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comunicato stampa

Costruttori: se le banche non pagano i debiti, le imprese licenziano

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Paolo Alessandroni

Per il settore edile la crisi è a un punto di snodo: le imprese hanno resistito finora facendo conto sulle proprie risorse, ma se le pubbliche amministrazioni non pagano i lavori eseguiti a causa del cosiddetto ‘patto di stabilità’, rinviando al prossimo anno pagamenti dovuti da mesi, molte imprese saranno costrette a licenziare o a chiudere.

Nella provincia di Ancona, la nostra stima sommaria per i prossimi 6 mesi è di oltre 1.500 posti di lavoro persi. Da sempre, nel nostro Paese, l’ipotesi di licenziare dipendenti pubblici, anche nei periodi di crisi, non fa parte dell’ordine del possibile. Avviene invece, ed è già avvenuto nella crisi degli anni ‘90, che si blocchino tout court i trasferimenti alle imprese: come se ciò in fin dei conti gravasse solo sui ‘ricchi’ imprenditori.


Eppure è profondamente ingiusto che si divida il Paese in lavoratori, e quindi cittadini di serie A, tutelati in ogni circostanza e cittadini di serie B: se non gli imprenditori, certamente i loro dipendenti e le loro famiglie, che possono finire sul lastrico. Comuni e altre stazioni appaltanti si fanno oggi letteralmente finanziare dalle imprese, che devono pagare interessi bancari per il tempo del ritardo. Tutti i ritardi nei pagamenti, nei meccanismi creditizi, aggravano progressivamente l’esposizione finanziaria delle imprese, senza che queste possano reagire; ne peggiorano il rating, riducendo ulteriormente le possibilità di accesso al credito. Questo mentre le banche operano una vera e propria stretta creditizia e praticano interessi e spese esorbitanti rispetto al tasso di sconto. E’ chiaro quindi che un ‘patto di stabilità’, che consente alle amministrazioni di dire alle imprese semplicemente “non ti pago”, costituisce un’enorme ingiustizia, oltre che un danno gravissimo, pertanto qualcosa deve essere cambiato e subito. Indispettisce pensare quanto una PA più rapida e snella potrebbe fare a vantaggio dell’economia; sembra che il tempo, nella rapidità decisionale come nei pagamenti, sia per essa una variabile indipendente, mentre in realtà è la prima dimensione del denaro.


Le tante promesse di risolvere il problema dei ritardi nei pagamenti è stata sostanzialmente disattesa; non ci sembra intravvede nessun allentamento del patto di stabilità e le amministrazioni non fanno quanto potrebbero per velocizzare i pagamenti. Per altro verso notiamo che sempre più, nell’ultimo periodo, si aggiudicano gare d’appalto a prezzi stracciati. Non intendiamo esprimere rassegnazione, tutt’altro! Ritengo che il problema sia politico, perché si sta scegliendo di scaricare il peso della crisi dai settori più tutelati, PA e banche, per farlo ricadere su piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del nostro sistema economico. Chiediamo quindi alle pubbliche amministrazioni e alle banche di fare la loro parte nel sostenere il sistema, esse infatti possono accordarsi per garantire l’anticipazione dei crediti per le imprese. Alcune amministrazioni più accorte hanno operato in tal modo. Tale possibilità è consentita dalla legge per il solo 2009. Faremo quindi pressione sulla nostra organizzazione nazionale ANCE, affinché chieda al Governo la sua estensione, oltre all’allentamento del patto stesso.


Quando si dice che la crisi è alle spalle, si fa forse riferimento al grande rischio di crack finanziario mondiale dello scorso anno, pericolo forse rientrato; oppure al fatto che sia finita la caduta del PIL, stabilizzatosi 6 punti più in basso del 2007. Per le imprese invece, la crisi è affatto finita; l’anno appena trascorso è già stato di sofferenza economica e finanziaria e quindi, se nel breve termine non saranno sbloccati i meccanismi dei pagamenti della pubblica amministrazione e del credito, il futuro sarà realmente buio. Poiché il problema è già noto da mesi, è preoccupante il grande ritardo con cui è affrontato; per ogni mese di ritardo, d’ora in avanti, ci saranno tanti posti di lavoro che si perdono, imprese che chiudono, con grave danno per tutta l’economia.



Paolo Alessandroni

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 30-09-2009 alle 19:33 sul giornale del 01 ottobre 2009 - 1227 letture