Referendum Crematorio, il Comitato accusa il Comune: “Invasione di campo e incarico legale da € 10mila inconferente sull’ammissibilità”
Il Comitato Aria Nostra contro la realizzazione dell’impianto crematorio nel quartiere Tavernelle esprime forte preoccupazione e perplessità in vista della quarta seduta della Commissione Comunale, convocata per il prossimo 2 dicembre, deputata a decidere sulla legittimità del quesito.
Il Comitato richiama l'attenzione sull'acquisizione, da parte degli Uffici Tecnici del Comune, di alcune "considerazioni" giuridiche in merito alla proposta di referendum, affidate a uno Studio legale anconetano. Questo incarico, profumatamente pagato per un costo di circa 10 mila euro, rientrerebbe nell’appalto per la realizzazione dell’impianto.
L’acquisizione di questo documento è del tutto inconferente e denota una confusione di ruoli e responsabilità che non può essere sottaciuta. La gestione tecnica dell’appalto, che può comportare incarichi legali per il supporto al RUP, nulla ha a che vedere con i lavori della Commissione consiliare, chiamata unicamente a verificare l’ammissibilità del referendum alla luce dello Statuto comunale. Le invasioni di campo e gli sconfinamenti appaiono del tutto fuori luogo, oltre a implicare un discutibile utilizzo delle risorse finanziarie pubbliche.
Pur volendo soprassedere sulle questioni formali, anche le "considerazioni" prospettate nel documento legale appaiono discutibili:
Materia Urbanistica e Servizi: La tesi secondo cui il referendum non atterrebbe alla materia urbanistica (ammessa alla consultazione popolare), bensì a quella dei “servizi comunali” (esclusa), è considerata capziosa. Il quesito referendario attiene non al servizio in sé, ma alla scelta di costruire l’impianto all’interno del cimitero di Tavernelle, una scelta di carattere prettamente urbanistico contenuta in una Deliberazione del Consiglio Comunale qualificata come "Piano regolatore cimiteriale".
Impatto Ambientale e Leggi Sanitarie: Il richiamo alla legge regionale n. 3/2005 appare incompleto, non ricordando che questa va letta in combinato disposto con la legge statale n. 130/2001, che subordina la realizzazione degli impianti al “piano di coordinamento regionale” (non ancora varato dalla Regione Marche). Inoltre, il Piano Regionale per la qualità dell’aria vigente equipara gli impianti crematori agli inceneritori, qualificati come “industrie insalubri di prima classe” che, ai sensi della normativa sanitaria statale, andrebbero realizzati “lontano dalle abitazioni”.
Alternative: Nulla escluderebbe che l’Amministrazione comunale possa individuare una nuova area (cimiteriale), conforme ai requisiti prescritti dalla legge sanitaria, dedicata ad ospitare l’impianto crematorio.
Il Comitato torna pertanto a chiedere alla Commissione Comunale di attendere alle proprie funzioni con la massima onestà intellettuale e senza preconcetti, limitandosi a verificare la conformità della procedura referendaria alle previsioni dello Statuto comunale, senza considerazioni inerenti il merito della questione.
L’appello è rivolto anche ai decisori politici, comunali e regionali, affinché si riapproprino del proprio ruolo, affrontando con coraggio e coerenza le grandi questioni ambientali dell’epoca contemporanea, assicurando un futuro vivibile nell’interesse delle generazioni a venire, come prescritto dall’art. 9 della Costituzione.
Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-11-2025 alle 09:42 sul giornale del 01 dicembre 2025 - 54 letture
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