Vaccini: dopo Pfizer anche AstraZeneca in ritardo. Roma, e l'Italia, costrette a modificare piano vaccinale, chiamata in causa anche Commissione UE

4' di lettura Ancona 24/01/2021 - L'azienda statunitense Pfizer ha assicurato che dalla settimana che inizia il 25 gennaio la fornitura del vaccino da parte tornerà "a regime”. La società che produce il vaccino anti-Covid – il primo approvato e distribuito nel Regno Unito, negli USA e in Europa, quindi anche in Italia – ha anche precisato che “dall’8 al 18 Gennaio sono state inviate le fiale previste dal piano di ordinazione, poi c’è stata la riduzione a causa del riadattamento del sito produttivo belga di Puurs" (situazione, questa, per la verità citata, in questi giorni, anche da autorevoli esponenti del Comitato Tecnico-Scientifico governativo).

Il Presidente del Consiglio Conte e il commissario all’emergenza Arcuri avevano tuonato ripetutamente, negli ultimi giorni, contro le case farmaceutiche. A scatenare le polemiche, oltre ai ritardi di Pfizer – dovuti, a quanto sembra, appunto ai lavori negli impianti belgi dell’azienda – si è aggiunta, sabato 23 gennaio, anche AstraZeneca: annunciando che le prime forniture destinate all’Unione Europea subiranno dei tagli del 60% (!) nel primo trimestre. Delle 80 milioni di dosi, insomma, ne arriveranno solo 31. Il farmaco AstraZeneca dovrebbe essere approvato dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) a fine gennaio, e n seguito dall’AIFA italiana.

Roma, e tutta l'Italia, modificano quindi il piano della campagna vaccinale. Le riduzioni di dosi comunicate da Pfizer e da AstraZeneca “faranno slittare di circa quattro settimane i tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione. Da domani le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto gli operatori sanitari”, ha detto il Viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, Domenica 24 gennaio a Domenica In su RAI 1.

"Tra due settimane, se tutto va bene – ha aggiunto Sileri – avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80″. “Questo tipo di rallentamento – ha continuato il Viceministro – coinvolge tutta l’Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti”.

E a proposito di Europa, è pronta a ricorrere ai mezzi legali anche l’Unione Europea per far rispettare i contratti firmati con Pfizer, ha detto il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel. Ma la stessa Commissione europea è stata ora chiamata in causa sulla questione vaccini: Il Mediatore europeo, dal 2013 l’irlandese Emily O’Reilly, citato dall’agenzia stampa Reuters, ha annunciato – riferisce la testata, specializzata in temi europei e internazionali, K metro 0.it, edita da Nizar Ramadan - l’avvio di un’indagine sul modo in cui la Commissione europea gestisce i contratti di acquisto dei vaccini anti Covid-19 firmati con le compagnie farmaceutiche a nome degli Stati membri. “Abbiamo appena aperto un’indagine sul rifiuto della Commissione di concedere l’accesso pubblico ai documenti relativi all’acquisto di vaccini contro COVID-19”, ha detto un portavoce del Mediatore europeo, citato sempre da K metro 0.it (il Mediatore Europeo,sorta di Difensore Civico UE, indaga su casi di cattiva amministrazione nelle istituzioni, organi, uffici o agenzie dell'UE, agendo di sua iniziativa o sulla base di denunce da parte dei cittadini).

Nel frattempo, Corporate Europe Observatory, l’organizzazione no-profit che si occupa di raccogliere e documentare le azioni e gli eventuali effetti del “lobbismo aziendale” (da parte, cioè, di società nazionali o multinazionali) sui processi decisionali all'interno dei principali organi della UE, ha chiesto l’accesso al contratto firmato con AstraZeneca, il primo accordo siglato dall’UE, e ai documenti legati ai negoziati sui vaccini. La Commissione ha rifiutato la prima richiesta e non ha deciso sulla seconda, ha detto il Difensore civico europeo.

“Dato il significativo interesse pubblico per la questione, chiederei alla Commissione di emettere una decisione di conferma su entrambe le richieste di accesso il prima possibile e al più tardi entro l’11 febbraio 2021“, ha scritto venerdì 22 gennaio il Mediatore in una lettera proprio all’esecutivo dell’UE.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2021 alle 21:50 sul giornale del 26 gennaio 2021 - 339 letture

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