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Apre Casa Pound: gli antifascisti sfilano in corteo. È battaglia per il quartiere del Piano

4' di lettura Ancona 07/10/2018 - Sabato 6 ottobre Casa Pound ha aperto la sua prima sede nel capoluogo dorico di via Jesi 55, dietro Piazzale Loreto. Attive le contestazioni di sigle di sinistra, sindacati, partiti e centri sociali, uniti sotto la bandiera dell’Antifascismo per sfilare da largo del Crocefisso in zona Archi fino a Piazza Ugo Bassi.

Le nuvole non hanno scoraggiato le centinaia di manifestanti che si sono riuniti nel largo del Crocefisso agli Archi, per manifestare contro l’apertura di CasaPound e la sua inaugurazione la giornata di sabato. “Siamo tutti Antifascisti” il grido che si è alzato dal corteo che poi incamminatosi verso piazza Ugo Bassi, a solo qualche isolato da via Jesi 55, dove il Segretario Nazionale di Casa Pound stava inaugurando la nuova sede.

Una situazione potenzialmente esplosiva, nonostante il dispiegamento di forze dell’ordine a fare da cuscinetto tra i due avversari politici. Entrambe le compagini hanno scelto la via della manifestazione pacifica, pur non rinunciando a qualche provocazione e invettiva lanciate dal megafono e striscioni.

Un corteo pacifico quello del movimento antifascista, nel quale sono confluiti sindacati come Cobas e USB, rappresentanze di partiti e movimenti politici tra i quali Potere al Popolo e Un’Altra Idea di città e svariate associazioni e centri sociali da tutta la provincia di Ancona. Numerose anche le famiglie del luogo, italiani e stranieri che con bambini in prima fila hanno urlato la disapprovazione all’apertura della sede del partito di estrema destra e la loro volontà all’integrazione.

Tra le voci del corteo anche quella di Francesco Rubini, consigliere comunale e capogruppo di Altra Idea: “Questa per noi è una festa. C’è chi lavora per l’integrazione e chi vuole costruire ghetti. A questo movimento, che non appartiene alla nostra città deve essere lanciata una risposta chiara e forte”. Commenta la manifestazione anche il Ezekias Mastaki dei Giovani Democratici: “Occorre dare un segnale di rottura, mostrare che noi giovani ci siamo anche nel portare avanti il valore dell’antifascismo. Si sente la mancanza del PD. In momenti come questo bisognerebbe dare risposte ai reali anziché pensare a lotte politiche interne e caminetti”.

E si è alzato forte il grido della compagine Antifascista, attirando la curiosità dei molti che si affacciavano alla finestra “Loro vi promettono sicurezza, ma vi offrono solo odio e razzismo” l’avvertimento che veniva dal microfono del corteo, “Non conoscono il quartiere, non appartengono alla storia di questa città. Sono un retaggio fascista sdoganato da Salvini e Casa Pound deve essere chiusa”.

Nel frattempo a poche centinaia di metri Di Stefano parlava ai sostenitori del partito di estrema destra. Ancora tante famiglie venute all’inaugurazione della sede, ragazzi in camicia e pettorina con su lo stemma del partito e numerosi i sostenitori che avevano accompagnato il segretario dal Lazio. Un totale di circa duecento persone assiepate dentro e davanti alla sede bianco e rossa, in cui capeggia lo stemma della tartaruga crociata “Gli Italiani devono riprendersi questo Paese dall’Europa” incita il Segretario Di Stefano, il cui discorso di inaugurazione verte per lo più su temi di politica monetaria e nazionale, introdotto dal coordinatore di Ancona Emanuele Mazzieri “Se lavoriamo bene sul territorio e guadagniamo consensi elettorali, inserendo prima un consigliere comunale, poi due, tra dieci anni un Sindaco, potremo ridare al nostro Paese la Sovranità che gli spetta”.

Una battaglia ideologica, quella tra le due parti, intesa ad apporre il proprio vessillo sul quartiere più discusso di Ancona. Luci e ombre che si confondono nell’occhio di chi guarda: melting pot, esempio di convivenza, o ghetto vittima della criminalità straniera e non? Non manca tuttavia di serpeggiare una certa preoccupazione degli abitanti, che vedono il luogo in cui vivono e lavorano diventare ancora una volta il campo di battaglia, questa volta politica. Nonostante il pacifico svolgimento della manisfestazione si addensano nuvole cariche di scontro e attrito tra i due litigiosi vicini, su un quartiere che più che contrasti ideologici sembra chiedere serenità e risposte concrete, in particolare dalle Istituzioni, defilate almeno in questa occasione.


di  Filippo Alfieri
redazione@vivereancona.it







Questo è un articolo pubblicato il 07-10-2018 alle 21:35 sul giornale del 08 ottobre 2018 - 2170 letture

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