contatore accessi free
SEI IN > VIVERE ANCONA > CULTURA
comunicato stampa

Le storie dell'arte. Opere di Edgardo Mannucci all’asta: due capolavori, in meno, per il patrimonio artistico di Fabriano e delle Marche

5' di lettura
2154

Le opere di Edgardo Mannucci all’asta: due capolavori, in meno, per il patrimonio artistico di Fabriano e delle Marche.

Sarà la Casa Bonino di Roma a battere all'asta il prossimo 29 febbraio le due pregevolissime sculture di Edgardo Mannucci, Idea n. 1 del 1960, già esposta alla Galleria "L'Attico" e a Palazzo Braschi di Roma, e Idea n. 2, 1972, selezionata per la Biennale di Venezia del 1972.

Le opere saranno vendute all'asta per volontà della banca Intesa San Paolo, che le ha in proprietà a seguito della liquidazione di "Veneto Banca", che a sua volta ne deteneva la proprietà dopo la fusione per incorporazione della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana. L'istituto di credito fabrianese ne era entrato in possesso con l'acquisto diretto dal maestro, prima che questi venisse a mancare nel 1986. La scultura Idea n,2 , alta quasi tre metri è, tra l'altro, l'unica scultura di Edgardo Mannucci esposta in uno spazio pubblico della sua città natale. Privarsi di entrambe le opere, significherebbe per Fabriano e le Marche rinunciare a due beni rilevanti del patrimonio artistico.

Riconosciuto tra gli scultori italiani più significativi del 20° secolo, Edgardo Mannucci è stato uno dei primi e più originali sperimentatori della scultura astratta e informale, segnalandosi, in particolare, per la lavorazione dei metalli con l'uso della fiamma ossidrica. Fu molto amico di Giacomo Balla, del quale organizzò a Roma la prima mostra del dopoguerra, insieme ad Ettore Colla, Piero Dorazio e agli altri esponenti della Fondazione Origine, sostenuti dal vaglio critico di Emilio Villa. Amico intimo anche di Alberto Burri, nei primi anni ’50 ospitò il maestro dell’informale nel suo studio romano di via Margutta, come poi fece anche per Giuseppe Uncini, Gino Marotta, Valeriano Trubbiani e, per un breve periodo, Robert Rauschenberg.

La versatilità espressiva e tecnica a tutto campo di cui era dotato gli consentirono di operare come medaglista, nel campo dell’oreficeria e in quello della scenografia, collaborando per film di grande successo degli anni ’50, tra cui Fabiola, Quo vadis, Totò prende moglie. Dopo aver frequentato negli anni ’30 il Museo Artistico Industriale di Roma, dove insegnava il marchigiano Luigi Bartolini, Mannucci si dimostrò molto versato anche nella didattica dell’arte, di cui fece pratica al Liceo Artistico di via Ripetta a Roma, presso il quale ricoprì la cattedra di ornato modellato per circa venti anni. Tornato nelle Marche nel 1962, diresse come preside gli Istituti d’Arte di Cagli e di Fano, per poi assumere la presidenza dell’Istituto di Ancona, che dopo la sua morte gli dedicherà l’intitolazione. La principale raccolta delle sue opere è la Collezione Ruggeri-Mannucci, di proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana, allestita nel polo culturale Le Conce della stessa città. Altre opere di Mannucci sono conservate in collezioni private e in importanti musei, tra cui la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.