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ATTUALITà |
di Marco Catalani |
Cresce l\'esasperazione tra i lavoratori del settore bancario |
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Non subiscono più le azioni cruente e pistola in pugno di qualche decennio fa ma tra i lavoratori del settore bancario l’esasperazione cresce. E lo fa in diretta proporzione con l’incremento dei colpi che colpiscono le filiali sparse sul territorio. I sindacati chiedono ora il ripristino della vigilanza privata davanti agli istituti più colpiti. E a farsi promotore delle loro istanze sarà il prefetto Giovanni D’Onofrio che nei primi giorni della prossima settimana incontrerà i rappresentanti sindacali del comparto. Che chiedono prima di tutto una mappatura della città che metta in evidenza i quartieri a rischio. Quali? Il Piano e Torrette (dove alla Banca delle Marche è stato effettuato l’ultimo raid in ordine di tempo, giusto venerdì scorso) soprattutto. “Scelgono le filiali decentrate – spiega Giovanni Giannuario, segretario provinciale di Fiba Cisl – il Piano perché poi è facile confondersi tra la folla e Torrette perché ha mille vie di fuga. Spesso viene colpito anche l’Aspio”. Proprio per far fronte all’incremento di rapine (solo negli ultimi 10 giorni sono stati messi a segno cinque colpi) i sindacati chiedono alla loro controparte (l’Abi) il ripristino della vigilanza privata. “Anni fa – racconta Paolo Papalini, regionale Fiba – le guardie giurate erano nei saloni ma il problema veniva rappresentato dalla possibilità, per i malintenzionati, di entrare disarmati e ritrovarsi una pistola a disposizione, aggredendo prima di tutti i vigilante”. Che fare allora? La soluzione potrebbe essere rappresentata da sicurezza privata ma all’esterno degli istituti. Secondo Giannuario “sarebbe un deterrente perché difficilmente un rapinatore tenterebbe il colpo con il rischio di trovarsi in tasca poche migliaia di euro”. Ipotesi osteggiata però dall’Abi che teme lo scatenarsi di conflitti a fuoco. “La verità – aggiunge Papalini – è che le banche tendono al risparmio per raggiungere i budget e tra i vari costi che vengono diminuiti c’è per primo il comparto sicurezza. Preferiscono investire su nuove tecnologie come casse a tempo o erogatori di soldi elettronici”. Già, le casse a tempo. Le stesse per le quali i rapinatori della BdM di Torrette hanno atteso l’apertura, rinchiudendo gli impiegati in bagno. Nella filiale ora tutto è tornato alla normalità anche se “ogni rapina – spiega Giannuario – rappresenta per gli impiegati uno choc. Si spera sempre di trovarsi di fronte ad un professionista che riesce a mantenere il sangue freddo, piuttosto che ad un bandito improvvisato che può perdere la situazione di mano. A volte i clienti nemmeno si accorgono. Ma sono capitati casi nei quali i cassieri sono stati presi alla gola sotto la minaccia del taglierino. Ci si sente impotenti”. D’Onofrio ha fatto sapere che la sua mano la darà. Come? Intanto provando a far ammettere, in deroga alla normativa, al tavolo per il rinnovo del protocollo d’intesa tra Prefettura e Abi anche le parti sindacali. “Se però le banche non accetteranno i sindacati – annuncia il Prefetto – sarò io stesso a portare le loro istanze al tavolo”. |
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ATTUALITà
Cresce l\'esasperazione tra i lavoratori del settore bancario
Non subiscono più le azioni cruente e pistola in pugno di qualche decennio fa ma tra i lavoratori del settore bancario l’esasperazione cresce. E lo fa in diretta proporzione con l’incremento dei colpi che colpiscono le filiali sparse sul territorio.
I sindacati chiedono ora il ripristino della vigilanza privata davanti agli istituti più colpiti. E a farsi promotore delle loro istanze sarà il prefetto Giovanni D’Onofrio che nei primi giorni della prossima settimana incontrerà i rappresentanti sindacali del comparto. Che chiedono prima di tutto una mappatura della città che metta in evidenza i quartieri a rischio. Quali? Il Piano e Torrette (dove alla Banca delle Marche è stato effettuato l’ultimo raid in ordine di tempo, giusto venerdì scorso) soprattutto.
“Scelgono le filiali decentrate – spiega Giovanni Giannuario, segretario provinciale di Fiba Cisl – il Piano perché poi è facile confondersi tra la folla e Torrette perché ha mille vie di fuga. Spesso viene colpito anche l’Aspio”. Proprio per far fronte all’incremento di rapine (solo negli ultimi 10 giorni sono stati messi a segno cinque colpi) i sindacati chiedono alla loro controparte (l’Abi) il ripristino della vigilanza privata. “Anni fa – racconta Paolo Papalini, regionale Fiba – le guardie giurate erano nei saloni ma il problema veniva rappresentato dalla possibilità, per i malintenzionati, di entrare disarmati e ritrovarsi una pistola a disposizione, aggredendo prima di tutti i vigilante”.
Che fare allora? La soluzione potrebbe essere rappresentata da sicurezza privata ma all’esterno degli istituti. Secondo Giannuario “sarebbe un deterrente perché difficilmente un rapinatore tenterebbe il colpo con il rischio di trovarsi in tasca poche migliaia di euro”. Ipotesi osteggiata però dall’Abi che teme lo scatenarsi di conflitti a fuoco. “La verità – aggiunge Papalini – è che le banche tendono al risparmio per raggiungere i budget e tra i vari costi che vengono diminuiti c’è per primo il comparto sicurezza. Preferiscono investire su nuove tecnologie come casse a tempo o erogatori di soldi elettronici”. Già, le casse a tempo. Le stesse per le quali i rapinatori della BdM di Torrette hanno atteso l’apertura, rinchiudendo gli impiegati in bagno.
Nella filiale ora tutto è tornato alla normalità anche se “ogni rapina – spiega Giannuario – rappresenta per gli impiegati uno choc. Si spera sempre di trovarsi di fronte ad un professionista che riesce a mantenere il sangue freddo, piuttosto che ad un bandito improvvisato che può perdere la situazione di mano. A volte i clienti nemmeno si accorgono. Ma sono capitati casi nei quali i cassieri sono stati presi alla gola sotto la minaccia del taglierino. Ci si sente impotenti”. D’Onofrio ha fatto sapere che la sua mano la darà. Come? Intanto provando a far ammettere, in deroga alla normativa, al tavolo per il rinnovo del protocollo d’intesa tra Prefettura e Abi anche le parti sindacali. “Se però le banche non accetteranno i sindacati – annuncia il Prefetto – sarò io stesso a portare le loro istanze al tavolo”.
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Cresce l\'esasperazione tra i lavoratori del settore bancario
Non subiscono più le azioni cruente e pistola in pugno di qualche decennio fa ma tra i lavoratori del settore bancario l’esasperazione cresce. E lo fa in diretta proporzione con l’incremento dei colpi che colpiscono le filiali sparse sul territorio.
I sindacati chiedono ora il ripristino della vigilanza privata davanti agli istituti più colpiti. E a farsi promotore delle loro istanze sarà il prefetto Giovanni D’Onofrio che nei primi giorni della prossima settimana incontrerà i rappresentanti sindacali del comparto. Che chiedono prima di tutto una mappatura della città che metta in evidenza i quartieri a rischio. Quali? Il Piano e Torrette (dove alla Banca delle Marche è stato effettuato l’ultimo raid in ordine di tempo, giusto venerdì scorso) soprattutto.
“Scelgono le filiali decentrate – spiega Giovanni Giannuario, segretario provinciale di Fiba Cisl – il Piano perché poi è facile confondersi tra la folla e Torrette perché ha mille vie di fuga. Spesso viene colpito anche l’Aspio”. Proprio per far fronte all’incremento di rapine (solo negli ultimi 10 giorni sono stati messi a segno cinque colpi) i sindacati chiedono alla loro controparte (l’Abi) il ripristino della vigilanza privata. “Anni fa – racconta Paolo Papalini, regionale Fiba – le guardie giurate erano nei saloni ma il problema veniva rappresentato dalla possibilità, per i malintenzionati, di entrare disarmati e ritrovarsi una pistola a disposizione, aggredendo prima di tutti i vigilante”.
Che fare allora? La soluzione potrebbe essere rappresentata da sicurezza privata ma all’esterno degli istituti. Secondo Giannuario “sarebbe un deterrente perché difficilmente un rapinatore tenterebbe il colpo con il rischio di trovarsi in tasca poche migliaia di euro”. Ipotesi osteggiata però dall’Abi che teme lo scatenarsi di conflitti a fuoco. “La verità – aggiunge Papalini – è che le banche tendono al risparmio per raggiungere i budget e tra i vari costi che vengono diminuiti c’è per primo il comparto sicurezza. Preferiscono investire su nuove tecnologie come casse a tempo o erogatori di soldi elettronici”. Già, le casse a tempo. Le stesse per le quali i rapinatori della BdM di Torrette hanno atteso l’apertura, rinchiudendo gli impiegati in bagno.
Nella filiale ora tutto è tornato alla normalità anche se “ogni rapina – spiega Giannuario – rappresenta per gli impiegati uno choc. Si spera sempre di trovarsi di fronte ad un professionista che riesce a mantenere il sangue freddo, piuttosto che ad un bandito improvvisato che può perdere la situazione di mano. A volte i clienti nemmeno si accorgono. Ma sono capitati casi nei quali i cassieri sono stati presi alla gola sotto la minaccia del taglierino. Ci si sente impotenti”. D’Onofrio ha fatto sapere che la sua mano la darà. Come? Intanto provando a far ammettere, in deroga alla normativa, al tavolo per il rinnovo del protocollo d’intesa tra Prefettura e Abi anche le parti sindacali. “Se però le banche non accetteranno i sindacati – annuncia il Prefetto – sarò io stesso a portare le loro istanze al tavolo”.

