Diaconale: scompare un grande giornalista, amico della ragione laica, libertario senza dogmatismi

4' di lettura Ancona 02/12/2020 - L'alba di martedì 1 Dicembre ha visto, a Roma, la morte di Arturo Diaconale, giornalista di razza, esperto di temi storici e geopolitici, appassionato anche di ambiente e di sport (era, tra l'altro, capoufficio stampa della S.S. Lazio, e portavoce del Presidente Claudio Lotito).

Chi scrive ha perso veramente un caro amico e collega, un cultore sincero della ragione laica, ma senza presuntuosi dogmatismi, sempre aperto al confronto con tutti (non a caso era molto amico del socialista democratico Giuseppe Averardi, ex-comunista, direttore dell’altra testata “Ragionamenti Storia” e fautore del centrosinistra). Esponente della cultura liberale nel senso migliore del termine, vicino anche alla tradizione laica di Destra e Sinistra storiche del postRisorgimento.

Abruzzese "doc", di Montorio al Vomano (nel teramano), ma trapiantato a Roma, Diaconale inizia giovanissimo, nel '73, alla redazione romana de "Il Giornale di Sicilia". Poi giornalista parlamentare, nell'85 entra, come redattore parlamentare, al "Giornale", all'epoca ancora diretto dal "mito" Montanelli. Nel '92, in piena tempesta di Tangentopoli, diventa direttore de "L'Opinione", settimanale del Partito Liberale Italiano. Il suo arrivo in quello che è uno dei classici periodici di partito, dal ritmo lento e sonnacchioso, rappresenta una vera rivoluzione: Arturo infatti inizia a rimodernare la testata, con l'obbiettivo di trasformarla in un magazine moderno e combattivo, punto di riferimento di una destra laica e protesa al progresso.

Ma la stagione di Tangentopoli e di ”Mani pulite”, com' è noto, segna la fine di quasi tutti i partiti, PLI compreso. Allora, ricorda Andrea Mancia su "L'Opinione" del 1 Dicembre, “invece di mollare il colpo e cercare fortuna altrove (e ne avrebbe certamente avuto la possibilità), Arturo raddoppiò la posta: rilevò la testata dal partito e la trasformò in quotidiano". "L’Opinione" diventò così “una palestra d’addestramento per una serie infinita di giovani giornalisti che non avevano intenzione di piegarsi alla dottrina del conformismo progressista. Molti di loro sono diventati firme prestigiose dei giornali e delle televisioni italiane...Che oggi lo ammettano con se stessi oppure no, devono proprio ad Arturo la prima possibilità di potersi confrontare con la professione giornalistica".

Ma "L' Opinione", testata nata e sviluppatasi in ambiente sempre comunque liberale e laico, in realtà aveva avuto piu' vite. Era nata, come quotidiano, a Torino addirittura nel 1846, per iniziativa di un gruppo di liberali comprendente Giacomo Durando, Massimo Cordero di Montezemolo, Urbano Rattazzi, futuro premier del Regno d'Italia, Giuseppe Cornero e Giovanni Lanza (il primo direttore). Dopo aver a lungo appoggiato la politica cavouriana, il quotidiano, nemico dichiarato dei repubblicani mazziniani, sopravvisse sino a Dicembre del 1900. Sarebbe poi rinata nel 1945, come organo del Partito liberale in Piemonte, sopravvivendo però solo un anno; infine sarebbe nuovamente risorta, come settimanale appunto del PLI, nel 1949. Nel 1992, Diaconale la rifonda, col nuovo titolo “L’Opinione delle libertà”.

Nel 2004, Arturo avvia sul suo giornale un dibattito relativo alla Casa Laica, una lista che intende unire i movimenti vicini al centro destra. Ritenendo prioritario far tornare in Italia una forza liberale, Diaconale si impegna nello sforzo di riunire i liberali e partecipa alla ricostituzione del Partito Liberale Italiano nel 2004. Partecipa anche alla nascita dei Riformatori Liberali nel 2005, del cui manifesto è uno dei primi firmatari.

Nel 2009, in vista del V congresso del Partito Liberale del 20 e 21 febbraio, si candida come segretario del partito, con l’ex-radicale Marco Taradash come presidente: formando insieme la mozione "Italia liberale", che si scontra aspramente con quella del segretario uscente Stefano De Luca, "Democrazia liberale" (che risulterà vincente). Nel marzo successivo, Diaconale è nominato commissario straordinario del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga: posizione che gli viene confermata, come presidente del Parco al termine del commissariamento, nel luglio 2010. Nel febbraio 2014, istituisce il «Tribunale Dreyfus»: una onlus nata per la riforma del sistema giudiziario italiano e dotata di un “Soccorso Azzurro” dedicato alle vittime dei casi di malagiustizia. Ad agosto 2015, infine viene eletto, dalla Commissione di Vigilanza sulla RAI, membro del CdA dell’azienda.

"Con Arturo Diaconale - sottolinea Ivo Pulcini, medico cardiologo e osteopata, Direttore sanitario della S.S. Lazio – se ne va un caro amico. Un uomo di altri tempi, una persona davvero speciale (e un laziale vero, impegnatosi fortemente per la sua squadra). Un uomo, soprattutto, che concepiva il giornalismo, la politica e l’impegno sociale e ambientale come servizio pubblico per il bene della comunità, non come trampolino per le arrampicate sociali, o per arricchimenti illeciti”.


di Fabrizio Federici
redazione@vivereroma.org





Questo è un articolo pubblicato il 02-12-2020 alle 11:11 sul giornale del 03 dicembre 2020 - 409 letture

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