Fermo: Semer l'enthousiasme: l'art d'éduquer autrement

7' di lettura Ancona 26/01/2021 - Intervista a Luigi Di Somma

Luigi Di Somma ha conseguito la laurea magistrale in Lingue e Letterature moderne europee all’Università Federico II di Napoli nel 2012. Nel 2013 si è trasferito in Francia dove ha lavorato come lettore di lingua italiana in Costa Azzurra. Insegna in Italia dal 2016. Si definisce una persona eclettica poiché nutre i più svariati interessi. Ama viaggiare e ascoltare musica, adora il cinema e la natura. Sogna di aprire una scuola di lingue e magari di diventare dirigente scolastico.

1. Com’è nato il tuo interesse per la lingua francese?
È stato un colpo di fulmine! Era il primo giorno di scuola media e da subito mi sono innamorato di questa nuova lingua dal suono affascinante e musicale. Ricordo perfettamente la mia professoressa delle scuole medie a cui devo questa passione. Avevo l’abitudine di attaccare un post it su qualsiasi cosa ci fosse in casa con il suo corrispettivo in francese. Mia madre non ne poteva più! Ma se sono diventato un docente di francese lo devo soprattutto alla mia insegnante del liceo, la professoressa Elena D’Alessio, che mi ha trasmesso l’amore per questa lingua. Mi ha insegnato tantissimo. È grazie a lei che poi ho continuato i miei studi all’Università Federico II di Napoli dove mi sono laureato.

2. Qual è stato l’argomento oggetto della tua tesi di laurea?
Il titolo della mia tesi magistrale è stato Vendredi ou les limbes du Pacifique di Michel Tournier: la riscrittura di un capolavoro. L’opera che ho preso in esame è stata la riscrittura del celebre romanzo di Daniel Defoe, Robinson Crusoe. Mi sono concentrato sul modo in cui l’autore ha spostato il punto di vista della storia su Venerdì, facendo emergere i valori dello schiavo, reintroducendo il desiderio e la sessualità che erano assenti nell’opera di Defoe, insomma rovesciando quegli elementi che facevano del personaggio di Robinson il prototipo dell’individualismo borghese, capitalista e colonialista. Un vero e proprio lavoro di letteratura comparata.

3. Che cosa significa per te insegnare?
Per me insegnare significa infondere l’entusiasmo e la passione per la cultura e la lingua francese. Ho deciso di diventare un insegnante per avere la possibilità di far appassionare i ragazzi a quella che, a mio parere, è la lingua più bella che esista. Credo che insegnare significhi tirar fuori il meglio dagli studenti, farli sbocciare, incuriosirli, motivarli, supportarli e farli diventare qualcuno.

4. Qual è il tuo asso nella manica?
La mia passione per le nuove tecnologie e i social network. Utilizzando le nuove tecnologie per la didattica mi avvicino al mondo dei miei allievi, invitandoli a studiare divertendosi e mettendo in pratica quello che fanno di continuo. Propongo loro sempre nuove sfide didattiche, gli faccio creare dei post su Instagram, video su TikTok, prodotti digitali interattivi. E soprattutto insegno loro il francese di uso quotidiano, funzionale alla comunicazione di tutti i giorni che possa essere utilizzato in un contesto ben preciso, senza un costante uso della grammatica e delle regole. Parto dal presupposto che i miei studenti debbano uscire da scuola con la capacità di poter comprare un gelato o un caffè in Francia, saper chiedere delle informazioni alla stazione e muoversi facilmente in città.

5. Perché studiare il francese oggi?
Perché è una lingua parlata in tutto il mondo oltre che nell’Unione Europea. È una lingua protagonista in diversi ambiti: la letteratura, la musica, la cucina, la moda; una lingua che può offrire davvero tanti sbocchi professionali. Inoltre, Francia e Italia sono partner economici da moltissimi anni e in tantissimi settori. Penso che oggigiorno bisogna concentrarsi sullo studio di una seconda e terza lingua straniera oltre all’inglese che ormai è di default. Studiare il francese si rivela così un’ottima opportunità per riuscire nella vita, sia personale che professionale.

6. Cosa ti piace della Francia?
Della Francia mi piace il savoir vivre. I francesi vivono con fervore, con passione e con orgoglio. Il loro patriottismo e il senso di appartenenza alla nazione mi ha sempre colpito enormemente. Adoro la cultura, le tradizioni francesi... per non parlare della loro pâtisserie, ebbene sì, sono très gourmand! Mi piace girare la Francia: ogni anno scelgo una città e la visito. La cosa che amo di più è la diversa architettura delle case francesi: in ogni regione se ne scopre una. Si ha la sensazione di essere in vari paesi e invece sei sempre in Francia!

7. Temi per le sorti del francese in ambito scolastico?
Certo, soprattutto quando i dirigenti non evitano di far perdere le ore ai docenti di francese. Lo spagnolo si sta diffondendo sempre più e questo, spesso, determina la perdita di ore di francese laddove la scuola non permette lo studio di entrambe le lingue, ma le pone come scelta opzionale. Conosco molti docenti che sono costretti a completare il loro orario in altre scuole perché non ci sono ore di francese sufficienti. Temo per il francese perché spesso viene considerata una lingua poco attraente rispetto ad altre. Pertanto, bisogna rendere la lingua francese accattivante, diversificando la didattica e motivando gli alunni a studiarla. Sono estremamente convinto che siano i docenti ad avere un ruolo fondamentale per far avvicinare gli studenti alla lingua.

8. Cosa cambieresti della scuola italiana?
I manuali! Sono pieni di grammatica e non privilegiano la comunicazione che secondo me è la priorità. Costringono noi docenti ad affrontare degli argomenti che non sono affatto coerenti con le indicazioni del Quadro Europeo di riferimento per le lingue straniere. Aumenterei il monte ore per l’insegnamento della seconda lingua: alle scuole medie due ore sono davvero poche, non è impossibile riuscire a raggiungere gli obiettivi del livello richiesto per la scuola media, ma con un’ora in più alla settimana si potrebbero fare tante attività di potenziamento e ci si potrebbe dedicare a un recupero più mirato e intenso.

9. Quali sono a tuo avviso le maggiori difficoltà che incontrano i tuoi alunni nell’apprendimento del francese?
Sicuramente la pronuncia. Ci sono dei suoni che non esistono in italiano e gli studenti hanno la tendenza a pronunciarli, leggendo tutte le lettere così come sono scritte. Ascoltano poco, poiché considerano la ripetizione ad alta voce un esercizio inutile. Un’altra cosa che noto è che gli alunni hanno difficoltà a fare delle riflessioni linguistiche sulla grammatica italiana e ciò impedisce loro di fare accostamenti che potrebbero risultare utili per l’apprendimento della seconda lingua comunitaria.

10. Com’è il tuo approccio alla didattica del francese?
Direi un approccio comunicativo e pragmatico mirato a favorire lo sviluppo delle competenze. Cerco di privilegiare le funzioni comunicative che potranno essere utili nella vita reale. Il mio obiettivo è quello di insegnare un francese pratico: quando usciranno dalla scuola media, i miei studenti dovranno essere in grado di cavarsela da soli. È un approccio basato anche sulla didattica ludica: ho la tendenza a utilizzare il gioco come strategia di apprendimento. Inoltre ritengo importante utilizzare le tecnologie educative per la didattica. Nell’ultimo periodo ho avuto moltissimi risultati positivi grazie alle molteplici possibilità che ci offre il mondo digitale.

11. C’è un episodio che vorresti condividere con i lettori?
La prima volta che ho accompagnato un gruppo di alunni a sostenere la certificazione DELF. Non la dimenticherò mai. Sono riuscito a coinvolgere ben 22 ragazzini di 12 anni a mettersi in gioco e a sostenere l’esame in francese. Ciò non ha eguali per un docente. Vederli ripetere fino all’ultimo istante e condividere con loro quell’ansia è stato per me motivo di orgoglio.

12. Qual è il tuo motto?
Il mio motto si racchiude in una parola: entusiasmo! La chiave del mio essere docente è l’entusiasmo. Sono felice quando entro in classe, felice di vedere i progressi dei miei alunni, felice di sentire che il francese a loro piace e che continueranno a studiarlo. Sono convinto che i ragazzi notino l’attitudine di noi docenti e che questa possa influire sulle loro scelte future.


di Michele Peretti
redazione@viverefermo.it







Questo è un articolo pubblicato il 26-01-2021 alle 17:38 sul giornale del 27 gennaio 2021 - 126 letture

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