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comunicato stampa

Mons. Menichelli agli studenti: non arrendetevi alla \'fatica di coltivare l’intelligenza\'

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Mons. Edoardo Menichelli

Un invito a non arrendersi alla \"fatica di coltivare l\'intelligenza\" arriva dal \"Messaggio al mondo della scuola\", diffuso stamattina, di mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo della diocesi Ancona-Osimo, scritto come ogni anno per l\'inizio delle lezioni.

Un invito a non arrendersi alla \"fatica di coltivare l\'intelligenza\" arriva dal \"Messaggio al mondo della scuola\", diffuso stamattina, di mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo della diocesi Ancona-Osimo, scritto come ogni anno per l\'inizio delle lezioni. Il pastore spiega che il \"pensare è dono e qualità eccellente della persona\" e la \"sapienza\" è \"virtù che da senso al faticoso mestiere di essere uomini\". Nel testo mons. Menichelli chiede, soprattutto agli insegnanti, di ricercare la verità, \"senza affidamenti alle varie ideologie che nel tempo si sono susseguite alimentando interrogativi senza offrire approdi che definiscano l\'identità dell\'uomo\". Il prelato prendendo atto che oggi \"c\'è troppa tensione nel nostro contesto sociale\" chiede che la scuola, \"luogo di tutti\", si impegni in un \"lavoro culturale che faccia riscoprire l\'universale vocazione al rispetto e l\'universale reciproca corresponsabilità\". Per mons. Menichelli la scuola deve farsi carico anche della \"questione antropologica\" ovvero impegnarsi perché la persona, \"colta nella sua dignità complessiva\", sia \"aiutata a sviluppare le sue capacità e ad avere libera coscienza di sé\". Il messaggio sarà distribuito in 15.000 copie: nella chiesa di San Giuseppe da Copertino di Osimo, \"patrono degli studenti\", sarà celebrata, il 22 settembre, la messa di inizio d\'anno scolastico.

Di seguito riportiamo il testo del Messaggio 2009.

Mi capita spesso, incontrando giovani studenti di chiedere loro: \"Qual\'è il vostro rapporto con la scuola?\". Ne ricevo risposte di vario tenore, sintetizzabili in massima parte con gesti non molto incoraggianti. Alla luce di questo ho pensato, che sarebbe stato utile da parte mia suggerire in questo annuale messaggio al mondo della scuola qualche elemento fondativo che aiuti tutti a ridefinire il senso dell\'impegno scolastico e il significato dell\'educare.


1 - Costruire una relazione d\'amore. Non bastano né normative, né strutture adeguate, né libri con validi contenuti per far sì che la scuola sia \"celebrata\" e frequentata con gioiosità. Occorre una convergenza sinfonica che possa creare uno stile dove si incrocino il dovere e la gioia di studiare, la fatica e il dovere dell\'educare, il rapporto tra \"maestro\" e \"discepolo\", la relazione virtuosa e fruttuosa tra famiglia e scuola.


2 - Nessuno si arrenda davanti alla fatica di coltivare l\'intelligenza. Il pensare è dono e qualità eccellente della persona; la \"sapienza\" è virtù che da senso al \"faticoso mestiere di essere uomini\": c\'è in giro un criterio di estimazione che non guarda al significato complessivo della persona, ma lo rende succube di una lettura frammentata della vita o di un positivismo che \"strozza\" il pensare. Non arrendetevi alla verità, cari studenti, piuttosto siate capaci di ricercarla, di farla diventare luce ed alimento della vostra dignità. Ponete la questione della verità, cari insegnanti, anche voi maestri della formazione della coscienza delle giovani generazioni, a tema del vostro delicato e impegnativo servizio: sia la verità a guidarvi senza affidamenti alle varie ideologie che nel tempo si sono susseguite alimentando interrogativi senza offrire approdi che definiscano l\'identità dell\'uomo. Come Vescovo ho il dovere di ricordare che la verità è Dio e che la verità sta in Dio e che tutte le volte che si offusca questo nome, tutto si fa più difficile e nebbioso. Per questo mi sento di dirvi: non abbiate paura né del nome di Dio, né della sua Verità perché sarà solo essa a fare armonia tra la vostra sete di sapere e la comune debolezza di comprendere e spiegare. Sappiamo tutti che la vita non è riconducibile, né nelle formule, né nelle azioni: essa piuttosto è mistero che si arricchisce di giorno in giorno e si svela secondo un suo andare non governabile.


3 - La scuola come luogo di un appassionato canto di libertà e scoperta amorosa dell\'altro. C\'è troppa tensione nel nostro contesto sociale. La scuola, proprio perché è luogo di tutti, deve farsi capace di raccordare, di avvicinare, di rispettare. Non si tratta di benedire una sorta di buonismo educativo, ma di invocare un lavoro culturale che faccia riscoprire l\'universale vocazione al rispetto e l\'universale reciproca corresponsabilità.

Infine pongo una questione centrale della quale anche la scuola nel suo complesso deve farsi carico: la questione antropologica. Non vi spaventi la parola: con questione antropologica si vuole affrontare un tema delicato che possiamo riassumere così: la persona è un \"qualcuno\", mai un \"qualcosa\" e tantomeno un \"mezzo\". E\' necessario quindi che l\'uomo vada colto nella sua dignità complessiva e che possa essere aiutato a sviluppare le sue capacità e ad avere libera coscienza di sé. Ma anche qui, come Vescovo, non posso tacere che senza l\'impegno comune di armonizzare il corpo e l\'anima, difficilmente avremo una \"antropologia di senso\". So di avervi offerto pensieri impegnativi: l\'ho fatto perché accredito alla scuola compiti e competenze di grande rilievo e perché ho della scuola e di tutte le sue articolazioni una grande stima e perché nutro nella scuola una grande speranza quella di essere anch\'essa \"maestra\" per l\'uomo.


Affido tutti alla intercessione di S. Giuseppe da Copertino che pur, come le cronache ci riferiscono, culturalmente non molto dotato, ha intessuto tutta la sua vita con quella sapienza del cuore che l\'ha reso e lo rende maestro di vita.


Mons. Edoardo Menichelli

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 16-09-2009 alle 17:35 sul giornale del 16 settembre 2009 - 1275 letture