Civitanova: Storia di una Oss “Qualunque”, la Oss di Civitanova e il suo appello: “state a casa vi prego e aiutateci ad aiutarvi”

3' di lettura Ancona 04/04/2020 - “C’era una volta…” tutte le fiabe iniziano così, come pure la storia di M.P. (che di seguito chiameremo Em) , Oss civitanovese, che, dopo aver lavorato per 22 anni in una casa di riposo, da settembre inizia un nuovo percorso all’ospedale di Torrette di Ancona. Un cambiamento molto positivo per lei, non solo per gli orari ma anche per il tipo di mansioni svolte che la gratificano maggiormente.

Tutto volge al meglio per lei finchè non arriva il Covid-19.

Dal 23 marzo la sua vita è stata letteralmente stravolta, essendo stata assegnata proprio al reparto covid-subintensivo.

Per Em è cambiato tutto all’improvviso. Turni estenuanti con pazienti che richiedono assistenza maggiore e continua, pesanti da un punto di vista fisico ma soprattutto morale.

Ci racconta di come è difficile lavorare vestita quasi come un’astronauta, con 4 paia di guanti e con la mascherina per tutto il tempo che toglie ossigeno e sensibilità al tocco.

E’ necessario però rimanere lucida e calma.

Non puoi grattarti se ti pizzica il naso, non puoi toccarti se ti fa male qualcosa, non puoi andare in bagno se devi fare pipí e non puoi bere se hai sete....

Quando ti spogli devi seguire tutta una procedura nei minimi dettagli per non contaminarti ed infettarti...

A tutto questo si aggiunge il protocollo da seguire in caso di decessi.

- In 23 anni ho avuto a che fare con tanti decessi. Purtroppo lavorando in una casa di riposo capita, ma qui, in questo momento è diverso, è disumano.

È un protocollo che toglie dignità e umanità, toglie a chi ti ama la possibilità di un ultimo saluto, di un ultimo abbraccio, di un ultimo bacio.

Questo dolore mi segnerà a vita. Quell'immagine resterà sempre impressa nella mia mente.

Non riesco più a fare un sonno continuo, non riesco più a staccare la spina quando finisco il turno.

La prima volta che mi è successo di occuparmi della salma quando sono tornata a casa, sotto la doccia, ho pianto talmente tanto che non mi tornava il fiato.-

Fa una pausa Em, e la faccio anch’io con lei. Il suo racconto ti entra dentro, non si può restare indifferenti.

Perché questa esperienza ti cambia e cambia la routine.

Per Em ancora di più.

Ogni volta che torna a casa deve fare attenzione a tenersi a distanza, proprio lei così solare, così abituata a manifestare il suo affetto con i propri familiari e la sua nipotina che le manca da impazzire.

Fa attenzione a usare stoviglie monouso, disinfettare continuamente il bagno e ogni cosa che tocca, a tenersi in disparte, rinunciando a quei momenti di vita quotidiana per amore dei suoi.

Ha paura Em, come abbiamo paura tutti noi.

Ha paura che tutto questo non finisca presto, ha paura che possa toccare le persone a lei care, ha paura della superficialità di alcune persone e la leggerezza con cui a volte si agisce, ha paura delle difficoltà delle persone che non muoiono solo in ospedale ma anche a casa: da soli e senza aiuti.

Perché questo virus non colpisce solo il corpo ma ogni aspetto della vita di tutti noi.

Nonostante le paure però ogni giorno lei guarda avanti per le persone che ama e per i suoi pazienti, che nonostante i guanti e la mascherina cercano ancora un contatto umano al di là di tutto.

Va avanti perché lo deve a sé stessa e alla vita.

Ma ha bisogno di aiuto Em, dell’aiuto di tutti noi: perché solo restando a casa, solo usando il buonsenso possiamo aiutare lei e tutti coloro che ci stanno tutelando!

Perché la salute è un bene prezioso, come la vita, e noi abbiamo il dovere di proteggerla, a tutti i costi.






Questo è un articolo pubblicato il 04-04-2020 alle 14:04 sul giornale del 06 aprile 2020 - 412 letture

In questo articolo si parla di cronaca, articolo, Meri Desideri

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