Falconara: tombe dei partigiani Baldelli e Cameranesi, il Comune programma il restauro

4' di lettura 19/09/2020 - Le tombe dei partigiani Goffredo Baldelli e Aldo Cameranesi, nella parte più antica del cimitero di via Castellaraccia, sono al centro di un programma di restauro del Comune di Falconara.

Già nell'autunno scorso l'amministrazione comunale aveva fatto restaurare la targa commemorativa che ricorda, insieme a Baldelli e Cameranesi, anche Augusto Bordoni, Gino Canonico e Renato Sordi, caduti nella lotta contro il nazifascismo. Davanti alla lapide in marmo, ogni anno, viene deposta una corona in occasione delle celebrazioni del 25 Aprile.

Dopo aver passato in rassegna l'anno scorso i documenti del servizio cimiteriale e quelli della Giunta e del Consiglio, ora gli uffici comunali stanno cercando anche nell'archivio storico eventuali atti, emessi tra il 1948 e la fine degli anni Cinquanta, che possano attestare la disponibilità pubblica del sepolcro di Baldelli e Cameranesi. Se sulla tomba non ci fossero diritti di privati, sarebbe possibile predisporre subito un progetto dettagliato di restauro, da sottoporre al vaglio della Soprintendenza, data la storicità della sepoltura. Entrambi i partigiani erano stati sepolti a Falconara nel giugno del 1945, in due tombe separate. Alla fine degli anni Cinquanta vennero realizzati i sepolcri, dove le salme furono traslate.

Goffredo Baldelli nacque a Falconara Marittima il 15 maggio 1905. Di professione fabbro, non nascose mai anche durante il ventennio fascista le sue idee repubblicane, diffondendole grazie alla stampa clandestina di cui era artefice diretto, tanto da essere continuamente oggetto di perquisizioni da parte della milizia fascista che sfociarono in arresto nel maggio del 1943. Modello per la sua attività di opposizione politica e poi di lotta partigiana fu Piero Pergoli che economicamente lo aiutò a raggiungere Brindisi, pochi giorni dopo l'8 settembre. Nella città pugliese Baldelli frequentò lezioni di tattica, apprese i codici per comunicare con gli Alleati e gli venne consegnata una radio ricetrasmittente che, nell'ottobre del 1943, riuscì a portare a Cingoli, in una piccola chiesa da dove si ricevevano le comunicazioni degli Alleati.

Nei mesi successivi si distinse in numerosi azioni di sabotaggio nei confronti della milizia fascista e delle truppe naziste: fondamentale l'apporto che diede per il bombardamento alleato di un treno tedesco carico di munizioni che transitava da Jesi verso Falconara nell'aprile del 1944. Essere diventato un punto di riferimento per gli Alleati, che gli avevano attribuito incarichi sempre più importanti, innescò una serie di lotte interne con le altre bande partigiane che sfociarono con l'assassinio di Baldelli avvenuto il 5 giugno del 1944. L'omicidio di Baldelli avvenne a Poggio San Vicino, negli appennini maceratesi, per mano di un partigiano di origine montenegrina che venne condannato in contumacia nel 1948. Venne poi insignito della medaglia d'argento al valor militare alla memoria dal Capo provvisorio dello Stato.

Aldo Cameranesi, nato il 10 ottobre del 1921 a Montemarciano, fu ucciso il 23 giugno 1944 durante un'operazione di rastrellamento che le forze tedesche organizzarono nella zona di San Silvestro di Senigallia, in seguito a un'azione partigiana mal condotta e fallimentare che avrebbe portato al ferimento di un motociclista portaordini tedesco, poi riuscito a raggiungere Senigallia e a dare l'allarme. Avvertito del rastrellamento il comandante del Gap di Montignano-Marzocca diede l'ordine ai suoi uomini di rientrare alla spicciolata nelle proprie abitazioni, dopo aver lasciato le armi nei consueti depositi interrati e nascosti tra la vegetazione. Le forze tedesche spararono all'impazzata raffiche di mitra in ogni anfratto e alla fine fecero prigionieri, caricandoli sui camion, una decina di civili tra contadini della zona e sfollati.

Il partigiano Aldo Cameranesi fu intercettato insieme a un compagno mentre si stava avviando verso la propria casa: uscendo da un canneto si ritrovarono di fronte i tedeschi con i mitra spianati. Mentre Aldo fu immediatamente disarmato della pistola, l'altro lasciò cadere a terra le due bombe a mano che aveva con sé e si dette alla fuga, riuscendo, sebbene l'intenso fuoco tedesco, a gettarsi tra il grano ormai alto e poi dentro a un fosso, fino a raggiungere, anche se ferito, il torrente Rubbiano, dove stanziava un piccolo presidio partigiano. Opposta la sorte di Aldo che venne crivellato di colpi sul posto, in un'aia in località San Silvestro. La sua morte fece sì che gli altri prigionieri venissero subito liberati, sfuggendo a una tragica fine.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-09-2020 alle 12:16 sul giornale del 21 settembre 2020 - 321 letture

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