Verdi: "Incendio al porto e area protetta del Conero, due facce della stessa medaglia"

Gruppo Verdi Ancona 3' di lettura Ancona 17/09/2020 - Nel giro di 24 ore ad Ancona abbiamo assistito ad una grave esplosione nell’area portuale e ad una dichiarazione del Sindaco contro la realizzazione dell’Area Marina Protetta del Conero, che vorrebbe essere una pietra tombale su questo ormai storico progetto, perseguito da almeno un decennio dai Verdi di Ancona.

Questi due eventi ci mostrano come sia ormai necessario ripensare il mare nell’ambito di una “Blu Economy” sostenibile. L’ennesimo incendio, dopo quello dell’Ancopesca nel 2003, in un’area di particolare conformazione, 40mila metri per sei capannoni, una superficie enorme, che ha comportato grandi difficoltà ai Vigili del Fuoco nel domare le fiamme. Ma soprattutto un “incidente rilevante” (ai sensi delle due “Direttive Seveso”) che ha messo a rischio la salute dei cittadini di Ancona e di alcuni Comuni limitrofi a causa delle esalazioni di materiale potenzialmente pericoloso.

È tempo di prendere atto che aziende e siti produttivi o di stoccaggio di questo genere non dovrebbero più operare in aree portuali, a maggior ragione se in pieno centro storico come nel caso di Ancona. Il porto è la più grande azienda della città, ma è anche la più inquinante per la presenza di un traffico marittimo e veicolare ancora alimentato da combustibili fossili e, a causa della presenza di siti produttivi particolari, anche potenzialmente pericolosa. L’etica(?) del “lavoro ad ogni costo”, anche a rischio della vita dei lavoratori e dei cittadini non dovrebbe più trovare spazio nelle scelte programmatorie e politiche di governo di una comunità.

Il caso della Raffineria API di Falconara adiacente alla città, e ad infrastrutture aeroportuali e ferroviarie ne è il classico esempio. Si pensi da subito ad una programma di riconversione di queste aree, con il supporto delle menti più illuminate e con una visione del territorio, pensiamo alle facoltà di Ingegneria, di Economia e di Biologia dell’UNIVPM, ad esempio.

Il mare, il suo habitat e le infrastrutture terrestri di confine possono essere una straordinaria opportunità di sviluppo socioeconomico sostenibile se ripensati nell’ottica del Green New Deal: ecco perché i Verdi si battono da anni per la protezione del mare e promuovono con forza la realizzazione dell’Area Marina Protetta (AMP) del Conero. Università, comitati, cittadini, associazioni, partiti politici stanno facendo sentire la loro voce su questo tema e riteniamo questo processo ormai ineludibile.

Non ci si nasconda dietro il falso problema della gestione: nessuno pensa all’ennesimo “carrozzone pubblico”, bensì a soluzioni leggere e praticabili mutuabili dalle decine di esperienze analoghe in Italia e nel mondo. La Von Der Leyen ha annunciato ieri che il 37% del Recovery Fund europeo verrà destinato al Green Deal; le risorse ci sono, le competenze anche: chi amministra le città spieghi ai cittadini perché non vuole tutelare e valorizzare una naturale fonte di ricchezza e di sviluppo sostenibile. Altrimenti saranno i cittadini, attraverso lo strumento del Referendum, ad esprimersi in modo forte e chiaro.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-09-2020 alle 16:12 sul giornale del 18 settembre 2020 - 245 letture

In questo articolo si parla di verdi, politica, area marina protetta del conero, gruppoverdiancona, comunicato stampa, incendio al porto

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.me/bwkS





logoEV
logoEV