (Fp Cgil): “Casa di riposo Recanatesi, tamponi di massa? Obiettivo da realizzare in ogni struttura”

cgil bandiera 3' di lettura Ancona 26/03/2020 - “Sempre di più le strutture investite dal contagio”

Dalla dichiarazione dello stato d'emergenza dello scorso 31 gennaio in conseguenza del rischio sanitario hanno fatto seguito 8 DPCM 5 DL, una legge di conversione, 1 protocollo e 2 delibere del Consiglio dei Ministri. Fino ad oggi. Senza contare decreti e disposizioni della protezione civile, ordinanze e circolari del commissario straordinario, Ministeri vari e Regioni. Numeri quanto meno sufficienti come preambolo per ogni considerazione soggetta a possibili smentite causa il continuo divenire di una situazione che non ha precedenti. E che non da segni di inversione di tendenza. Ribadita questa dovuta premessa, difficile non aderire all'ulteriore invito promosso dal presidente Bellaspiga per tenere alta la guardia, potenziare misure di distanziamento sociale e adeguare standard di sicurezza. La situazione, infatti, è tutt'altro che risolta e superata: l'emergenza rimane gravissima. Tensione e inquietudine -che animano peraltro tutte le persone- pervadono anche i sentimenti degli operatori che pure non smettono un istante di profondere un impegno coraggioso, prezioso, svolto in prima linea a presidio di servizi fondamentali, resi agli ospiti in condizioni estreme in termini di rischi, salute e sicurezza, orari e turnazioni. Una realtà che abbraccia la Fondazione Recanatesi, Grimani Buttari, Bambozzi, Hermes di Loreto, soltanto per richiamare le strutture più grandi della zona. Sapere dell'esito negativo dei tamponi eseguiti solo su alcuni ospiti della casa di riposo, in attesa di altri responsi, è certo una buona notizia in uno scenario che resta drammatico, nel quale purtroppo sono sempre di più le strutture investite dal contagio. Le notizie di queste ore fanno temere il peggio. Per fortuna la situazione sembra sotto controllo in questa parte del territorio, nonostante difficoltà oggettive riscontrate nell'acquisizione di dispositivi di protezione. Ciononostante, non c'è più tempo da perdere, bisogna far presto: servono strumenti adeguati per gli operatori, estendere al massimo l'utilizzo dei tamponi, misura assolutamente indispensabile dopo aver assunto decisioni organizzative quali la chiusura degli accessi dall'esterno. L'accordo siglato con il Ministero della Salute a favore di operatori sanitari, socio assistenziali, sia pubblici che privati, accoglie le nostre richieste per garantire a tutto il personale di operare nella massima sicurezza: avere adeguati dispositivi di protezione individuale, test di laboratorio per evidenziare eventuale positività -anche a cadenza periodica- per la prosecuzione dell'attività lavorativa, sanificazione nei luoghi di lavoro senza compromettere la funzionalità delle strutture, e procedure di sorveglianza sanitaria omogenee in tutto il territorio cui devono essere sottoposti i lavoratori. A questo punto -ciascun per il proprio ruolo e in un rapporto partecipativo- occorre moltiplicare l'impegno per realizzare quanto stabilito, un impegno adeguato al pari di quello straordinario e impagabile delle lavoratrici e dei lavoratori impegnati in queste realtà. Non ci si dimentichi di loro! Così come non ci si deve dimenticare di queste realtà, anello fragile del sistema socio sanitario dedicato alle persone anziane la maggior parte dei quali non autosufficienti: Strutture che non possono continuare ad affrontare questo grado di emergenza in solitudine e non di rado con scarsità di risorse. Le azioni messe in campo fino ad oggi devono essere implementate e coordinate. E' necessario agire con la massima celerità: le case di riposo potrebbero rappresentare un argine alla diffusione del contagio e contribuire quindi a non sovraccaricare le strutture ospedaliere già in grave affanno.






Questo è un articolo pubblicato il 26-03-2020 alle 13:38 sul giornale del 27 marzo 2020 - 1207 letture

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