Chiusura cinema e teatri, La Punta della Lingua aderisce alla manifestazione di protesta

teatro 3' di lettura Ancona 28/10/2020 - La punta della Lingua si unisce al coro di proteste per la chiusura generalizzata di cinema e teatri in vigore da lunedì scorso.

Come associazione abbiamo avuto esperienza diretta di cosa significhi organizzare un Festival ai tempi della pandemia, avendo messo in piedi, tra mille difficoltà, l’avventurosa edizione di quest’anno. Destreggiarsi tra i complicati (e volubili) protocolli di sicurezza, via via declinati tra nazionali, regionali e comunali, è stato estremamente frustrante e faticoso ma è stato un lavoro che abbiamo svolto volentieri, convinti com’eravamo (e come ancora siamo) che la fruizione dal vivo di contenuti artistici e culturali non dovesse in alcun modo mettere a rischio la nostra e l’altrui salute.

Massimo rispetto, dunque, per i protocolli di sicurezza e rigorosa applicazione degli stessi, anche quando ci sono sembrati sibillini o paradossali. Rimarrà agli annali del Festival, a tal proposito, la collocazione ad opera dei volontari, mai come quest’anno in odore di santità, di ben 900 sedie all’aperto per uno spettacolo che non poteva ospitarne più di 300. Per fortuna i numeri ci hanno dato ragione e a fronte della mobilitazione di migliaia di persone non è stato registrato alcun contagio e anzi, volendo vedere l’aspetto positivo di tanto sforzo, la nostra associazione ha sviluppato ulteriori competenze e un supplemento di rigore organizzativo che, ne siamo certi, ci tornerà utile in futuro.

Ma noi non siamo soli. Come spettatori, infatti, abbiamo avuto modo di verificare come il rispetto delle norme anti covid sia stato, nella città di Ancona e in tutte la Regione Marche, l’obbiettivo primario di tutti gli organizzatori, sia istituzionali che privati. La Mia Generazione Festival, Il Festival Adriatico-Mediterraneo, il Kum e il Festival App di Ascoli Piceno conclusosi, in spazi al chiuso, la scorsa settimana, sono lì a dimostrarlo. Per non parlare delle sale cinematografiche, altri luoghi di nutrimento intellettuale e di “divertimento pensante”, gestiti in massima sicurezza, con radicali riduzioni delle capienze, grazie alla professionalità degli esercenti e che hanno registrato, infatti, un impatto zero sulla diffusione del contagio.

Per questo non ci convince la risposta del Ministro Franceschini che sottolinea come la dolorosa scelta di chiudere per un altro mese cinema e teatri sia stata suggerita dalla necessità di ridurre la mobilità delle persone. Vivendo in provincia (come la maggior parte degli italiani del resto) ci sembra che una giustificazione di questo genere sia valida esclusivamente per quelle metropoli in cui per recarsi al cinema o a teatro si utilizzino metropolitane o sovraffollati mezzi pubblici. Non è questo il nostro caso. E non è neanche il caso della stragrande maggioranza degli italiani. Aggiungiamo, inoltre, che il pubblico di questi eventi non è certo composto da scapestrati scavezzacollo ma da adulti consapevoli e rispettosi delle norme.

Che siano le amministrazioni locali, regionali e comunali, a valutare caso per caso l’effettivo impatto di tale mobilità sulla diffusione del virus. Per tutti questi motivi l’associazione Nie Wiem ha deciso di aderire alla manifestazione nazionale dei lavoratori dello spettacolo organizzata per il 30 Ottobre e che ad Ancona ha previsto un presidio, dalle 10 alle 13, in Piazza del Plebiscito ad Ancona. Sempre nel massimo rispetto delle misure di distanziamento interpersonale, di pulizia delle mani e indossando le mascherine. Perché i presìdi medico-chirurgici sono importanti. Ma i presìdi di civiltà non sono da meno.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-10-2020 alle 11:59 sul giornale del 29 ottobre 2020 - 224 letture

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