Area marina protetta del Conero, i motivi per dire no

5' di lettura Ancona 18/11/2020 - Nel 2000 la presentazione del progetto di “Area Marina Protetta” del Conero aveva scatenato una valanga di proteste da parte dei cittadini di Ancona, Sirolo e Numana, culminate in una raccolta di migliaia di firme contro tale progetto.

Si era costituito in tale occasione il “Comitato contro l'Amp del Conero”, cui hanno aderito rappresentanti dei pescatori sia sportivi che professionali, utenti della nautica, subacquei sportivi ed operatori turistici, tutti unanimemente contrari al progetto. Come contrarie si sono dichiarate le amministrazioni locali di Ancona, Numana e Sirolo. Il Ministero pertanto aveva accantonato il progetto. Oggi, a distanza di venti anni, il progetto viene ripresentato e rimesso in discussione. Tutti gli aderenti al “Comitato” hanno a cuore l’ambiente marino e la fauna ittica, la contrarietà nasce dall’utilizzo dello strumento giuridico Area Marina Protetta.

Quali sono i motivi per dire no a questo progetto?

1. Le esperienze delle Aree Marine Protette già istituite sono dal punto di vista finanziario fallimentari. Pochissime hanno portato benefici alla fauna ittica. I fondi per gestirle sono insufficienti. Il Ministero finanzia esclusivamente le spese di costituzione ma non la gestione successiva. L’onere finanziario per la gestione ricade sui cittadini della zona interessata, che subiscono il danno e la beffa di pagare per amministrare un territorio che non possono più frequentare. Gli unici beneficiari risultano essere i consigli di amministrazione degli Enti di gestione. Sarebbe veramente tragico se in una fase storica in cui, a causa della crisi economica provocata dal COVID, milioni di cittadini non arrivano a fine mese, invece di snellire la macchina burocratica e diminuire il costo della “politica”, si creasse qui un nuovo “carrozzone”. Se invece la gestione venisse affidata all’Ente Parco del Conero verrebbero escluse le amministrazioni comunali e l’Ente Parco si vedrebbe gravato di ulteriori incombenze quando si trova in enormi difficoltà già oggi a gestire il Parco terrestre.

2. Motivi oggettivi legati all’ambiente della costa del Conero. La nostra costa, che ha un elevato valore paesaggistico, non ha invece sotto il pelo dell’acqua peculiarità tali da giustificare l’istituzione di una A.M.P.: non sono presenti organismi rari né in pericolo di estinzione, il fondale presenta un substrato di rocce calcaree ricoperte da alghe e molluschi fino a poche centinaia di metri dalla costa (in molti tratti anche meno di cento metri) e già dalla profondità di dieci metri si estende un fondale “inerte” sabbioso o fangoso. Sono inoltre completamente assenti le praterie di posidonia che caratterizzano i fondali di altri mari e per la cui salvaguardia sono state motivate altrove le istituzioni di parchi ed aree protette.

3. Motivi di opportunità giuridica. Importare nel contesto della costa del Conero uno strumento giuridico, qual è l’Area Marina Protetta, che è stato pensato per ambienti completamente diversi sarebbe una forzatura, qui non ci troviamo su un’isola o su un promontorio scarsamente abitati, ma in un territorio densamente antropizzato, con un porto commerciale, un porto peschereccio e due porti turistici tutti di rilevanza nazionale.

4. Motivi di impatto sociale e culturale. Tutti sanno che i cittadini delle nostre cittadine costiere (ma anche gli abitanti dell’hinterland), vivono da sempre in rapporto strettissimo con il mare. Sono centinaia i pescatori sportivi (di cui moltissimi anziani) che con la loro barchetta vanno a calare le due nasse consentite dalla legge per catturare qualche seppia o a pescare con la lenza. E da sempre nelle belle giornate estive i nostri concittadini di ogni età vanno a pescare la razione consentita dalla legge di “moscioli” da mangiare con famiglia ed amici.

Il Comitato favorevole alla istituzione della AMP parla di una proposta ministeriale “morbida” che consentirebbe di continuare a svolgere tutte le attività. Si tratta di uno “specchietto per le allodole”, una palese bugia. In nessuna AMP esistente sono consentite attività che fanno parte del nostro patrimonio culturale come ad esempio: utilizzare nasse per la pesca sportiva, raccogliere “moscioli” o praticare la pesca in apnea. Non è possibile fare “deroghe” al regolamento previsto dalla legge quadro se non più restrittive rispetto ad esso. Ove, in passato, erano state previste tali “deroghe” in fase iniziale queste sono state tutte cancellate dal Ministero.

Le nostre proposte di salvaguardia dell'ambiente marino

Tutti coloro che aderiscono al “Comitato Contrario alla A.M.P.”, ribadiscono pertanto l’opposizione ad una “Area marina protetta” sulla costa del Conero. Chiedono invece misure efficaci di protezione del mare, disinquinamento dei corsi d’acqua che scaricano sostanze nocive nelle nostre acque, allontanamento delle rotte delle grandi navi veloci che creano un continuo moto ondoso sulla costa incrementando erosione e torbidità delle acque, rispetto delle regole che già esistono sia per la pesca professionale che per la pesca sportiva e come dimostra il caso della nave “NICOLE” affondata al largo di Numana, portano ad un miglioramento della catena alimentare e di conseguenza ad un incremento degli stock ittici.

Da parte nostra stiamo lavorando da mesi con i comuni di Ancona e Sirolo a uno strumento alternativo “le zone di tutela biologica” che riteniamo molto più focalizzato sulla tutela del mare, sostanzialmente senza costi e con ricaduta positiva sull'economia della nostra riviera. Uno strumento che ponga limiti solo alle attività realmente nocive per il nostro mare senza limitarne la fruibilità ai cittadini. Abbiamo a cuore il nostro amato ambiente marino, non le poltrone che potrebbe generare!






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-11-2020 alle 15:42 sul giornale del 19 novembre 2020 - 1858 letture

In questo articolo si parla di politica, comunicato stampa, Comitato contro l'Amp del Conero

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