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POLITICA

25.05.2009 23:41
firma generica autore da Mariangela Paradisi
Delegata all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico

Il PD, i gulag, le scomuniche, quando la politica diventa isteria

mariangela paradisi

Il PD sta trasformando in un gulag il famoso loft romano con caminetto? Vuole forse presentare un disegno di legge che prevede l’espulsione dei parlamentari dissidenti, dimenticandosi delle regole costituzionali che proteggono gli eletti dal popolo dagli umori dei capi? Neanche Berlusconi arriverebbe a tanto.

Siamo andati in tanti alle Primarie del 14 ottobre 2007 e in quella occasione sono stati eletti i componenti dell’assemblea costituente nazionale del PD. Io sono tra gli eletti. Dal popolo. Tra gli “slogan” (perché solo tali si sono rivelati) c’era quello del “PD partito liquido”. Un partito senza tessere, antico metodo di controllo delle poltrone.

Dovevamo essere tutti uguali, senza tessere e appartenenze alle “correnti”. La società civile al governo, insomma. Poi, il fumo di quel caminetto romano deve aver ottenebrato lo staff prescelto da Veltroni. La società civile è stata allontanata e la classe dirigente ha assunto solo il compito di preservare le proprie ricche poltrone. Non una classe dirigente incapace, dunque, come scrivono i politologi, ma una classe dirigente opportunista. E il partito perde consensi. Ora, il ridicolo. Si vuole espellere chi non è iscritto, e ci si dimentica che in democrazia non si può espellere un eletto. Scomodo per i gerarchi? Certo. La democrazia è scomoda, a volte. Si arriva a scrivere (Giovanni Ranci, coordinatore del PD anconetano, Il Resto del Carlino, 21 maggio): “Alcuni di essi, pur facendo parte delle Assemblee del PD, non avevano neppure effettuato l’iscrizione! La politica per essere credibile deve tornare a essere seria e leale; non può essere il teatrino dell’opportunismo e del trasformismo”. Evidentemente Ranci dev’essere distrattamente entrato in un teatrino che non conosce e l’ha scambiato per quello che frequenta d’abitudine.

Il comportamento di questa dirigenza in preda a evidente isteria politica è lesivo delle più elementari regole di rispetto dei cittadini, tra i quali io mi colloco. Non si rende conto, il PD, della gravità del suo agire? I miei concittadini, se ne rendono conto? Il partito “democratico” ricorre alle scomuniche. Da sbellicarsi dal ridere, se non ci fosse da piangere. Arriva al punto di mettere in dubbio l’integrità morale di una cittadina non incline al servilismo che ha sempre apertamente manifestato il suo dissenso. Anche se non piace agli apparati – ma gli apparati non sono il PD e il suo progetto politico - coinvolgere la società civile in una lista civica è coerenza, non “tradimento”. Era ciò che volevano i costituenti del PD. Chi ha tradito chi?

Per la salvezza del centrosinistra e della democrazia - cui ho ingenuamente pensato di contribuire ai bei tempi delle Primarie - a questa classe dirigente vetusta, perdente e inacidita non si può che augurare col Manzoni, e con la pietas che si deve all’età: “Adorna la canizie di liete voglie sante”. Attorno a un caminetto, ma lontana dalla politica.
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Il PD, i gulag, le scomuniche, quando la politica diventa isteria

mariangela paradisi

Il PD sta trasformando in un gulag il famoso loft romano con caminetto? Vuole forse presentare un disegno di legge che prevede l’espulsione dei parlamentari dissidenti, dimenticandosi delle regole costituzionali che proteggono gli eletti dal popolo dagli umori dei capi? Neanche Berlusconi arriverebbe a tanto.

Siamo andati in tanti alle Primarie del 14 ottobre 2007 e in quella occasione sono stati eletti i componenti dell’assemblea costituente nazionale del PD. Io sono tra gli eletti. Dal popolo. Tra gli “slogan” (perché solo tali si sono rivelati) c’era quello del “PD partito liquido”. Un partito senza tessere, antico metodo di controllo delle poltrone.

Dovevamo essere tutti uguali, senza tessere e appartenenze alle “correnti”. La società civile al governo, insomma. Poi, il fumo di quel caminetto romano deve aver ottenebrato lo staff prescelto da Veltroni. La società civile è stata allontanata e la classe dirigente ha assunto solo il compito di preservare le proprie ricche poltrone. Non una classe dirigente incapace, dunque, come scrivono i politologi, ma una classe dirigente opportunista. E il partito perde consensi. Ora, il ridicolo. Si vuole espellere chi non è iscritto, e ci si dimentica che in democrazia non si può espellere un eletto. Scomodo per i gerarchi? Certo. La democrazia è scomoda, a volte. Si arriva a scrivere (Giovanni Ranci, coordinatore del PD anconetano, Il Resto del Carlino, 21 maggio): “Alcuni di essi, pur facendo parte delle Assemblee del PD, non avevano neppure effettuato l’iscrizione! La politica per essere credibile deve tornare a essere seria e leale; non può essere il teatrino dell’opportunismo e del trasformismo”. Evidentemente Ranci dev’essere distrattamente entrato in un teatrino che non conosce e l’ha scambiato per quello che frequenta d’abitudine.

Il comportamento di questa dirigenza in preda a evidente isteria politica è lesivo delle più elementari regole di rispetto dei cittadini, tra i quali io mi colloco. Non si rende conto, il PD, della gravità del suo agire? I miei concittadini, se ne rendono conto? Il partito “democratico” ricorre alle scomuniche. Da sbellicarsi dal ridere, se non ci fosse da piangere. Arriva al punto di mettere in dubbio l’integrità morale di una cittadina non incline al servilismo che ha sempre apertamente manifestato il suo dissenso. Anche se non piace agli apparati – ma gli apparati non sono il PD e il suo progetto politico - coinvolgere la società civile in una lista civica è coerenza, non “tradimento”. Era ciò che volevano i costituenti del PD. Chi ha tradito chi?

Per la salvezza del centrosinistra e della democrazia - cui ho ingenuamente pensato di contribuire ai bei tempi delle Primarie - a questa classe dirigente vetusta, perdente e inacidita non si può che augurare col Manzoni, e con la pietas che si deve all’età: “Adorna la canizie di liete voglie sante”. Attorno a un caminetto, ma lontana dalla politica.

Il PD, i gulag, le scomuniche, quando la politica diventa isteria
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Il PD, i gulag, le scomuniche, quando la politica diventa isteria

Il PD sta trasformando in un gulag il famoso loft romano con caminetto? Vuole forse presentare un disegno di legge che prevede l’espulsione dei parlamentari dissidenti, dimenticandosi delle regole costituzionali che proteggono gli eletti dal popolo dagli umori dei capi? Neanche Berlusconi arriverebbe a tanto.

Siamo andati in tanti alle Primarie del 14 ottobre 2007 e in quella occasione sono stati eletti i componenti dell’assemblea costituente nazionale del PD. Io sono tra gli eletti. Dal popolo. Tra gli “slogan” (perché solo tali si sono rivelati) c’era quello del “PD partito liquido”. Un partito senza tessere, antico metodo di controllo delle poltrone.

Dovevamo essere tutti uguali, senza tessere e appartenenze alle “correnti”. La società civile al governo, insomma. Poi, il fumo di quel caminetto romano deve aver ottenebrato lo staff prescelto da Veltroni. La società civile è stata allontanata e la classe dirigente ha assunto solo il compito di preservare le proprie ricche poltrone. Non una classe dirigente incapace, dunque, come scrivono i politologi, ma una classe dirigente opportunista. E il partito perde consensi. Ora, il ridicolo. Si vuole espellere chi non è iscritto, e ci si dimentica che in democrazia non si può espellere un eletto. Scomodo per i gerarchi? Certo. La democrazia è scomoda, a volte. Si arriva a scrivere (Giovanni Ranci, coordinatore del PD anconetano, Il Resto del Carlino, 21 maggio): “Alcuni di essi, pur facendo parte delle Assemblee del PD, non avevano neppure effettuato l’iscrizione! La politica per essere credibile deve tornare a essere seria e leale; non può essere il teatrino dell’opportunismo e del trasformismo”. Evidentemente Ranci dev’essere distrattamente entrato in un teatrino che non conosce e l’ha scambiato per quello che frequenta d’abitudine.

Il comportamento di questa dirigenza in preda a evidente isteria politica è lesivo delle più elementari regole di rispetto dei cittadini, tra i quali io mi colloco. Non si rende conto, il PD, della gravità del suo agire? I miei concittadini, se ne rendono conto? Il partito “democratico” ricorre alle scomuniche. Da sbellicarsi dal ridere, se non ci fosse da piangere. Arriva al punto di mettere in dubbio l’integrità morale di una cittadina non incline al servilismo che ha sempre apertamente manifestato il suo dissenso. Anche se non piace agli apparati – ma gli apparati non sono il PD e il suo progetto politico - coinvolgere la società civile in una lista civica è coerenza, non “tradimento”. Era ciò che volevano i costituenti del PD. Chi ha tradito chi?

Per la salvezza del centrosinistra e della democrazia - cui ho ingenuamente pensato di contribuire ai bei tempi delle Primarie - a questa classe dirigente vetusta, perdente e inacidita non si può che augurare col Manzoni, e con la pietas che si deve all’età: “Adorna la canizie di liete voglie sante”. Attorno a un caminetto, ma lontana dalla politica.