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POLITICA

22.12.2009 18:01
firma generica autore da Giuliano Brandoni
Presidente del gruppo consiliare regionale Prc-Se

Falconara: Brandoni scrive al sindaco Goffredo Brandoni

giuliano brandoni

\"E\' difficile oramai dare un senso alle parole, anzi, c\'è una rottura ossimorica tra il vero e il detto. Ruspe che demoliscono un riparo, spianano un povero giaciglio e foto glorificano questa codarda ipocrisia che è quella degli stupidi che tra il dito e la luna, come sempre, guardano il dito\".

Qual è il decoro di una città civile? L\'accoglienza verso gli ultimi, l\'attenzione al disagio, la preoccupazione che tutti si sentano coinvolti nella comunità o le regole sciocche che escludono e non riescono a capire e nemmeno a risolvere i problemi? Piange il cuore a vedere quelle immagini messe in piazza per glorificare la propria stupida incapacità ad ascoltare le sofferenze e a faticare per alleviarle. Piange il cuore perché questa modalità sciupa ogni senso di civiltà, trasuda l\'egoismo della schizofrenia paurosa di chi pensa di proporre un modello di società dove gli ultimi non possono esistere e quindi vengono cacciati, irrisi, gettati fuori dalla comunità.



E\' la rupe Tarpea di Roma, l\'eugenetica di Sparta, madri di tutti i totalitarismi, che animano questo sciocco glorificarsi. E invece Falconara è città civile, è città della Tenda di Abramo, di un volontariato pieno di passioni. Credo, sindaco, che questa azione ti renda lontano dall\'essere Sindaco di tutti questi. Spesso hai assunto i toni del miles gloriosus di Plauto, e sia. Le ostentazioni muscolari da vigilante da spiaggia risultavano financo comiche e suscitavano il sorriso che la farsa a volte merita. Questa azione no. Questa, e più ancora la sua vantata ostentazione, suscitano ribrezzo. Ti scrivo, caro sindaco, anche per un fatto personale, perché, purtroppo, l\'anagrafe mi consegna il tuo stesso cognome.



Non posso vergognarmi delle tue vergogne ma se riuscissi con queste poche righe a regalarti un momento di riflessione ne sarei felice. Considerale, quindi, il mio regalo di Natale.

Aprilo qui https://vivere.me/
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Falconara: Brandoni scrive al sindaco Goffredo Brandoni

giuliano brandoni

\"E\' difficile oramai dare un senso alle parole, anzi, c\'è una rottura ossimorica tra il vero e il detto. Ruspe che demoliscono un riparo, spianano un povero giaciglio e foto glorificano questa codarda ipocrisia che è quella degli stupidi che tra il dito e la luna, come sempre, guardano il dito\".

Qual è il decoro di una città civile? L\'accoglienza verso gli ultimi, l\'attenzione al disagio, la preoccupazione che tutti si sentano coinvolti nella comunità o le regole sciocche che escludono e non riescono a capire e nemmeno a risolvere i problemi? Piange il cuore a vedere quelle immagini messe in piazza per glorificare la propria stupida incapacità ad ascoltare le sofferenze e a faticare per alleviarle. Piange il cuore perché questa modalità sciupa ogni senso di civiltà, trasuda l\'egoismo della schizofrenia paurosa di chi pensa di proporre un modello di società dove gli ultimi non possono esistere e quindi vengono cacciati, irrisi, gettati fuori dalla comunità.



E\' la rupe Tarpea di Roma, l\'eugenetica di Sparta, madri di tutti i totalitarismi, che animano questo sciocco glorificarsi. E invece Falconara è città civile, è città della Tenda di Abramo, di un volontariato pieno di passioni. Credo, sindaco, che questa azione ti renda lontano dall\'essere Sindaco di tutti questi. Spesso hai assunto i toni del miles gloriosus di Plauto, e sia. Le ostentazioni muscolari da vigilante da spiaggia risultavano financo comiche e suscitavano il sorriso che la farsa a volte merita. Questa azione no. Questa, e più ancora la sua vantata ostentazione, suscitano ribrezzo. Ti scrivo, caro sindaco, anche per un fatto personale, perché, purtroppo, l\'anagrafe mi consegna il tuo stesso cognome.



Non posso vergognarmi delle tue vergogne ma se riuscissi con queste poche righe a regalarti un momento di riflessione ne sarei felice. Considerale, quindi, il mio regalo di Natale.


Falconara: Brandoni scrive al sindaco Goffredo Brandoni
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Falconara: Brandoni scrive al sindaco Goffredo Brandoni

\"E\' difficile oramai dare un senso alle parole, anzi, c\'è una rottura ossimorica tra il vero e il detto. Ruspe che demoliscono un riparo, spianano un povero giaciglio e foto glorificano questa codarda ipocrisia che è quella degli stupidi che tra il dito e la luna, come sempre, guardano il dito\".

Qual è il decoro di una città civile? L\'accoglienza verso gli ultimi, l\'attenzione al disagio, la preoccupazione che tutti si sentano coinvolti nella comunità o le regole sciocche che escludono e non riescono a capire e nemmeno a risolvere i problemi? Piange il cuore a vedere quelle immagini messe in piazza per glorificare la propria stupida incapacità ad ascoltare le sofferenze e a faticare per alleviarle. Piange il cuore perché questa modalità sciupa ogni senso di civiltà, trasuda l\'egoismo della schizofrenia paurosa di chi pensa di proporre un modello di società dove gli ultimi non possono esistere e quindi vengono cacciati, irrisi, gettati fuori dalla comunità.



E\' la rupe Tarpea di Roma, l\'eugenetica di Sparta, madri di tutti i totalitarismi, che animano questo sciocco glorificarsi. E invece Falconara è città civile, è città della Tenda di Abramo, di un volontariato pieno di passioni. Credo, sindaco, che questa azione ti renda lontano dall\'essere Sindaco di tutti questi. Spesso hai assunto i toni del miles gloriosus di Plauto, e sia. Le ostentazioni muscolari da vigilante da spiaggia risultavano financo comiche e suscitavano il sorriso che la farsa a volte merita. Questa azione no. Questa, e più ancora la sua vantata ostentazione, suscitano ribrezzo. Ti scrivo, caro sindaco, anche per un fatto personale, perché, purtroppo, l\'anagrafe mi consegna il tuo stesso cognome.



Non posso vergognarmi delle tue vergogne ma se riuscissi con queste poche righe a regalarti un momento di riflessione ne sarei felice. Considerale, quindi, il mio regalo di Natale.