Fermo: LE IDEE DEGLI ALTRI. Alberi e parchi verdi prima di tutto. La ricetta dell'arch. Leandro Luciani

4' di lettura Ancona 15/07/2020 - L'architetto Leandro Luciani si alza presto al mattino. Alle 4,30 è già in moto. Gli piace vedere il sorgere del sole sul mare e respirare l'aria fresca. Gli piacerebbe anche che la nostra Terra di Marca fosse più rispettata e valorizzata: dal verde alle bellezze architettoniche. Con una sollecitazione per un Parco marino.

Una volta lei mi disse che odiava i pallini neri sul Piano regolatore...

Il mio punto di vista forse è deformato dalla professione che svolgo. Però odio tutto quello che restringe, che chiude. Non mi piace quando si dice: questo è mio questo è tuo. Sto parlando dei piani regolatori, ogni paese ha fatto il suo a prescindere dal paese vicino. Mi piace ricordare che Milano, dove ho studiato al Politecnico e poi lavorato alla Edilnord, subito dopo la guerra redasse un piano intercomunale. Non si chiuse, aprì. Noi abbiamo realizzato il contrario: ognuno ha la sua area industriale, artigianale, abitativa. Ognun per sé.

Fermo ha delle responsabilità?

In questa chiusura è pesata una certa mentalità fermana proveniente dalla vecchia aristocrazia che difendeva i propri interessi. Decenni fa, nei confronti dello sviluppo di alcuni comuni industriali calzaturieri, si arricciava il naso. Poi, invece c'è stata la politica della rincorsa.

Ho scritto di alberi, domenica scorsa, su questo giornale. Forse una cosa poco significativa...

Nemmeno per sogno. Purtroppo gli alberi sono stati tolti per allargare le strade, per consentire la corsa delle auto e nemmeno sono stati realizzati i marciapiede. Si costruisce per le macchine. La nuova bretella di Fermo verso Campiglione non ha una pianta, neppure un cespuglio. È una pista per gare. Dove ognuno prova la sua potenza. Un tempo la strada che da Porto San Giorgio conduce a Fermo, era alberata: una fila doppia di eucalipti e altri tipi di alberi che, non solo ombreggiavano, ma svelavano la città un po' alla volta. Una sorta di magia. L'uomo deve poter camminare. Godere dei prati, dei girasoli, dei fiumiciattoli. Ci siamo negati tutto questo.

Ma si può invertire la marcia. Da dove comincerebbe?

Dalle cose piccole, che sono le più preziose. E dalla messa da parte dei Piani regolatori, che sono costosi e hanno tempi lunghi. È tempo invece di rivisitazioni. Ed è tempo di guardare i luoghi da un'altra prospettiva.

Arrivando a Fermo, dove farebbe un'operazione verde?

Il quartiere di Santa Petronilla ha urgentissimo bisogno di un polmone verde, di un parco.

La zona di Fonte Fallera, dove sorgono le antiche fontane- lavatoi, dovrebbe diventare un altro parco. A Marina Palmense, accanto al campo di rugby, si potrebbe dar vita ad un originalissimo parco marino, con insenatura che consenta alle acque del mare di entrare dentro.

E il Girfalco?

Il Girfalco mi provoca un dolore non tanto come architetto quanto come cittadino. Lei lo definirebbe un parco? È diventato un parcheggio davanti a Villa Vinci, di lato e dietro al Duomo che viene considerato come una cosa insignificante: una casa qualunque. La domenica poi si lascia l'auto dappertutto. Capisco che c'è la messa, capisco l'accordo tra Diocesi e comune, ma io, che ho 83 anni, alla messa ci vado a piedi.

C'è un'altra questione: siamo ignari che quei pini intorno al cedro, che formano un'ellisse, erano La Cavallerizza, il luogo dove i nobili portavano a sgambare i cavalli. Ecco, valorizzando la nostra storia possiamo essere ancora più attrattivi. Poi ci sarebbe da fare un discorso sui vialetti che non esistono più. Insomma, questa cosa mi addolora, ripeto: come persona.

Altre bellezze da valorizzare?

Ho lasciato il cuore nella chiesa abbandonata degli Angeli Custodi, che si trova lungo la via che porta al santuario della Madonna del Pianto. Quella chiesa fu costruita dal grande architetto Carducci. È un piccolo pantheon. Fu data dalla Diocesi in uso al comune, ai tempi del sindaco Di Ruscio che fece alcuni lavori. L'allora sovrintendente Maria Luisa Polichetti fece un sopralluogo e disse: «Non è possibile tenere un'opera d'arte del genere in questo modo». Recuperare, allora, e valorizzare. Per prima cosa.




Adolfo Leoni


Questo è un articolo pubblicato il 15-07-2020 alle 10:57 sul giornale del 16 luglio 2020 - 199 letture

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