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Untore dell'HIV: una chiamata telefonica avvisò della malattia di lui la ragazza che denunciò l'uomo

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Un verdetto arrivato per telefono, inaspettato. Ad avvisare la giovane donna, che ha denunciato l'untore, della malattia di lui una persona vicina a Pinti, ma ormai era troppo tardi. Il web intanto si scatena, commenti d'odio sul profilo Facebook dell'uomo.

L'aveva contattata quando era venuto a sapere che la ragazza era affetta da un mal di gola che non riusciva a guarire. Una chiamata ricevuta da una persona molto vicina a Claudio Pinti, forse un parente o un amico intimo, iniziata con la più banale delle domande “Come stai?”, quando la giovane donna aveva iniziato a lamentarsi della malattia che non voleva passare, arrivava dalla cornetta l'agghiacciante confessione sulla malattia che Claudio Pinti le aveva celato da tempo.

Subito la fidanzata di Pinti correva a fare il test, e prima ancora di ricevere i risultati si rivolgeva al noto avvocato del Foro di Ancona Alessandro Scaloni, che suggeriva un secondo test presso il reparto malattie infettive dell'ospedale di Torrette. I risultati dei due test giungevano in contemporanea con il verdetto inequivocabile di positività al virus dell'HIV.

Da qui la coraggiosa decisione di denunciare l'uomo che l'aveva ingannata, rubandole la salute e la libertà di scelta. “Non deve succedere a nessun altro” dichiarava la giovane alla Polizia al momento della denuncia che ha portato Pinti dietro alle sbarre. Sembrerebbe che solo pochissimi sapessero delle reali condizioni di salute di Pinti, tacendole forse nella convinzione che nella propria intimità il 36enne prendesse tutte le dovute precauzioni per non contagiare l'attuale compagna, non immaginando la sregolata vita sessuale e le teorie negazioniste sull'HIV.

Anche le cause della scomparsa della compagna dell'untore erano rimaste una notizia nota a pochi. La morte della 36enne, che lasciava una figlia piccola, aveva suscitato commozione a Polverigi dove lavorava e ad Agugliano dove aveva vissuto, ma la versione a tutti nota era che fosse scomparsa in seguito ad un tumore, notizia giunta anche alla attuale ragazza di Pinti. La discrezione di quei pochi che sapevano, dettata dall'affetto per quella famiglia che aveva subito un lutto tanto importante, era inconsapevolmente destinata a coprire le inspiegabili azioni criminali di un uomo che viveva una doppia vita.

E nel frattempo il mondo del web si scatena sulla vicenda alla ribalta delle cronache delle testate e dei telegiornali locali e nazionali. L'Archetipo dell'untore, retaggio medievale che richiama visioni di peste e topi, terrorizza ancora nel XXI secolo, nella sua nuova declinazione dell'HIV e di Internet e la paura assume come sempre connotati grotteschi. Decine se non centinaia i commenti sul profilo Facebook di Claudio Pinti, inneggiano a giustizia sommaria, minacciano e insultano, cercando di esorcizzare in maniera aggressiva quella paura impossibile da tenersi dentro.





Questo è un articolo pubblicato il 14-06-2018 alle 18:06 sul giornale del 15 giugno 2018 - 4025 letture