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Tombolini commenta Macrí: "Faremo pulizia, tuteleremo Ancona e i suoi legittimi interessi"

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Vincenzo Macrì per 36 anni è stato è stato elemento di spicco della magistratura italiana. Giudice istruttore e presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, si è occupato di reati di mafia, in particolare della guerra di mafia, avvenuta nella città di Reggio dal 1985 sino al 1991, che ha cagionato oltre settecento morti.

Agennaio 1993 è stato componente della Direzione Nazionale Antimafia, con sede in Roma, e si è occupato del coordinamento delle indagini con particolare riferimento a quelli sulla ‘ndrangheta che in quegli anni diveniva rapidamente la più potente tra le mafie italiane. È stato applicato alla DDA di Reggio Calabria in vari processi, tra i quali quello denominato “Olimpia”, paragonabile al maxi processo di Palermo contro Cosa Nostra, occupandosi in particolare dei rapporti tra ‘ndrangheta e massoneria, destra eversiva e settori dei servizi segreti. Dal 2010 è stato procuratore generale della Corte d’Appello di Ancona sino a quando nel 2016 è andato in pensione.

Bene, Macrì che di queste cose se ne intende e che non è di certo un contaballe si è espresso con estrema chiarezza: “Ancona ha un substrato sociale marcio». Ed ancora «C’è un intreccio di lobby, poteri forti, consociativismi, grazie alle entrature nelle istituzioni, alle amicizie». Come se non bastasse: «C’è un giro di cocaina spaventoso nell’Ancona bene».Infine, e purtroppo ciliegina sulla torta: : «Se le strade di Ancona sono così piene di buche, è perché i lavori vengono fatti male. E se vengono fatti male è perché le ditte che li eseguono si servono di manodopera sottopagata. Sono tutti segnali di illecito».

Il silenzio dell’ex sindaca renziana, ancora alle prese con l’appalto del tappetino bituminoso al Viale ( danno per la città valutato in 250 mila euro) o con la storia dell’ex Metropolitan (una perdita per le casse comunali di oltre due milioni di euro e relativa azione della Magistratura) o il buco della Fondazione città del teatro (con un sospeso di oltre 4 milioni di euro) o ancora il contenzioso che solo per la vicenda Busco rischia di costarci circa 11 milioni di euro, è davvero assordante.

Ma per carità certe cose danno fastidio a chi ha governato per decenni, a chi protegge un sistema di potere che a volte potrebbe sconfinare in territori pericolosi. Guai a parlarne. Soprattutto quando si è piena campagna elettorale. Figurarsi in prossimità di un ballottaggio fra la città che vuole sapere e capire e quella che ha invece la pancia piena e la casa sicura,e quindi fa come gli struzzi.

Noi che vogliamo cambiare la nostra Ancona non abbiamo paura di nulla. Noi siamo pronti a guardare in tutti gli armadi del nostro Comune, a leggere carte e bilanci.

Per capire bene come sono stati spesi i soldi della comunità. Soltanto per le asfaltature sono stati spesi più di 8 milioni di euro e già in diversi punti si notano le prime crepe, i primi cedimenti. Noi vogliamo spezzare eventuali intrecci perversi e vogliamo fare pulizia laddove fosse necessario.

Noi non abbiamo appunto scheletri nell’armadio. Noi siamo la nuova Ancona, quella del bene comune,. Della trasparenza e non quella degli amici degli amici.



Questo è uno spazio elettorale autogestito pubblicato il 13-06-2018 alle 10:35 sul giornale del 14 giugno 2018 - 848 letture