"Ossessione” di Luchino Visconti: nel film manifesto del neorealismo la testimonianza di Ancona prima dei bombardamenti del '43

4' di lettura Ancona 11/01/2021 - “Di dove sei figliolo?”, “Di Senigallia”, “Ah, di Senigallia, mezzi santi, mezza canaglia!”. Gino, l’erratico protagonista del film “Ossessione”, viene apostrofato con queste battute iniziali dal reverendo al quale Luchino Visconti mette addosso anche i panni del corifèo, che nella tragedia greca conduce il coro nel predire e commentare gli eventi drammatici riservati dal destino ai personaggi della narrazione.

E’ infatti alle radici classiche del melodramma, che attinge il padre del neorealismo nel riadattare il soggetto del film, ripreso dal romanzo del 1934 “The Postman Always Rings Twice” (Il postino suona sempre due volte), dello scrittore americano James M. Cain. Per i suoi contenuti di aperta sfida alla cultura e alla morale del fascismo la pellicola, appena proiettata nell’autunno del 1943, fu ritirata dalla sale di molte città italiane e la censura del regime ne fece sparire tutte le copie in circolazione, tranne quella che Luchino Visconti riuscì a mettere in salvo personalmente.

La prima parte di “Ossessione”, è girata nella bassa padana tra Ferrara e Codigoro, in un paesaggio solcato come un basso continuo dal maestoso procedere del Po. Strade polverose e campi bruciati dal sole a picco fanno da sfondo alla passione che incendia gli sguardi e i corpi e dei due amanti, Gino e Giovanna, mentre cieco e indifferente si disimpegna nei soliti affari quotidiani il locandiere Bragana, marito di Giovanna e vittima predestinata di un’intesa che associa amore e morte, come nel più classico dei drammi. Gino è interpretato dall’attore marchigiano Massimo Girotti ai suoi esordi, che scelse come sua residenza di riposo e di villeggiatura il borgo fermano di Torre di Palme, mentre per il ruolo di Giovanna era stata scelta Anna Magnani, poi sostituita da Clara Calamai. D

opo una temporanea rottura della relazione con la sua amante, Gino raggiunge in treno Ancona, successiva location del film, dove incontra “lo Spagnolo”, un giramondo che lo invita a liberarsi da ciò che lo opprime, preparandosi ad un viaggio di scoperta di se stesso e della realtà. Ma i buoni propositi della coscienza si vanificano sulla banchina del porto anconetano, dove Gino è mostrato accanto alla sua valigia, mentre attende una nave su cui non avrà mai il coraggio d’imbarcarsi. Tornato sui suoi passi, risale verso il centro cittadino, incontrando di nuovo lo Spagnolo, che esce dall’attuale vicolo di San Marco in Via Cialdini.

Da qui i due amici risalgono la china e nella finzione cinematografica la via che percorrono li conduce alla cattedrale di San Ciriaco. Seduti sul muretto che delimita il piazzale del belvedere, guardando verso il porto fissano lo sguardo sulla linea d’orizzonte in cui lo spazio del mare aperto si congiunge con l’aspettativa del tempo futuro. Nella sequenza in cui danno le spalle alla chiesa, sul tetto della navata si intravedono figure di operai impegnati in lavori di manovalanza, svolti anche alla base della cupola. Non può essere casuale che Visconti abbia compreso all’interno dell’inquadratura questa scena che, al contrario, segnala come molti altri particolari delle sequenze girate in Via Cialdini, quegli spunti di presa in diretta della vita reale che la nuova poetica cinematografica gli suggeriva. E che abbondano ancora nelle sequenze successive della fiera di San Ciriaco, allestita nella stessa area in cui appare la chiesa di S. Maria in Curte, dedicate al casuale ritrovarsi insieme di Gino, Giovanna e del Bragana.

Dopo la trionfale partecipazione di quest’ultimo al concorso canoro del “Caffè degli amici”, i protagonisti percorrono lo scalone Nappi, valorizzando l’ambientazione popolare delle piazzette e dei vicoli del colle Guasco, che scendono verso via Pizzecolli. Nell’ultima sequenza ripresa nello stesso contesto urbano, i tre personaggi che camminano accompagnati dalla rumorosa allegria del Bragana avvinazzato, attirano l’attenzione di una famigliola che cena all’aperto sul terrazzino di un’umile abitazione.

E’ l’ultimo tratto di strada, prima della sua conclusione di fronte a palazzo Ferretti, di cui è riconoscibile la finestra con arco ribassato e la cornice in pietra, con le caratteristiche volute laterali tardo cinquecentesche disegnate da Pellegrino Tibaldi al di sotto della mensola. Si tratta del lato breve del palazzo, che ora affaccia sulla Piazza del Senato, uno spazio inesistente nel mese di giugno del 1942, quando furono girate le riprese anconetane del film, e creato dalla distruzione dei bombardamenti dell’anno successivo, tremendo quello del 1° novembre 1943 per la strage dei 700 morti nel rifugio di Via Fanti, oggi via Birarelli, che rasero al suolo chiese, vie e interi quartieri.

Questo l’imprevisto e imprevedibile, per il suo stesso autore, significato storico di “Ossessione”, un film che senza bisogno di rappresentarla, ricorda alla città di Ancona la tragedia collettiva della guerra e le mutilazioni inferte sul suo corpo dai bombardamenti. Un motivo in più per rivedere il film nella versione originale con sottotitoli in inglese, distribuito dalla Cineteca di Milano in streaming gratuito nella giornata del 12 e fino alle ore 10.00 del 13 gennaio.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-01-2021 alle 16:20 sul giornale del 12 gennaio 2021 - 454 letture

In questo articolo si parla di cultura, cinema, Francesco Maria Orsolini, comunicato stampa

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