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comunicato stampa

Falconara: sicurezza in raffineria, la prevenzione non è mai abbastanza

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La sicurezza interna della raffineria torna ad essere un problema fortemente vissuto anche all’esterno, tra la popolazione. Dopo la messa in opera delle prescrizioni del Comitato Tecnico Regionale Marche a seguito del grave incidente nel 1999 (già allora ricontrattate e ridotte e, per questo, contestate dai Comitati perfino in trasmissioni radiofoniche RAI!)), in questi anni i lavoratori dediti esclusivamente al controllo della sicurezza hanno fatto il possibile.

Nonostante l’impegno dei lavoratori e della Squadra Prevenzione Incendi, si sono verificati altri gravi incidenti rilevanti (bitume 8/9/2004 – olio atz 2/4/2007) e sversamenti di petrolio (luglio 2007) che hanno determinato vittime tra i lavoratori e danni a Falconara Marittima (chiusura della balneazione). Dunque, la Prevenzione non è mai abbastanza! Pertanto le recenti dichiarazioni della direzione di API raffineria sulle modifiche qualitative della Squadra Prevenzione Incendi si traducono in una di riduzione di fatto della efficienza della Squadra e, dunque, della sicurezza.

Tale prospettiva ci farebbe precipitare indietro di anni. Non possiamo fare a meno di dire che ci sentiremmo non solo meno sicuri, ma anche meno protetti dalle Autorità preposte alla sicurezza, in primo luogo dal Comitato Tecnico Regionale che, se controfirmasse tale piano, contraddirebbe se stesso nelle sue prescrizioni del 2000 e gli stessi principi di base della prevenzione sulla sicurezza che dovrebbero indirizzare il suo operato! Inoltre ci aspettiamo un segnale chiaro da Regione, Provincia e Comune di Falconara Marittima che con i loro rappresentanti nel CTR Marche devono difendere la sicurezza della popolazione e dei lavoratori!

Possiamo fidarci, da cittadini inermi, delle Autorità e delle Istituzioni? C’è un ultimo aspetto, emergente, che ci sta a cuore ma che è ignorato dalle riflessioni e dalle prese di posizione delle Istituzioni, delle OOSS e della dirigenza di API raffineria: considerata ormai l’indispensabile evoluzione e diversificazione delle fonti energetiche, come mai il polo industriale API, con le sue potenzialità infrastrutturali ed umane, continua a guardare solo alle fonti fossili (petrolio e metano) e non progetta un rilancio produttivo che abbia l’orizzonte delle energie rinnovabili? Perché API Nòva Energia innova ed investe nel resto d’Italia (fotovoltaico ed eolico) mentre condanna i lavoratori, i cittadini e il territorio falconarese ad una prospettiva condizionata dalla crisi e dai costi del petrolio e del metano?



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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 15-07-2010 alle 17:08 sul giornale del 16 luglio 2010 - 909 letture