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comunicato stampa

La Madonna del Piano e il bombardamento di Ancona dell’8 dicembre 1943

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Racconto di Massimo Cortese sul bombardamento di Ancona dell’8 dicembre 1943.

Accanto alla storia ufficiale, che è poi quella che leggiamo nei libri di scuola, ne esiste una minore, costituita dalle testimonianze di chi ha vissuto determinati avvenimenti. Ma se vengono a mancare i filmati, le fotografie e gli altri documenti scritti, la memoria di un determinato fatto finisce con la scomparsa dei testimoni, a meno che… A meno che qualcuno abbia pensato bene di immortalare qualcosa con una targa, una scritta, una lapide o qualcosa del genere. Al Piano, vicino alla casa dove abitavo prima di sposarmi, su due palazzi vi sono delle opere murarie che hanno sempre destato il mio interesse fin da bambino. Il debutto spetta alla targa che raffigura un ritratto di Giordano Bruno, indicato quale precursore e martire del libero pensiero.

Nella targa è stato scritto che un’opera analoga doveva già esserci da qualche parte, ma il fascismo l’aveva eliminata, per cui nel 1947, con il ritorno della democrazia, si è pensato di ripristinarla. Sono sempre rimasto colpito da questa immagine severa, scolpita nel marmo, e mi sono allarmato quando, qualche anno fa, improvvisamente l’opera è scomparsa, tanto che ho pensato: “Mamma mia, si son portati via pure Giordano Bruno, ma chi ha potuto fare una cosa del genere?” Poi, dopo qualche tempo, l’opera è tornata al suo posto: era stata semplicemente sottoposta a restauro, e mi sono subito tranquillizzato. A qualche metro di distanza, c’è una targa con le fotografie di cinque partigiani scomparsi nel corso della seconda guerra mondiale. Sulla targa è stata apposta, anche di recente, una corona d’alloro, di quelle con cui si è soliti commemorare determinati eventi in occasione delle festività civili. All’angolo dell’altro palazzo, c’è poi un archetto che contiene un dipinto raffigurante la Madonna con in braccio Gesù Bambino, che in origine doveva essere luminoso, come è testimoniato dai fili ancora ben visibili. Accanto all’immagine sacra, c’è una scritta in ferro, su cui hanno apposto le parole Ave Maria, e sul muro si legge Anno Mariano 12.12.1954.

A dire il vero, la scritta muraria ormai non si legge più, tanto è stata usurata dal tempo, ma per fortuna io l’avevo memorizzata subito. Ma, a differenza di Giordano Bruno, la cui opera ha avuto una sorta di lifting, e dei partigiani, che almeno una corona d’alloro ce l’hanno, sembra che nessuno s’interessi della Madonnina del Piano, che rimane sempre lì, con la scritta pressoché scomparsa. Che io sappia, nessuno l’ha mai ricordata o salutata, e neanche mia madre, che è la memoria storica vivente della famiglia, se la ricorda. Eppure, in quel 12 dicembre 1954, quando venne inaugurata, chissà che bella processione dovevano aver preparato, con la banda in testa, seguita dalle bambine vestite con l’abitino della Prima Comunione, dai maschietti e da tutti gli altri: ormai sembra tutto scomparso, come se parlassimo di secoli fa. Eppure, gli abitini della festa di quelle bambine mi riporta alla mente i vestitini sporchi del sangue dei tanti piccoli innocenti morti sotto il terribile bombardamento aereo che colpì Ancona il 1° novembre 1943. Anche quel giorno di Ognissanti doveva essere una gran festa, così come l’8 dicembre di quell’anno, nel quale si festeggiava la Madonna. Una targa presente nei locali che un tempo ospitavano il manicomio ci ricorda ciò che accadde quel giorno lontano. Dice infatti la targa: “Qui l’8 dicembre 1943 un bombardamento aereo causò la morte degli eminenti professori, degli assistenti medici, degli infermieri (tutti con nomi e titoli vari) e di trentadue poveri ricoverati”.

Da molti anni il manicomio non esiste più, e per qualche tempo quei locali hanno ospitato la Guardia medica, dove mi ero recato per farmi prescrivere una ricetta. Se oggi qualcuno fosse interessato a vedere la targa, essa si trova nella sede del Comando regionale del Corpo Forestale dello Stato. Ebbene, questi trentadue pazienti erano talmente poveri che, una volta morti, non si è sentita la necessità di ricordarne il nome, e pensare che il manicomio era nato per ospitarli, o forse serviva a difendersi da loro: resta inteso che quegli infelici non contavano proprio niente, al punto da essere identificati da un numero. Basta, basta, io queste ingiustizie non le sopporto più. Cara Madonnina del Piano, non mi sembra giusto che questi morti non li ricordi più nessuno. Forse, si vuole dire che quei disgraziati non erano persone come tutte le altre, quelle creature non sono state attese come chiunque viene al mondo? E anche se nessuno avesse trepidato per loro, non c’è forse stato lo stesso mistero che caratterizza la nascita di ciascun essere umano? Che diritto hanno gli uomini di cancellare le persone sfortunate dalla faccia della terra, alla stregua di esseri inferiori: non esiste forse la pietà anche per i più piccoli, gli ultimi, gli abbandonati? Chissà come saranno morti, quei poveretti: forse gridando, legati ad un letto con la camicia di forza!

Può darsi che qualcuno di loro abbia bestemmiato, ma tu, Madonnina mia, non ci fare caso, mica ci hanno fatto apposta, quelle parole sono venute così…O forse, e io credo che le cose siano andate esattamente così, una delle quattro suore appartenenti all’Ordine delle Figlie della Carità morte in quel bombardamento aereo, avrà pensato bene di riunirli in uno stanzone, e sono morti a quel modo, magari dicendo un’Ave Maria: chissà! Allora lancio una proposta provocatoria, che non è una protesta: fra qualche tempo sarà l’8 dicembre 2008, segno che sono ormai trascorsi sessantacinque anni esatti dal bombardamento. Perché le autorità civili e religiose non si riuniscono di nuovo per scoprire una targa che riporti i nomi di quelle sfortunate persone? Sarebbe un bel gesto di civiltà.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-11-2010 alle 12:26 sul giornale del 26 novembre 2010 - 5330 letture