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comunicato stampa

Don Lazzerini: 'Esiste una regalità, la nostra esperienza di esseri creati e liberi'

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Vangelo

Don Antonello Lazzerini commenta il Vangelo di domenica 21 novembre.

Vangelo Lc 23,35-43

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto". Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". Sopra di lui c’era anche una scritta: "Costui è il re dei Giudei».Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". L’altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". E disse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".

Cosa vuol dire essere Rè? A chi non piace l’idea di essere padrone di tutto, anche il più ingenuo degli uomini desidera essere padrone del bene e del male, per farne cosa poi? Non è importante! Eppure esiste una regalità, essa è insita nel fatto della creazione, anzi direi di più, è la nostra esperienza di esseri creati e liberi. In quanto tali noi desideriamo sempre il tutto. Ecco allora il grande scherno a Gesù, ma anche la grande verità su di Lui. Se lo schernivano sulla croce chiamandolo rè, essi dicevano in realtà ciò che Gesù è ; la vita per tutto. Uno lì, ha capito e lo ha riconosciuto, la tradizione lo ha chiamato Disma, è una proposta alla nostra estraneità.

Essere estranei alla vicenda di Gesù come Disma eppure riconoscere che non si può prendere in giro un innocente. E’ una posizione della ragione che ci permette di riconoscere la verità, è un uso pieno della ragione, quando si guarda con onestà se stessi e si riconosce con onestà quello che ci accade di fronte. Forse che Disma non volesse essere salvato! Al contrario sapeva di non poter salvarsi se non per la Presenza di Dio, proprio in considerazione dei suoi peccati. E’ per questa onestà della sua ragione che è stato salvato. Fossimo capaci di ragionare come Disma di fronte al nostro benessere.



Vangelo

Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-11-2010 alle 19:25 sul giornale del 20 novembre 2010 - 852 letture