Fermo: Fermo, le esequie di Mons. Angelo Fagiani: "caritas" la cifra della sua vita

3' di lettura Ancona 06/07/2020 - Si sono svolte stamane, lunedì 6 luglio, nella Cattedrale di Fermo, le esequie di Monsignor Angelo Fagiani. Numerosi i prelati che insieme all’Arcivescovo Rocco Pennacchio hanno celebrato.

L’intera arcidiocesi fermana, unitamente a quella camerte-sanseverinate, ha salutato don Angelo, scomparso lo scorso 4 luglio, di mattino presto, e lo ha affidato al Padre.

“Maior est caritas”, il motto scelto da Monsignor Angelo Fagiani per lo stemma del suo ministero episcopale, al quale fu chiamato da Giovanni Paolo II il 14 maggio 1997.

Caritas, la cifra di don Angelo. Carità - “agape” in greco - la parola chiave con la quale lo ha voluto ricordare don Nicola Del Gobbo, che, non avendo potuto partecipare fisicamente alla cerimonia funebre assieme agli altri sacerdoti per motivi di salute, ha desiderato affidare il suo ricordo di don Angelo ad uno scritto.

Egli era nato a Monterubbiano nell’aprile del 1943. Nel marzo 1967 ordinato sacerdote.

“Maior est caritas”. Una carità discreta, delicata, rispettosa la sua - come la descrive Don Nicola.

Secondo qualche studioso “amerai il prossimo tuo come te stesso” non sarebbe la traduzione giusta. «L’amore non è un arco teso contro un bersaglio, “il prossimo” non può essere un complemento oggetto. La traduzione corretta sarebbe “amerai al prossimo tuo come te stesso”.

Non sottigliezze grammaticali ma lo stile proprio della “caritas”. Sbaglia chi dice di amare l’altro come un oggetto, sia esso da raggiungere, da conquistare, da occupare, da possedere, da consumare» afferma Don Nicola.

Don Angelo quindi ha esercitato il suo servizio di carità pastorale al dativo, rispettando i tempi dell’altro, vicino all’altro. Lo ha fatto come insegnante di teologia morale all’istituto teologico di Fermo, come rettore del seminario arcivescovile di Fermo, come parroco a Civitanova alta prima e a Porto Sant’Elpidio poi, nella parrocchia della Santissima Annunziata.

Ѐ stato eletto alla sede arcivescovile di Camerino- San Severino Marche e ordinato vescovo, ed è qui che «con la sia 127 bianca è corso a dare speranza ad ogni famiglia della diocesi colpita dal terremoto del 1997», si ricorda. Sempre sulla soglia della libertà degli altri, «schierato con il Movimento dei Cursillos, coi lavoratori, con l’Azione Cattolica e poi, dopo la sua malattia, che lo ha costretto a dare le dimissioni dal servizio a Camerino-San Severino Marche, ha continuato a vivere la sua carità nella Casa del Clero del Seminario di Fermo».

In lui - come ricordato stamane- pazienza, delicatezza, premura e la consapevolezza dell’urgenza che l’annuncio del Vangelo fosse accompagnato da una testimonianza di vita, da un agire conforme al messaggio da comunicare.

Dio e l’altro: «mai mancato ad un momento di preghiera; sempre si accorgeva se qualche operatore socio sanitario, personale, seminarista fosse assente».

Angelo. “Messaggero”. «Un nome appropriato alla persona: un angelo, l’inviato che ci ha annunciato che il regno di Dio è già qui».

Buon viaggio don Angelo.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 06-07-2020 alle 16:41 sul giornale del 07 luglio 2020 - 260 letture

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