Le Ville Settecentesche di Bagheria: itinerario storico-artistico

9' di lettura Ancona 02/12/2020 - A pochi chilometri da Palermo, fuori dalle classiche mete turistiche, scopriamo uno dei tesori nascosti della nostra isola, “Bagheria”.

Bagheria, “Baaria” in siciliano, è tra le città siciliane più ricche di storia, dove è possibile ammirare le più belle ville storiche della nostra isola. Relativamente all’etimologia del nome, sembrerebbe che derivi dal nome fenicio “Bayharia”, zona che discende verso il mare, o dall’arabo “Baab El Gerib”, porta del vento.

La città tra i primi del Seicento e i primi del Novecento è stata la meta delle più ricche famiglie nobili della Sicilia, che in questo luogo, tra distese di limoni e fichi d’india, hanno costruito le loro sontuose ville per trascorrervi le vacanze estive, fuggendo dal caldo asfissiante di Palermo. E’ stata anche meta di peregrinazioni illustri, tra i quali Goethe, che le dedicò una delle pagine più belle del suo celebre “Viaggio in Italia”.

Le Ville costruite in stile barocco, dai luminosi ed eleganti ambienti interni, arricchiti da affreschi e pregiate decorazioni che rivestono le volte dei soffitti, e dai vasti spazi all’aperto dominati da una lussureggiante vegetazione, rappresentano uno straordinario patrimonio storico-architettonico. Esse sono dei veri capolavori realizzati da illustri architetti dell’epoca su commissione dell’alta nobiltà e l’altissima borghesia siciliana di quel periodo. Tali personaggi sono raccontati nel libro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo”, dal quale nel 1963 è stato tratto il film di grande successo diretto da Luchino Visconti ed interpretato da Claudia Cardinale e Burt Lancaster.

Bagheria, la bella cittadina nobile e intellettuale, dai salotti culturali, ha dato i natali a grandi artisti, tra cui il pittore Renato Guttuso, la scrittrice Dacia Maraini ed il regista premio Oscar Giuseppe Tornatore.

Lasciandoci guidare dal desiderio di riviere i lussi e le magnificenze di quei tempi scopriamo insieme alcune delle Ville Settecentesche di Bagheria.

Nel 1658 il vicerè di Palermo Giuseppe Branciforti principe di Pietraperzia e Leonforte, fortemente amareggiato dalla fallita congiura antispagnola, nella quale era stato uno dei protagonisti, decise di ritirarsi in esilio volontario nelle terre di sua proprietà a Bagheria. Fu proprio lui il primo nobile che si fece costruire la prima villa a Bagheria “Villa Butera”.

La villa, è fiancheggiata da due torri in stile medioevale. Al fronte sud e al fronte est sono presenti due ampie scalinate e i due fronti hanno un cortile antistante, fiancheggiato da casette strette e basse. Sul frontale orientale, sopra la porta principale in stile cinquecentesco è presente una scritta su marmo: “Ogni speranza è ormai perduta, un solo bene mi consola: che il tempo passa e vola e presto mi toglierà la vita”. Visitando gli ambienti interni si possono ammirare affreschi e preziosi lampadari in cristallo che sembrano far rivivere i fasti delle feste organizzate dalla famiglia Branciforti.

Il vasto parco di Villa Butera, purtroppo non esiste più e la villa è oggi proprietà del Comune di Bagheria.

Nel 1715 per volontà di Ferdinando Gravina e Cruyllas, principe di Gravina e Palagonia, iniziarono i lavori di costruzione di “Villa Palagonia”, ultimati verso la metà del XVIII secolo dal nipote Francesco Ferdinando II. Fu proprio quest’ultimo a fare realizzare circa duecento decori raffiguranti figure antropomorfe ed animali fantastici, statue con sembianze mostruose e raccapriccianti da suscitare al visitatore timore, curiosità e incredulità, tanto da fare dare diverse interpretazioni. Alcuni sostengono che le statue fossero il frutto della mente folle del principe, altri sostengono che le statue fossero esseri diabolici e malefici, posti a difesa della villa ed in grado di comparire in sogno a chiunque tenti di entrare all’interno.

Il principe non era folle, era un uomo molto eccentrico, era un intellettuale molto raffinato, ed era riuscito anche a ricoprire diversi incarichi pubblici e di prestigio.

Alla Villa si arriva attraversando un lungo viale e i due archi di trionfo: il primo chiamato dei “tre portoni”, oggi non più visibile; il secondo corrispondente all’attuale “arco della santissima trinità”.

Singolare è la Sala degli Specchi, un salone interamente ricoperto di specchi capace di moltiplicare all’infinito l’immagine di chi entra, un effetto molto suggestivo.

La Villa ha ispirato nel corso del tempo artisti ed intellettuali di alto livello, suscitando ammirazione, come nel caso di Salvador Dalì e Renato Guttuso, a volte generando stupore, come nel caso di Goethe.

Chiamata anche “Villa dei mostri”, “Villa Palagonia” è un vero gioiello, unico nel suo genere, rappresenta la migliore e più eloquente rappresentazione di architettura barocca suburbana della Sicilia.

In un’incantevole zona circondata dal verde, erge “Villa Cattolica”. Francesco Bonanno, principe di Cattolica, fece costruire nel 1736 la villa con un’artistica architettura barocca.

Circondata da alte mura merlate, la villa si presenta agli occhi del visitatore come un grande castello di forma quadrangolare, con due esedre parallele, una accoglie lo scalone, l’altra un ampia terrazza con loggiato sottostante.

Il piano nobile dal 1973 è sede della galleria d’arte moderna e contemporanea, grazie alla generosa donazione delle opere del maestro Renato Guttuso alla sua città.

Nell’esedra settentrionale si trova il sarcofago monumentale che accoglie le spoglie di Renato Guttuso, disegnato dal suo fraterno amico Giacomo Manzù.

Al piano terra si trovano due antiche putie: quella dei pittori di carretto dei fratelli Ducato e quella del maestro Durante, scultore della pietra di Aspra.

“Villa Cattolica”, dal 1988 proprietà del comune, custodisce un pezzo di storia siciliana che oltrepassa l’armonia architettonica per sconfinare nel territorio dell’arte.

Con la sua maestosità ed eleganza estetica “Villa Valguarnera” appare come una reggia. La più regale delle Ville di Bagheria, fu dimora dei principi Alliata di Villafranca.

Costruita per volontà dalla principessa Anna Maria Gravina nel 1712, fu ultimata nel 1783 dagli eredi di Gravina, sarà poi opera dalla principessa Donna Anna Maria Valguarnera a completarla nello stato attuale.

Dal cancello in ferro, eretto da due pilastri in pietra di Aspra, si percorre il viale all’interno del grande parco verde, giungendo ad una scala che porta ad una veranda, dalla quale si accede al grande salone da ballo decorato in oro zecchino, affreschi con raffigurazioni floreali e dipinti degli illustri antenati della famiglia Valguarnera. Nelle altre sale della Villa si possono ammirare affreschi di paesaggi e racconti mitologici.

Una piccola collinetta detta “Montagnola” sovrasta la villa, dalla quale si può ammirare la vista su Bagheria.

"Villa Valguarnera" ha affascinato registi e stilisti di moda, è stata teatro di spot pubblicitari, anche Dolce&Gabbana ne ha girato uno che ha visto la partecipazione di Sofia Loren, la regia di Giuseppe Tornatore e le musiche di Ennio Morricone.

Esempio tipico della fusione fra la sobrietà neoclassica e il decorativismo barocco è “Palazzo Inguaggiato”, costruito intorno al 1770 dal marchese di Santa Marina, Giovanni Pietro Galletti su progetto dell’architetto Andrea Giganti.

Il palazzo a pianta rettangolare, è stato realizzato in tufo, la corte posteriore è formata da un corpo a C addossato al palazzo, rimasta interrotta a seguito della sua trasformazione in stile Luigi XIV.

E’ possibile che in origine venisse utilizzata come residenza di caccia e successivamente, durante i moti del 1848, la villa venne utilizzata come caserma per le truppe borboniche.

Intorno alla metà del XVIII secolo il principe di Ramacca, Bernardo Gravina, costruì alle falde del monte Catalfano “Villa Ramacca”.

Dalle semplici linee architettoniche, la villa mostra sul fronte della corte una terrazza ammattonata con maiolica colorata e con la balaustra in pietra di tufo d’Aspra.

Grande orgoglio di “Villa Ramacca” è un ricco giardino di piante esotiche, attraversato dal viale di accesso alla villa.

Il principe Lugi Naselli di Aragona nella prima metà del Settecento costruì “Palazzo Cutò”, un grande complesso quadrilatero, i cui ambienti, dall’elegante gusto estetico, presentano vistose decorazioni e rivestimenti in marmo rosso, ed possibile ancora apprezzare i resti delle pregiate decorazioni che rivestono le volte dei soffitti.

“Palazzo Cutò” è luogo simbolo di Bagheria, sede della Biblioteca Comunale e del prestigioso Museo delle Cere e del Giocattolo.

Costruita da Michele Gravina principe di Comitini intorno alla metà del 1700, ad opera dell’architetto di Stato Abate Nicolò Palma, “Villa Trabia”, nel 1890, fu acquistata dal principe Pietro Lanza di Trabia che ne ordinò il restauro modificando significativamente l’originario aspetto della struttura.

In stile neoclassico, conserva ancora poche tracce di barocco all’esterno: decorazioni in stucco, due statue allegoriche di lato alla facciata e vasi sull’attico.

Non meno bella, sicuramente più spettacolare e imponente in ambito serale è “Villa Villarosa”.

Costruita nel 1770 da Don Placido Notarbartolo, duca di Villarosa, lo stile della Villa è ispirato al neo-classicismo, con riferimenti anche all’arte greca, e privo di elementi barocchi.

Su base rettangolare, si eleva su due piani e all’ingresso principale presenta un grande portico in stile corinzio ad otto colonne, al quale si accede da un’ampia scalinata in tufo arenario.

E’ una villa privata che viene affittata per eventi grazie alla suggestiva bellezza del suo portico in stile corinzio.

Le “Ville Settecentesche di Bagheria” rappresentano un patrimonio storico, architettonico e artistico di grandissimo valore. Sono custodi di espressioni artistiche di altissimo livello, circondati da paesaggi mozzafiato, dove il barocco siciliano impera e trova la massima espressione. Ville che affascinano, che trascinano il visitatore in un turbinio di emozioni. Un itinerario da non perdere per rivivere lo splendore di quei tempi, il lusso e la sontuosità delle costruzioni.










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